22 Luglio 2018 / 11:00
"Prendere consapevolezza dei costi nascosti del contante"

 
Pagamenti

“Prendere consapevolezza dei costi nascosti del contante”

di Flavio Padovan - 1 Novembre 2010
Intervista a Nicola Cordone, Vice Direttore Generale e Direttore Financial Institutions di SIA-SSB
L’uso del “denaro di plastica”, pur essendo in continua crescita, in Italia è ancora lontano dagli standard dei paesi europei. Quali ulteriori interventi dovrebbero attuare i principali attori (governo, banche, PA, aziende, ecc.) per favorire il passaggio dal contante alle carte di pagamento?
In Italia si ha un utilizzo del contante estremamente elevato, tanto da aver fatto diventare il nostro paese un caso di studio internazionale. Le ragioni della preferenza verso le banconote sono molte, in generale strettamente legate alla realtà italiana e alla sua cultura. Per iniziare a promuovere i pagamenti elettronici, occorre innanzitutto rendere evidenti i costi di gestione del cash che, anche se nascosti, sono rilevanti e pesano sull’intero sistema economico. Quando si esegue un prelievo dall’ATM, ad esempio, i consumatori non hanno una percezione di quanto sia costoso caricarlo di contante. Anche le aziende e i merchant, che accettano come strumento di pagamento il contante, sembrano avere poca consapevolezza di quanto sia impegnativo, e rischioso, versare ogni giorno grosse quantità di denaro in banca. Al contrario, per le carte, c’è una grande attenzione intorno alle commissioni pagate, perché è chiaro a tutti il loro valore rispetto al totale della transazione. L’uso del cash è inoltre tendenzialmente legato alla presenza di un’economia sommersa e un intervento legislativo a favore dell’utilizzo della moneta elettronica, anche per pagamenti di importo limitato, porterebbe quindi ad importanti benefici economici anche per lo Stato. La Pubblica Amministrazione sta già operando in questa direzione attraverso la progressiva “digitalizzazione” che prevede l’accettazione delle carte come strumenti di pagamento presso tutta la rete dei propri uffici e dei punti di accesso in modalità self-service. Nella direzione di ridurre l’utilizzo del contante le banche retail hanno cominciato a introdurre strumenti innovativi, come le nuove carte legate all’Iban, che hanno costi minori rispetto ai tradizionali conti correnti e che possono quindi contribuire all’aumento della penetrazione dei sistemi di pagamento elettronici.
Come è cambiato finora il mercato italiano delle carte e, più in generale, dei pagamenti elettronici dopo il recepimento della PSD e l'avanzamento del progetto SEPA? Quali sono i principali cambiamenti attesi e quando inizieranno a modificare realmente la domanda e l'offerta? Il progetto SEPA ha subito nel tempo accelerazioni e rallentamenti e, anche se lo stato attuale è caratterizzato da poca dinamicità, è comunque importante guardare avanti. Sebbene l’Italia si sia dimostrata uno dei paesi più ricettivi della UE per quanto riguarda i nuovi strumenti di pagamento SEPA, i consumatori hanno una percezione molto limitata dell’Area unica dei pagamenti in Euro. Si sta ancora parlando del terzo circuito continentale di carte, che potrebbe essere un aspetto immediatamente visibile agli occhi dei cittadini, ma non si sa se e quando si riuscirà a realizzarlo. Per questo è giusto esprimersi in termini di “cambiamenti attesi” piuttosto che di trasformazioni già compiute. La PSD ha portato sicuramente maggiore chiarezza e ha aperto il mercato alle Payment Institutions che, in prospettiva, aumenteranno la concorrenza e l’innovazione nel settore. Attualmente il loro impatto è ancora marginale, soprattutto in Italia, ma presto molte grandi società di altri settori, soprattutto del mondo della telefonia e della GDO, potrebbero decidere di puntare con forza anche sui pagamenti. Quante potrebbero essere? Se ne prevedono molte a livello europeo e avranno un impatto importante perché diversificheranno l’offerta e forniranno soluzioni di pagamento più verticali per rispondere alle nuove esigenze dei clienti finali.
Quale strategia ha attuato la sua azienda per competere nel nuovo scenario? Quali sono i servizi/prodotti/soluzioni di punta che proponete al mercato italiano?
Ci troviamo in una situazione fortunata, perché SIA-SSB è una società che nasce per offrire servizi di pagamento elettronici, un settore in continuo sviluppo e oggi ancora più rilevante grazie a SEPA e PSD. Abbiamo maturato nel corso degli anni elevate competenze e abbiamo costantemente investito nell’innovazione in tutti i segmenti. Questo bagaglio di know-how ci ha permesso, ad esempio, di lanciare – unici in Europa e in collaborazione con le banche - una piattaforma tecnologica integrata, Easy Box, sviluppata per abilitare i servizi ai nuovi soggetti - le istituzioni di pagamento - introdotti dalla PSD e soluzioni di Mobile Banking e Mobile payment.

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