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Alibaba: così l'e-commerce è diventato una banca

Alibaba: così l'e-commerce è diventato una banca

Attesa per la quotazione (venerdì 19) del colosso cinese della vendita online. Che con AliPay ha cambiato le regole dell'e-payment e lancia una sfida frontale ...
Mattia Schieppati
C'è uno spettro che aleggia sul destino dell'e-payment. Anzi, più che uno spettro un vero e proprio cataclisma, che però essendo cresciuto al di là della Grande Muraglia ancora non è entrato stabilmente tra gli incubi dell'Occidente e delle sue sicurezze in materia di transazioni. Ma a breve - una manciata di mesi - diventerà una questione scottante. L'incubo (o l'opportunità, dipende come sempre da che parte si guardano le cose) ha il fisico minuto e gli occhi a fessura di Jack Ma, l'uomo più ricco della Cina, colui che nel 1999 ha lanciato Alibaba, un piccolo sito per aiutare le imprese a vendere i loro prodotti online. In meno di un decennio la creatura di Ma è diventato il colosso dell'e-commerce cinese che l'8 settembre ha lanciato la sfida diretta alla new economy occidentale avviando il suo collocamento sulla borsa di Wall Street.

Jack Ma, fondatore di Alibaba
Alcuni numeri, tanto per dare un'idea …

Alibaba nel 2013 ha venduto merci per un controvalore di 248 miliardi di dollari, consegnando solo in Cina 5 miliardi di pacchi (per fare un paragone, il transato merci di Amazon si "ferma" a 120 miliardi di dollari), e ha a oggi una platea di 500 milioni di clienti attivi (quelli di eBay, l'altro gigante del settore, sono 128 milioni). La cifra di collocamento in Borsa prevista dagli advisor per Alibaba è di 21 miliardi di dollari, ben 5 miliardi in più rispetto a quella che due anni fa era stata definita la quotazione del secolo, quella di Facebook (16 miliardi di dollari).
Ma se lo sbarco a livello mondiale di un gigante del commercio elettronico non può che essere una buona notizia per i consumatori (e gli investitori), l'elemento scottante e capace di cambiare i destini dei sistemi di pagamento è lo spin-off di Alibaba, AliPay, lanciato nel 2003 appunto per supportare tutto il processo di transazione dei beni veicolati dalla piattaforma in un mercato, come quello cinese, dove l'e-payment era sconosciuto, e la fiducia nella transazione online praticamente nulla. La lungimiranza di Jack Ma è dimostrata dal fatto che il "suo" AliPay non è nato contro o in alternativa ai circuiti bancari tradizionali, ma è stato messo a punto stringendo una partnership con la banca cinese Icbc, che a inizio anni 2000 aveva fiutato l'importanza dell'e-commerce, ma non aveva gli strumenti tecnici per entrare in quel mercato. Nasce così un matrimonio che ha dato grandi frutti.
Matrimonio che però, col tempo, ha visto prevalere il peso della creatura di Jack Ma, che ha via via internalizzato anche gli skill e le professionalità della banca, fino a trasformarsi in un colosso del credito e del pagamento indipendente e operante in autonomia rispetto al circuito bancario. Già nel 2009, con 200 milioni di utenti, AliPay è diventata la piattaforma di pagamento online più utilizzata al mondo. E gode di ottima vita propria anche al di là degli acquisti che gli utenti effettuano su Alibaba: oltre la metà dei pagamenti oggi effettuati su AliPay riguardano altre transazioni dato che AliPay dal 2008 offre anche servizi di credito e di finanziamento a imprese e a privati (credito massimo: un milione di yuan, pari a circa 125.000 euro, in un Paese dove il credito medio per famiglia è di 40 mila yuan).
«Se le banche non cambiano, saremo noi a cambiare loro», proclama Jack Ma, consapevole del fatto - come scrivono gli analisti di Bloomberg - che il sistema di big data in possesso del gruppo Alibaba rappresenta la più grande raccolta di informazioni sulle aziende, le abitudini d'acquisto degli utenti, le modalità di transazione e il sistema del credito. Dati chiave, che fanno il paio con l'ormai più che solida posizione finanziaria del Gruppo: Alibaba ha infatti lanciato un proprio fondo, Yu'E Bao, che con un patrimonio di oltre 90 miliardi di dollari è il fondo monetario più grande della Cina e il quarto a livello mondiale. Una combinazione di conoscenze e dimensioni che fa decisamente paura e che rappresenta una sfida importante e immediata per i circuiti tradizionali (la provocazione viene sottolineata anche da Forbes, in un articolo dal titolo Perché AliPay e PayPal distruggeranno le banche fisiche).

L'identikit del Gruppo

Alibaba è una holding che controlla Alibaba.com, Taobao, Tmall, eTao, Alibaba Cloud Computing, Juhuasuan, 1688.com, AliExpress.com e AliPay, attività che però è stata separata dalla società che va in quotazione. Si tratta di un gruppo di siti e piattaforme-market place, servizi finanziari e logistici a 360 gradi che ha come cuore i servizi legati all'e-commerce. Il principale azionista è la società di telecomunicazioni giapponese SoftBank, che detiene il 34,4% di Alibaba. Al secondo posto c’è la statunitense Yahoo con il 22,6%. Il fondatore Jack Ma ha l’8,9%. Tra gli altri azionisti c’è Josep C. Tsai, il più stretto collaboratore di Ma con il 3,6% dei titoli azionari di Alibaba.
La società si definisce come un mix tra Amazon ed eBay e ha come ambizione quella di offrire via web tutta una serie di servizi ulteriori, come fa Google; non è poi esclusa la via della diversificazione nei social media alla Facebook.
A fine 2013 il gruppo dava lavoro a 20.884 persone a tempo indeterminato, la maggior parte delle quali è basata in Cina. Oltre un terzo della forza lavoro di Alibaba sono ingegneri (7.306 persone), poi arrivano i venditori e gli addetti al marketing (5.189 persone), gli operatori del web (2.781), gli addetti al servizio alla clientela (2.241), i product manager e i designers (1.491) e gli altri dipendenti (1.876 persone ) tra amministrazione, logistica, sicurezza ... I partner della società sono 28 di cui 18, insieme a Jack Ma, provengono dal nucleo di fondatori che nel 1999 hanno creato l'azienda.
16 Settembre 2014

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