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A dieta, anche digitale

A dieta, anche digitale

Liberarsi del superfluo, che sia peso fisico o dipendenza tecnologica, per essere più lucidi e stare meglio. O forse anche solo per fare spazio ed essere pronti ad accumulare altro
Ildegarda Ferraro

Diete

La tentazione è irresistibile. Vorrei sapere chi con l’arrivo dell’estate non pensi di provare a perdere qualche chilo. Anche quest’anno ho fatto il punto diete. Ho comprato un po’ di libri e mi sento di avere già fatto abbastanza. Vanno per la maggiore la dieta del supermetabolismo, che ti aiuta ad innescare un processo di consumo su cui nemmeno un adolescente in crescita può contare, e quella che accompagna a cinque giorni di alimentazione quasi normale due di semi digiuno. Continua ad avere i suoi adepti la dieta iperproteica, qualche esaltato predilige il digiuno completo. Tutte puntano a trarre in inganno il metabolismo e farlo reagire con le buone, rifilando cibi totalmente diversi in fasi predefinite, oppure con le cattive, ossia con la parziale o totale assenza di cibo.

Downshifting

Certo con l’estate si fa più forte il bisogno di un atterraggio morbido, il più delle volte irraggiungibile ma proprio per questo molto ambito. E l’idea di dieta diventa complessiva, nel senso di sostanziale riduzione di dosi di stress e affaticamento. È ormai un must quello di occuparsi di downshifting, di abbassare i toni e l’accelerazione. Le ipotesi più spinte guardano proprio al cambio sostanziale di vita a 360 gradi. E così accanto alla lista delle cose da fare comincia ad apparire quella di che cosa tagliare.
Ma c’è un vuoto nel ridurre la velocità. E la prova più complicata, il momento di massimo impegno resta come un tassello indelebile nella memoria. Non necessariamente con sapore negativo. Perché in fondo l’accelerazione è adrenalina, l’accumulo di superfluo riempie.

Dieta digitale

Quest’anno nel carrello degli acquisti, oltre ai libri delle diete più in voga, ho messo anche quelli sulla dieta digitale. Perché il quadro è ormai davvero pesante. Si parla di Infobesity. Federico Rampini su Repubblica ha fatto il punto, raccontando che siamo passati da 31 miliardi di mail nel 2006 a 183 miliardi nel 2013, da 11.500 ore al giorno i video caricati su You Tube mentre ora ne vengono caricati 144.000. la crescita è costante e esponenziale. La conclusione è che siamo travolti da un mare di informazione che non riusciamo a sostenere. E allora ecco la dieta digitale, che naturalmente è in genere sponsorizzata proprio dagli addicted. È il caso di Daniel Sieberg, di cui è il libro The Digital Diet: A four-step plan to break your tech addiction and regain balance in your life. Come si vede dal curriculum Sieberg sa bene di che cosa parla, visto che è senior marketing manager di Google e ha lavorato per una ricca lista di testate dove certamente l’essere costantemente connessi è un a priori. Una sua recente intervista può dare bene il quadro.
Il catalogo della dipendenza che traccia Sieberg è lungo. Include per esempio il caso che controlliate costantemente il cellulare anche se non dà segni di vita e siete impegnati in una conversazione, oppure che la mancanza di connessione vi renda ansiosi o ancora che capiti di trascorrere del tempo con amici o in famiglia e ognuno è assorbito dal tablet o dal cellulare. Il consiglio è di provare con brevi distacchi fino a raggiungere periodi più lunghi, come una settimana disconnessi.
E non è un fenomeno solo di oltre oceano. Ora certamente ci sono vari livelli di assuefazione, ma chi di noi riesce davvero a non guardare le mail mentre è in riunione o a non rispondere al telefono mentre è a casa con i figli? Giovanni Ziccardi ha scritto per Marsilio Entro 48 ore, il racconto del suo downshifting tecnologico.
Come ogni anno non perderò nemmeno 100 grammi, ma un minino percorso di autocoscienza sulla mia dipendenza digitale sento di volerlo e di poterlo fare. E così lascio il portatile sulla scrivania per l’incontro che ho in agenda. Ma non è tutto. La mancata connessione, per cui il mio palmare ormai per quattro giorni ha funzionato solo come telefono senza nessun on line per le mail, mi sembra un segno favorevole del destino. E invece di disperarmi provo a fare tesoro del percorso di autocoscienza. E faccio spazio per una prossima accelerazione tecnologica. E per un prossimo accumulo.
19 Giugno 2014

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