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Antitrust: Google replica alle accuse Ue

Antitrust: Google replica alle accuse Ue

A pochi giorni dalla scadenza del procedimento, l'azienda di Mountain View risponde ai Commissari Ue dal proprio blog pubblico. Chiudendo a qualsiasi tipo di mediazione e appellandosi al "vantaggio" per gli utenti. Sono Amazon ed Ebay a dominare, spiega, e non certo Google Shopping …
Mattia Schieppati
“Migliorare la qualità non è anti-concorrenziale”. Chi si aspettava da Google una posizione conciliante nei confronti dell’Antitrust Ue e delle accuse rivolte di abuso di posizione dominante dovrà ricredersi. A tre giorni dal 30 agosto, scadenza del termine fissato dalla Commissione Europea a BigG per «discolparsi» (per un approfondimento sulle accuse mosse dalla Ue e sulle posizioni del Commissario Margrethe Vestager si veda qui), l’azienda sul suo blog ufficiale risponde in maniera aperta e pubblica con un post firmato da Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel, che non solo non si discolpa, ma anzi contrattacca.

Gli elementi della difesa

«Google si è sempre impegnata per migliorare i propri servizi, creando nuovi modi per fornire risposte migliori e mostrare annunci più utili», scrive Walker, dichiarando che la sua azienda ha sempre «preso seriamente le questioni sollevate nella comunicazione degli addebiti della Commissione europea, secondo cui le nostre innovazioni sarebbero anticoncorrenziali». Ma, dopo attenta analisi, ritiene «che tali affermazioni non siano corrette». Secondo Google, le accuse della Commissione sostengono che «mostrando gli annunci a pagamento dei commercianti, Google devii il traffico da altri servizi di shopping comparativo. Ma la comunicazione non supporta tale affermazione, non tiene in considerazione i significativi vantaggi per consumatori e inserzionisti e non indica una chiara base giuridica per collegare tali affermazioni alla soluzione proposta. La nostra risposta fornisce prove e dati che dimostrano l’infondatezza delle questioni sollevate nella comunicazione. Abbiamo utilizzato analisi di traffico per replicare alle affermazioni secondo cui i nostri annunci e i nostri risultati organici specializzati avrebbero leso la concorrenza impedendo agli aggregatori di shopping di arrivare ai consumatori. Dati economici rilevati su un arco temporale di oltre un decennio, ampia documentazione e dichiarazioni dei ricorrenti confermano che il settore della ricerca di prodotti online è altamente competitivo. Nella nostra risposta dimostriamo che la comunicazione non è corretta perché non considera l’impatto di servizi di shopping online come Amazon ed eBay, che si sono ritagliati una fetta di traffico molto più grossa rispetto agli annunci di Google Shopping», spiega, facendo riferimento al servizio di e-commerce proprietario di Google, un motore di ricerca verticale di annunci vendo/compro cui si accede dalla pagina generale Google, e che propone anche in testa alla ricerca generica dell’utente risultati targhettizati.
Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel di Google
Sono altri, insomma, i bersagli grossi cui Bruxelles deve rivolgersi se vuole davvero intervenire a livello di Antitrust, dice senza troppi giri di parole Google. Negli ultimi 10 anni, rende noto Google, il suo motore di ricerca ha indirizzato «oltre 20 miliardi di clic gratuiti verso gli aggregatori di shopping, nei paesi interessati dalla comunicazione della Commissione, con un aumento del 227% del traffico organico». In definitiva: «Google Shopping non è anticoncorrenziale. Al contrario, mostrare annunci basandosi sui dati strutturati forniti dai commercianti migliora chiaramente la qualità degli annunci e rende più semplice per i consumatori trovare ciò che stanno cercando. I dati degli utenti e degli inserzionisti confermano l’apprezzamento per questi formati. Non si tratta di “favorire”, ma di dare ai nostri clienti e inserzionisti ciò che trovano più utile». Se l’azienda “obbedisse” a quanto richiesto dalla Ue, finirebbe per «danneggiare la qualità e la pertinenza dei nostri risultati. Il nostro motore di ricerca è progettato per fornire i risultati più pertinenti e gli annunci più utili per ogni query. Utenti e inserzionisti beneficiano di questo servizio, quando funziona bene. E lo stesso vale per Google. È nel nostro interesse fornire risultati di alta qualità e annunci che conducano le persone a ciò che stanno cercando. Più pertinenti sono gli annunci, meglio collegano potenziali acquirenti a potenziali venditori, generando così più vantaggi per tutti».

Altra tegola dall'India ….

Porte chiuse alla mediazione e anzi un evidente rimbrotto ai tecnici di Bruxelles che – pare – non hanno capito come funzionerebbe Google e quali siano le funzioni che portano un vantaggio agli utenti. E ora? Mentre prosegue la diatriba a livello europeo (nel Vecchio Continente a pendere sulla testa dell’azienda di Mountain View è una megamulta da 6 miliardi di dollari), si apre per Google anche il fronte indiano: anche la Competition Commission of India starebbe – secondo prime indiscrezioni – aprendo una procedura sull’abuso di posizione dominante nei risultati delle ricerche (formali lamentele sono state inoltrate da una trentina di aziende impegnate sul web, tra queste Flipkart, Facebook e la divisione maps di Nokia), e anche in questo il rischio è di una multa da 1,4 miliardi di dollari, ovvero il 10% degli introiti annui dichiarati dall’azienda in India. Vedremo se, anche in questo caso, Google proverà a farsi giustizia a colpi di blog …
2 Settembre 2015

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