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Banche, serve una strategia per l’Internet of Things

Banche, serve una strategia per l’Internet of Things

L’interconnessione sempre più spinta tra apparecchi – orologio, auto, frigorifero, ecc. – per servizi sempre più efficienti spinge le banche a una rapida rivoluzione. Dai sistemi di pagamento alla customer experience, ecco cosa “pretenderà” il cliente. Ma quali sono le 5 domande chiave?
Mattia Schieppati
Le più recenti analisi di scenario dicono che entro il 2020 saranno attivi nel mondo 25 miliardi di dispositivi connessi (dall’auto al braccialetto per la corsetta mattutina), qualcosa come 4-5 strumenti per ogni persona. Tata Consultancy Services (TCS), in una ricerca effettuata sulle banche (clicca qui) ha registrato che il budget dedicato alle attività legate all’IoT passerà dai 117,4 milioni di dollari dello scorso anno a 153,5 milioni entro il 2018. Il segnale che qualcosa di importante si sta muovendo, anche se non tutte le aziende bancarie e finanziarie hanno già fiutato questa opportunità e sono salite a bordo del business del futuro.
Secondo una survey di IDC - International Data Corporation, il 43% dei decision maker bancari ha già familiarità con la realtà e gli strumenti dell’IoT e il 58,4% di loro considera l’IoT strategico per la crescita del proprio business. Un divario tipico di un momento di passaggio, che va al più presto colmato.
Secondo Jim Marous, IoT e mobile strategy rappresentano un'opportunità per le banche
Parte da questi dati, e dall’osservazione di quanto le banche siano «interconnesse» con gli sviluppi delle tecnologie digitali, l’approfondita e documentata riflessione di Jim Marous, direttore del sito specializzato The Financial Brand, che traccia i confini delle possibilità che il grande mondo dell’Internet of Things apre alle banche, sia dal punto di vista dei servizi al cliente sia per quanto riguarda gli aspetti interni di organizzazione e di processo (leggi qui).

5 tecnologie impattanti

«Le nuove tecnologie, i digital device e il tamburo battente dell’innovazione stanno impattando in maniera determinante i modelli operativi delle banche e sta modificando l’ecosistema bancario e finanziario. Gli elementi principali di questo cambiamento in atto sono:
  • il cloud computing
  • le big data analysis
  • l’intelligenza artificiale e il machine learning
  • la blockchain
  • l’Internet of Things.
Elementi che non possono essere considerati, da chi è preposto alle strategie di sviluppo di una banca, in maniera separata, perché sono tutti aspetti strettamente interconnessi», spiega Marous. «In particolare, il mondo dell’IoT è costituito da sensori connessi a Internet che possono essere inseriti in device di diverso tipo, in grado di raccogliere dati e condividerli attraverso la rete con persone, applicazioni o altri device», continua. «La capacità di raccogliere, filtrare e analizzare questi dati è già alla base dello sviluppo di molti rami di business: si tratta solo di capire se le banche – attraverso le quali passa la maggior parte dei servizi finanziari, delle transazioni e dei pagamenti – vogliono giocare un ruolo guida in questo grande mercato o vogliono lasciare ad altri, ai diversi newcomers che vengono dall’ambito tecnologico, questa opportunità».

I vantaggi di una IoT strategy

Secondo Marous, l’IoT e la mobile technology rappresentano un’opportunità per le banche nei seguenti aspetti:
  • rafforzare e migliorare la customer experience
  • anticipare scenari legati alla gestione del rischio
  • aumentare la rapidità di accesso al mercato
  • rafforzare il coinvolgimento dei clienti
  • ridurre i costi operativi
  • aumentare i ricavi.

Con chi bisogna fare i conti

L’immensa massa di dati che ogni giorno la platea di device registra e trasmette viene conservata e processata da una manciata di soggetti tecnologici che costituiscono, oggi, gli snodi attraverso i quali passa – e passerà nel prossimo futuro – qualsiasi ragionamento relativo ai big data e alla loro analisi, indipendentemente dal soggetto o dal segmento di mercato che di tali dati vorrà fare uso.
Questi “super player” che hanno in pratica concentrato un potere enorme sono: Amazon Web Services, IBM’s Watson, Microsoft Azure, Oracle Integrated Cloud, Cisco IoT Cloud Connect, Salesforce IoT Cloud. Imparare a conoscerli significa cominciare a familiarizzare con i soggetti con cui l’industry bancaria – come tutti gli altri segmenti – dovrà necessariamente interfacciarsi.

