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Bassilichi punta sull’estero. Ma intanto a Siena…

Bassilichi punta sull’estero. Ma intanto a Siena…

L’acquisizione della serba Asoft4Solutions apre un nuovo capitolo nelle strategie della società, che vuole espandersi fuori dall’Italia. Ma MPS sta per scegliere il partner per le attività di back office, un’operazione che potrebbe mutare lo scenario del settore. Leonardo Bassilichi spiega come sta cambiando il gruppo, l’evoluzione dei rapporti con Rocca Salimbeni, gli investimenti nella monetica e il passo indietro nella sicurezza. Che però…
Flavio Padovan
In Serbia e in Africa, poi in Spagna e in Francia. Ma con un occhio sempre a Siena, dove stanno per passare di mano le attività di back office di MPS, un business da 90 milioni di euro che coinvolge circa 1100 dipendenti e apre nuovi scenari in Italia. Procede su binari paralleli il futuro di Bassilichi da quando, circa un anno fa, i due fratelli Marco e Leonardo, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato del gruppo che porta il loro nome, hanno deciso di dare una svolta all’azienda pilotandola verso uno sviluppo che fosse indipendente dalle attività del Monte dei Paschi. Una scelta coraggiosa che si è concretizzata in un piano industriale centrato su back office, monetica e ricerca di nuovi mercati oltre confine. Tassello dopo tassello questa strategia sta diventando realtà, come dimostra la recente acquisizione dell’80% di Asoft4Solutions, società serba specializzata nella vendita, installazione e manutenzione in total outsourcing di POS, ATM e chioschi self service. Ma, nel frattempo, a Siena qualcosa è cambiato e Bassilichi è tornata ad essere tra i pretendenti più accreditati per l’acquisto del ramo di azienda messo in vendita dalla banca. Abbiamo incontrato Leonardo Bassilichi per fare il punto sull’evoluzione del gruppo, partendo proprio dall’ultima operazione portata a termine a fine luglio.

Con l’acquisizione di Asoft4Solutions, ora Bassilichi Central Eastern Europe, il nuovo piano industriale sta finalmente decollando anche riguardo l’espansione fuori dall’Italia. Quanto contano i mercati esteri nella vostra strategia?

In prospettiva, se le condizioni del mercato lo consentiranno, puntiamo ad ottenere il 40% dei nostri ricavi all’estero. L’acquisizione in Serbia è ovviamente un primo passo, ma è molto importante perché ci permette di affacciarci in mercati a forte crescita come quelli di Bosnia Erzegovina, Macedonia, Albania e Montenegro. E anche oltre, in Polonia, Turchia, Russia, fino ai molti Paesi dell’Africa che per ragioni religiose hanno rapporti stretti con i Balcani. Ad esempio, grazie proprio alla nostra società a Belgrado, siamo riusciti a concludere contratti interessanti in Nigeria: nelle filiali di Skye Bank, la principale banca nazionale, così come all’aeroporto di Lagos, ora sono in funzione i chioschi self service multifunzionali che produciamo a Colle Val d’Elsa. Quindi la vostra non è una delocalizzazione? Assolutamente no. In Serbia esporteremo competenze, tecnologie e una piattaforma evoluta di monetica, continuando ad erogare dall’Italia la maggioranza dei servizi, che mettiamo a disposizione degli operatori bancari e della aziende attive sia nell’area balcanica sia negli altri Paesi collegati. Bassilichi CEE è ora una realtà piccola, ma con il nostro apporto contiamo di farla crescere rapidamente. Siamo certi di poter moltiplicare per dieci l’attuale fatturato in breve tempo. Ma, al di là di questo, prevediamo molte ricadute positive da questa operazione. Il rapporto privilegiato che puntiamo ad avere con le banche italiane presenti in quell’area, tra cui UniCredit, ci permetterà ad esempio di ottenere maggiore visibilità a livello europeo e favorirà il nostro sviluppo anche in altri Paesi. Inoltre, agendo fuori dai confini nazionali, possiamo offrire subito i nostri servizi applicativi e funzionali SEPA compliant a una platea molto ampia, senza il bisogno di nessuna modifica per renderli conformi agli standard previsti in Italia dal Consorzio Bancomat. Anche questo sarà un test molto interessante per noi.

Opererete da soli?

Abbiamo voluto che il nostro partner locale restasse sia a livello azionario, con il 20% del capitale sociale, sia a livello manageriale, perché pensiamo che la sua conoscenza del mercato e la rete di relazioni imprenditoriali possano favorire e accelerare lo sviluppo. Nemanja Paunovic, fondatore e ceo dell’ex Asoft4Solutions, sarà uno dei direttori, insieme a Danilo Rivalta, entrato da poco tempo in Bassilichi proprio per sviluppare il mercato estero e regista dell’operazione. Marco Bassilichi sarà Presidente del Comitato di Sorveglianza.

Avete in previsione di sbarcare a breve in altri Paesi?

