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Banda stretta, i trucchi di FB e Google

Banda stretta, i trucchi di FB e Google

Da un lato contenuti sempre più evoluti, dall'altro i ritardi delle Telco nel garantire la banda ultralarga. Così i big del digitale corrono ai ripari: Facebook sta adeguando i formati pubblicitari alla connessione lenta e Google punta sui palloni aerostatici per mandare i giga dal cielo. E in Italia cosa succede?
Mattia Schieppati
L'equilibrio, da sempre precario, tra chi nel mondo del digitale sulla rete fa viaggiare cose e chi la rete la fornisce agli utenti è ormai giunto al punto limite. Ovvero, i servizi e i contenuti sempre più evoluti e "pesanti" sviluppati dagli over the top (Google, Facebook, ma anche realtà come Netflix con il suo catalogo di film e serie in streaming ...) e l'affollamento di utenti che fruiscono sempre più di questi contenuti soprattutto in mobilità, cominciano inesorabilmente a scontrarsi con la limitatezza del canale sul quale viaggiano, e cioè la banda. Larga (tecnicamente, da 2 megabit per secondo - Mbps), ultralarga (da 30 Mbps), ora anche ultralargissima (o Nga, New Generation Access, da 100 Mbps), eppure pare mai sufficiente.
E, soprattutto, standard di potenza che variano in maniera importante da città a città all'interno dello stesso Paese e che presentano variabili inconciliabili spesso da Paese a Paese. Un vero e grande problema per colossi abituati a ragionare a livello globale e a proporre servizi e contenuti uniformi a Los Angeles come alle isole Comore.

Più contenuti, più banda

Il tema dello sviluppo e dell'evoluzione dei contenuti che non può più procedere senza tener conto dell'effettiva disponibilità di banda di trasmissione, e quindi della reale fruibilità dei contenuti stessi, sta al centro dei pensieri di tutti i big che stanno colonizzando il mondo del web. E a fronte di una manifesta debolezza degli operatori telefonici "tradizionali", deputati in tutto il mondo a fornire le infrastrutture di trasmissione ma in difficoltà oggettiva nel garantire spettri di banda sempre più elevati e coperture sempre più globali, cominciano a muoversi in proprio anche alcune delle grandi aziende del digital, in maniera piuttosto innovativa. Due i casi che hanno fatto notizia nel corso della settimana - due esperienze diversissime ma comunicate più o meno in contemporanea, quasi che sotto sotto ci fosse una tacita ma agguerrita guerra di posizione. Uno riguarda Facebook, l'altro Google. In entrambi i casi è la dimostrazione che l'intenzione di queste due aziende sia quella di conquistare il mondo, senza fermarsi di fronte a difficoltà oggettive che parrebbero insormontabili.