Le banche sullo “snodo” dei pagamenti

Gran parte dell’attenzione e delle notizie relative a questo settore oggi ruota intorno allo sviluppo e all'applicazione di piattaforme e device di "prima generazione". Ma già diversi big tecnologici (Google, Apple, Amazon e Samsung) stanno sviluppando device indossabili e a comando vocale che subentreranno presto alzando il livello del settore .
Alla base di tutte queste iniziative è la raccolta, l’analisi e l’applicazione alle strategie di business dei dati, con la finalità di semplificare la vita dell’utente dandogli servizi aggiuntivi che lo “ingaggino” maggiormente rispetto alle sue reali necessità. «Un esempio vincente?», osserva Marous, «è Uber, che ha combinato geolocalizzazione, analisi dei costi e delle richieste, sistemi integrati e “invisibili” di pagamento, fornendo un servizio di massima praticità e minimo sforzo agli utenti».
È chiaro che le banche sono chiamate a giocare, in questa partita, un ruolo chiave: gran parte delle innovazioni rese possibili dall’IoT riguardano servizi che prevedono una tipologia di pagamento o di transazione. Quanto e come questo snodo fondamentale passerà dalle banche piuttosto che da altri soggetti nuovi del mondo FinTech dipende dalle banche stesse deciderlo (vai allo Speciale “Salone dei Pagamenti 2016” di Bancaforte, con un'ampia proposta di articoli sui pagamenti innovativi, leggi in particolare l'intervista a Marous).

Qualcosa si muove

«Anche se non si è ancora guadagnato le prime pagine dei giornali», sottolinea Marous, «il mondo bancario su questo fronte si sta muovendo con intelligenza. Il 64,5% delle banche, a livello mondiale, sta cominciando a monitorare i propri clienti attraverso app su smartphone e altri dispositivi mobili; il 31,6% utilizza sistemi di IoT per monitorare le attività all’interno delle filiali, il 21,1% usa sensori digitali per raccogliere dati relativi a specifici prodotti. «Le integrazioni degli invisible payments nella piattaforma Uber, ma anche nei “supermercati senza cassa” di Amazon Go, nell’automotive con i sistemi di Amazon Echo o nella domotica con i nuovi Samsung Family Hub Refrigerators rappresentano interessanti esperimenti messi in campo dalle banche e destinati a portare lontano».

I must per le banche: sicurezza e privacy

La possibilità di trarre vantaggio dalle grandi opportunità dell’IoT deve essere considerata dalle banche senza superare quel confine costituito dai valori della sicurezza e della privacy, che costituiscono la più forte credenziale del sistema bancario nei confronti dei propri clienti», dice Marous. Ovvero, la banca magari non sarà innovativa e tecnologicamente all’avanguardia, ma per i consumatori rappresenta ancora un bastione e una garanzia dal punto di vista della sicurezza dei dati che raccoglie e conserva. La grande rincorsa ai big data e al loro utilizzo non deve andare oltre questo imprinting di fondo. Meglio un attimo in più di prudenza nell’innovazione, che bruciare per troppa fretta o per troppa gola questo patrimonio di fiducia guadagnato in secoli di meticolosa attività.

Domande per il presente

«La rapida espansione dell’IoT dà alle banche l’opportunità di facilitare i sistemi di pagamento “tra oggetti”, anche bypassando lo snodo oggi obbligato e più diffuso degli smartphone. Visa e MasterCard stanno già lavorando a fondo in questa prospettiva». Secondo Marous, quando un’azienda bancaria vuole cominciare a definire la propria strategia di business legata all’IoT, ci sono alcune domande discriminanti che devono valere come filo conduttore del lavoro, e sono, in generale, la traccia per disegnare lo scenario dell’immediato futuro. Eccole:
  • Quali segmenti devono avere la priorità? Dove si possono generare ricavi e profitti?
  • Qual è il valore aggiunto che l’IoT può offrire ai miei clienti?
  • Quali servizi dell’IoT devono essere forniti direttamente dalla banca e quali invece possono essere demandati ai partner tecnologici?
  • Quali professionalità e skill sono necessari per poter fornire questi servizi? Quali le priorità di investimento nell’implementazione di questi skill?
  • Quali sono i rischi di non fare nulla?
Del resto «avere un piano strategico è necessario, per guidare il cambiamento anziché subirlo. Nei prossimi 3/5 anni, infatti, la quotidianità dei consumatori sarà già immersa in un sistema sempre più interconnesso di oggetti intelligenti – smart home, automobili e mobilità connessa, invisible payment sul modello Amazon Go – e riterranno scontato che anche la loro banca, così come la loro automobile e il frigorifero di casa, sia all’interno di questa rete di servizi».
Sul tema banche e IoT si veda anche il recente white paper di Auriga, «The Internet of Things in the world of banking: potential or reality?», scaricabile qui .
31 Gennaio 2017

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