17 Luglio 2019 / 00:21
Banche e digitale, i 4 trend

 
Banca

Banche e digitale, i 4 trend

di Flavio Padovan - 13 Giugno 2019
Blockchain, Customer Experience, Cognitive e Core Banking: per le banche si chiude la stagione delle sperimentazioni per passare a quella della co-creazione in un ecosistema di innovazione. Eugenio Cervetto di IBM presenta i nuovi scenari tecnologici declinati al mondo finanziario, che saranno al centro del Think Summit di Milano …
Sei giornate per capire dove sta andando il futuro, anche per le banche. Dalla voce di esperti, certo, ma soprattutto dall'incontro e confronto tra idee, esperienze, emozioni, tecnologie. E coinvolgendo anche giovani e famiglie, oltre a professionisti e aziende. È questo Think Summit, l'evento che dal 21 al 26 giugno animerà il nuovo spazio che IBM ha regalato a Milano, gli Studios di piazza Gae Aulenti, che saranno inaugurati proprio con questa manifestazione. A pochi giorni giorni dal vernissage, abbiamo incontrato Eugenio Cervetto, executive partner financial services di IBM Global Business Services in Italia, per capire come le banche e il mondo finanziario si stanno reinventando sotto la spinta del digitale e come la nuova “città della tecnologia” possa essere d'aiuto a questo processo.
“Negli ultimi anni è molto cresciuta la consapevolezza del valore della tecnologie da parte delle banche italiane. Ora però – sottolinea Cervetto - è necessario che le iniziative innovative digitali salgano di livello e abbiano un impatto sistemico. Va chiusa la stagione delle esplorazioni, delle sperimentazioni, degli osservatori e si deve aprire quella della co-creazione in cui l'esperienza viene messa a fattore comune per rendere più rapidi i cicli di sviluppo dei prodotti. Un'evoluzione che richiede la collaborazione tra professionalità con background e provenienze diverse e tra aziende che operano in settori differenti. Gli IBM Studios nascono proprio per facilitare questa contaminazione tra sensibilità, culture e competenze anche apparentemente lontane e accelerare i processi di sviluppo digitale”.

Quali sono le tecnologie che avranno maggiore impatto sul modo di fare banca e che ne guideranno il cambiamento?

“Vedo quattro tendenze molto forti: innanzitutto il cognitive e l'intelligenza artificiale, che stanno spingendo non solo verso nuovi modelli di business, ma anche a un cambiamento del paradigma di cooperazione tra cliente e operatore finanziario. Poi c'è sicuramente il tema della customer experience e custumer interaction: l'utilizzo di tecnologie esponenziali e di strumenti che creano emozione intorno all'esperienza sta dando origine a meccanismi relazionali e a interazioni completamente differenti rispetto al passato. Altri trend molto marcati riguardano il rinnovamento e la semplificazione dei sistemi core e, infine, la diffusione della blockchain e della Dlt, che abilitano ecosistemi aperti di interazione tra attori della stessa filiera o di filiere attigue. Tutti temi che saranno affrontati al Think Summit, in particolare nelle giornate rivolte ad aziende e professionisti, quelle del 24, 25 e 26 giugno”.

Iniziamo dal cognitive: concretamente come lo possono utilizzare le banche?

“Ci sono tre categorie di use case legate al mondo bancario. La prima è il customer engagement, la necessità di creare una connessione intensa con il proprio cliente, in cui il cognitive può essere utilizzato per la profilazione, per la personalizzazione dell'offerta, per rendere più efficace la proposta commerciale con i recommendation engines. Ma ci sono anche applicazioni legate all'interazione, come chabot, agenti digitali, sistemi conversazionali, e quelle per segmenti specifici. Le soluzioni di robo-advisory per il wealth managment, ad esempio, stanno registrando una grande crescita. Una seconda area di utilizzo del cognitive è quella dell'automazione delle operation. Mi riferisco al mondo della robotic process automation, dell'automazione dei wokflow e delle azioni di riconciliazione. È un campo molto promettente per l'applicazione dell'intelligenza artificiale perché
consente vantaggi significativi in termini di efficienza, qualità del servizio percepito, tempi di processing, capacità di risposta in real time o near real time su una serie di filiere di servizi finanziari. La terza classe di use case, anche questa molto importante per il mercato bancario, è quella relativa alla compliance, non solo strettamente normativa, ma anche quella legata alla sicurezza cyber e alla capacità di migliorare i processi fraud detection, in particolare per i pagamenti real time”.