L’internazionalizzazione è uno dei driver individuati per crescere e quindi stiamo lavorando per concludere altre operazioni. Le prossime saranno in Spagna e in Francia, dove vorremmo costituire società controllate da Bassilichi, ma con la presenza di importanti gruppi bancari. Se da una parte state puntando sull’estero, a Siena siete in lizza per aggiudicarvi il back office del Monte dei Paschi.

Dopo i contrasti iniziali, è cambiato l’atteggiamento del nuovo management della banca nei vostri confronti?

Non ci sono stati contrasti, ma un confronto aperto sui rispettivi progetti di sviluppo che ci ha spinto a proseguire senza condizionamenti, riprendendo in mano il gruppo per guidarlo verso un futuro indipendente e autonomo. Penso che sia stata proprio questa nostra scelta, che portiamo avanti con determinazione, a convincerli che eravamo diversi dall’idea che si erano fatti di noi, figlia di una storia che non ci apparteneva. Dopo aver intrapreso un percorso industriale sulla base di un piano quinquennale, ora abbiamo presentato la nostra offerta per le attività di back office che la banca vuole esternalizzare, un business per il quale sono scesi in campo anche i nostri maggiori competitor, italiani e stranieri. Rispetto al passato ci possiamo permettere di attendere la decisione del Monte con serenità perché, come dimostra l’acquisizione in Serbia, abbiamo un piano industriale per crescere anche lontani da Siena. Ciò non toglie che vogliamo vincere e per questo abbiamo presentato un progetto serio e innovativo che risponde alle richieste della banca.

Il prolungarsi della gara per il back office MPS vi ha però bloccato sotto l’aspetto societario, impedendo l’entrata annunciata di un fondo estero nel capitale

E’ un’operazione solo sospesa, che si farà qualunque sia l’esito finale della gara. Ovviamente è necessario attendere perché, in un caso o nell’altro, il gruppo Bassilichi cambierà volto e non sono possibili interventi sul capitale in questa situazione di incertezza. Penso che il Monte dei Paschi ufficializzerà la sua scelta entro agosto, e quindi a breve tutto si sbloccherà. Però, ribadisco, il futuro della nostra società è oggi indipendente dal Monte, pur se in armonia con la banca, e continueremo a portare avanti i nostri progetti come previsto dal piano industriale.
Breaking news
Bassilichi-Accenture a un passo dal back office Mps
Trattative in esclusiva per le due società che hanno presentato un’offerta congiunta per le attività di back office della banca
Flavio Padovan
E’ quasi fatta per la vendita delle attività di back office del Monte dei Paschi di Siena. Se non ci saranno colpi di scena dell’ultimo minuto, ad aggiudicarsi uno dei business più interessanti in palio sul mercato italiano saranno, insieme, Bassilichi ed Accenture. Le due società sono state infatti individuate dal Cda della banca come “joint bidders con i quali continuare la negoziazione in esclusiva”.
A rivelare il nome dei probabili vincitori di una gara a cui hanno partecipato i maggiori operatori del settore è stato Bernardo Mingrone, Cfo di Mps, nel corso della conference call di presentazione dei risultati semestrali di Rocca Salimbeni. L’operazione, infatti, ha significative ricadute sul bilancio della banca e rappresenta uno dei passi previsti nel piano di ristrutturazione presentato alle autorità europee. Nel suo complesso, l’esternalizzazione del back office coinvolge circa 1.100 dipendenti, “in linea con quanto annunciato al mercato e discusso con i sindacati”, ha precisato Mingrone. Leggi tutto l'articolo
19 Agosto 2013

Crescerete per linee esterne anche in Italia?

Pensiamo che oggi in Italia ci sia spazio per delle aggregazioni nel back office e nella monetica, ma dietro ogni operazione ci deve essere un disegno industriale coerente e sostenibile. Le idee non ci mancano e stiamo confrontando la nostra visione con quella di alcune realtà che vediamo come complementari. Si tratta ancora di ipotesi tutte da verificare e quindi non credo ci saranno novità in questo senso entro la fine dell’anno.

Nel nuovo piano industriale non c’è più spazio per la sicurezza?

Al momento il gruppo è concentrato a sviluppare le aree della monetica e del back office, che sono diventate le nostre priorità. Il passo indietro che abbiamo fatto nella sicurezza è figlio di un paradosso: non riusciamo ad ottenere un adeguato riconoscimento del nostro ruolo e delle attività che svolgiamo, nonostante le novità che abbiamo apportato al settore siano apprezzate dalle banche. Mi riferisco alla creazione di un framework orizzontale che ricompone la frammentarietà dei vari singoli servizi consentendo di ottenere efficienza e concreti risparmi, ad esempio in tema di giacenze. Le proteste che abbiamo ricevuto quando abbiamo manifestato la volontà di farci da parte e non essere più il loro unico interlocutore dimostrano che il salto culturale che abbiamo contributo a realizzare è stato ormai acquisito e che non si può più tornare indietro. Con il nuovo piano industriale abbiamo fatto scelte precise e intendiamo rispettarle. Però, se lo scenario cambiasse, saremmo pronti a tornare in campo: abbiamo esperienza, competenze e tecnologie per cogliere tutte le opportunità che si dovessero presentare anche in questo settore.
5 Agosto 2013

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