Facebook viaggia lento

Gli uomini di Mark Zuckerberg hanno fatto un ragionamento lucido: un miliardo di utenti è già stato acquisito, ma si tratta degli utenti più "facili", quelli che vivono nelle aree più tecnologicamente infrastrutturate del globo, Stati Uniti ed Europa in primis. Ma il prossimo miliardo di nuovi utenti di Internet accederà per la prima volta alla Rete da un telefonino. E lo farà da Paesi dove le infrastrutture di connessione sono ancora molto fragili e limitate, e dove lo standard massimo cui si uò aspirare è - e sarà ancora per qualche anno - il 2G. Che fare dunque? Ecco che per conquistare questa enorme massa di potenziali utenti - e i business pubblicitari che in questi Paesi hanno davanti anni e anni di segno più – Facebook ha introdotto Slideshow, un nuovo formato pubblicitario pensato proprio per le aree dove la velocità della rete non è a livelli ottimali, e persino caricare una semplice pagina web richiede diversi minuti. Da oggi tutti gli inserzionisti potranno creare un microvideo di massimo 15 secondi partendo semplicemente da una serie di immagini: basta scegliere le foto che si desidera avere nel proprio spot e al resto penserà Facebook, dando vita a un piccolo filmato con tanto di transizioni tra una schermata e l’altra. Slideshow sarà visibile su qualsiasi tipo di dispositivo e presto permetterà di aggiungere anche testi e musiche di sottofondo, il tutto senza costi aggiuntivi.
«Siamo al lavoro per capire chi saranno gli utenti Facebook del futuro», ha dichiarato Chris Cox, Chief Product Officer, «e il nostro obiettivo è ottimizzare l’esperienza di Facebook per fare in modo che funzioni in maniera soddisfacente anche dove la velocità della rete non è ottimale. Ma dobbiamo affrontare anche delle sfide culturali: gran parte di quel miliardo di nuovi utenti accederà a Internet per la prima volta e non possiamo dare per scontato che tutti sappiano cosa sia una password, ad esempio. Faremo in modo che Facebook sia davvero accessibile a chiunque». Per esempio, sfruttando l'intelligenza degli algoritmi affinché si regolino a seconda della banda disponibile all'utente. «Abbiamo ottimizzato la nostra app per farla funzionare al meglio su qualsiasi dispositivo», spiegano da Menlo Park – Paolo Alto, sede di Facebook, «ora siamo in grado di capire quanto è veloce la connessione di un utente, e di ottimizzare il caricamento dei contenuti, dando priorità a quelli che sono presenti in quel momento sullo schermo».Ma, al di là di quello che può fare la tecnica, rendersi accessibili deve diventare un fatto di mentalità diffusa. Per questo, per sensibilizzare i propri dipendenti e fargli capire cosa significhi vivere in aree dove Internet è così lento, Facebook ha introdotto i 2G Tuesdays: ogni giovedì tutti i dipendenti dell'azienda utilizzeranno l’app di Facebook a velocità ridotta, come se avessero a disposizione una banda di massimo 2 Mbps, in modo da imparare a fare i conti con le difficoltà che vive chi ha accesso solo in questo modo al social network. E sforzarsi di aggirare , con qualche geniale trovata, questo limite oggettivo.

Google manda i Giga dal cielo

È allo studio invece già da quasi un biennio, e ha trovato ora la sua prima applicazione pratica in maniera così estesa, il progetto "Project Loon" di Google, la tecnologia per portare la connessione Internet anche nelle aree più remote della terra attraverso palloni aerostatici che fungono da antenne trasmettitrici. Prima prova sul campo, quella che l'azienda metterà in atto in Indonesia. È stato siglato infatti la scorsa settimana l'accordo tra il gigante di Mountain View e i tre principali operatori telefonici del Paese per mettere in funzione i palloni trasmettitori a partire dal prossimo anno. L’obiettivo è fornire dal cielo connessioni veloci, 4G, a oltre 100 milioni di indonesiani, in uno Stato composto da 17.507 isole in cui è difficile portare una copertura Internet da terra. In Indonesia oggi solo una persona su tre è collegata a Internet e spesso può contare solo su connessioni lente, ha detto il vicepresidente di Project Loon, Mike Cassidy. I palloni aerostatici funzionano come ripetitori di telefonia mobile «galleggianti» nella stratosfera, a un’altitudine di 20 km, il doppio di quella degli aerei, da cui inviano la connessione a terra. Il primo test del progetto è avvenuto nel giugno 2013 in Nuova Zelanda con il lancio di trenta palloni aerostatici. Obiettivo dichiarato è creare «anelli» di palloni nell’emisfero Sud, portando a chi ora è tagliato fuori da Internet connessioni veloci ed economiche.

Italia, connessione a macchia di leopardo

Secondo i dati dell'Unione europea, in Italia la banda larga fissa garantisce una copertura al 99,1% delle famiglie, ma soltanto il 51,1% di queste ha un abbonamento che prevede di poter sfruttare questo tipo di potenza (in Europa la media di abbonati a servizi di banda larga è del 70%). Un mercato, quello italiano, più interessato a investire sulle connessioni potenti legate al mobile. La copertura del 3G sul Paese è pressoché totale, e gli utenti effettivi sono il 71%; la copertura 4G era del 77% a fine 2014, mentre oggi dovrebbe essere arrivata intorno all'85-90% del territorio.La strategia del governo per arrivare a una copertura completa di banda ultralarga entro il 2020 prevede un investimento di 12 miliardi di euro, di cui 5 provenienti dal settore privato e 7 dal pubblico (2,1 miliardi da fondi europei, 4,9 dal Fondo sviluppo e coesione).
17 Novembre 2015

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