Passiamo alla customer experience e alla customer interaction: come cambierà per le banche?

“È un tema molto concreto. La banca deve offrire servizi a clienti che sono ormai abituati all'interazione digitale offerta dai grandi player big tech e deve farlo anche in modo da suscitare una reazione emozionale positiva. Oggi l'interazione con la banca, per quanto digitalmente molto ricca, ha ancora davanti a sé margini di crescita significativi. E dal mondo fintech arrivano spunti molto interessanti in termini di semplicità, immediatezza e vicinanza alle esigenze dei clienti che presenteremo al Think Summit nella giornata del 26 giugno”.

Come si presenta il rinnovamento dei sistemi di core banking?

“Non è semplice, perché si tratta di sistemi molto stratificati e complessi, che continuano a rappresentare un elemento di spesa importante e che rallentano il ciclo di rilascio di nuovi prodotti e servizi. Le banche in genere stanno portando avanti un rinnovamento molto selettivo e per fasi successive. La diffusione dell'open banking e di un approccio basato su Api sicuramente aiuterà a velocizzare il processo di innovazione. Nel nord Europa la strategia è stata sicuramente più aggressiva, forse aiutata dall'andamento congiunturale di quei mercati. Ma anche in Italia si sta facendo molto, agendo in particolare sulla leva architetturale e non più solo sul rifacimento dei grandi portafogli applicativi”.

La diffusione della blockchain nel mondo finanziario sta facendo passi avanti?

“Sì, rapidamente, ma in modo articolato. Per alcuni casi d'uso serviranno ancora 2-3 anni perché le potenzialità della blockchain vengano sfruttate appieno dal mercato, mentre in altre aree di applicazione ci sono già offerte commerciali. Mi riferisco ad esempio ai pagamenti, dove con World Wire, che coinvolge una settantina di end point bancari nel mondo, IBM è uno dei principali player. C'è grande fermento anche per i casi d'uso legati alla supply chain finance e al trade finance: WeTrade continua a crescere, ma sono molte le iniziative operative a livello di filiera, in particolare nei settori della logistica e dell'alimentare. Interessante anche lo sviluppo di soluzioni legate al tema del cosiddetto “Know Your Customer” (KYC) e quelle in ambito assicurativo. In quest'ultimo, in particolare, ci sono progetti concreti per l'area claims, per la riassicurazione di grandi eventi e, più in generale, per la realizzazione di un ecosistema aperto tra compagnie che, pur continuando a competere commercialmente, grazie all'utilizzo della blockchain possono condividere dati rilevanti ad esempio per la prevenzione delle frodi. In Italia ci sono interessanti progetti in produzione, come Spunta interbancaria, ma è necessario creare aggregazioni e favorire maggiormente la cooperazione in questo campo tra aziende, mondo bancario e altri player”.

L'interoperabilità tra le diverse tipologie di blockchain potrebbe favorire un'applicazione più veloce di questa tecnologia?

“Assolutamente sì, è un tema su cui IBM è molto impegnata e che sta supportando attivamente nell'ambito delle comunità open source a cui partecipa. L'obiettivo è riuscire a far dialogare blockchain diverse, permettendo così di utilizzare identità, eventi e informazioni anche su altre reti. Il futuro non sarà la vittoria di un protocollo sugli altri, ma l'interoperabilità e la specializzazione per classi di casi d'uso”.
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