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Bassilichi, un futuro indipendente

Bassilichi, un futuro indipendente

Si apre un nuovo corso per il gruppo toscano che ridisegna il proprio perimetro di attività puntando sulla monetica e il back office evoluto. Leonardo Bassilichi spiega a Bancaforte le strategie contenute nel nuovo piano industriale 2013-2017
Flavio Padovan
E’ un momento cruciale per Bassilichi, tra i principali operatori italiani nel business process outsourcing. La ristrutturazione in atto al Monte dei Paschi di Siena, azionista storico e principale cliente di Bassilichi, ha accelerato il varo di un nuovo piano industriale che farà cambiare pelle alla società. Nell’agenda del gruppo fiorentino ci sono il riposizionamento strategico in settori a maggiore valore aggiunto, l’entrata di un fondo di private equity e il rafforzamento del capitale necessario per affrontare le nuove sfide. Una trasformazione radicale, l’ennesima della storia di Bassilichi, che l’azienda ha deciso di affrontare ora che, forte di 12 bilanci consecutivi in crescita, può decidere la propria strategia autonomamente. Ne abbiamo parlato con l’Amministratore Delegato, Leonardo Bassilichi .

Considerando le quote dirette e indirette, MPS è il vostro primo azionista, ma soprattutto il cliente finora centrale del vostro business. Quali sono le ricadute su Bassilichi dei profondi cambiamenti che sta vivendo Rocca Salimbeni?

Innanzitutto voglio fare i complimenti al management del Monte dei Paschi per l’importante opera di rinnovamento che sta portando avanti. E’ la prima banca che ha intrapreso con decisione la via della ridefinizione del proprio business nel new deal che vive il settore. Ovviamente la loro ristrutturazione impatta sull’intera filiera, ma questo è inevitabile, rientra nel fare impresa e non ci si può appellare a sentimentalismi e territorialismi. Anche Bassilichi ha iniziato un percorso industriale indipendente, ridisegnando le proprie strategie, e se le due strade saranno compatibili e complementari, saremo felici di collaborare.

Fino a poche settimane qualcuno parlava di Bassilichi come possibile polo aggregante delle attività e delle struttura del Consorzio Operativo MPS che Profumo e Viola vogliono esternalizzare. La situazione è cambiata?

Il tempo è una variabile determinante in queste operazioni. Nel portare avanti il suo progetto, il Monte sta perseguendo i propri obiettivi e affrontando problemi complessi. Bassilichi ha il dovere di progettare il proprio futuro: è impegnata a delineare le proprie strategie e a riposizionare i confini delle proprie attività e deve farlo ora, quando ancora può essere artefice del proprio destino.

Un passaggio importante è l’approvazione del piano industriale 2013-1017 dal vostro CDA: come sarà la nuova Bassilichi?

Stiamo lavorando da oltre un anno per trasformare Bassilichi in un’impresa che possa essere vista come realtà di mercato non più legata a un soggetto forte. Dal punto di vista operativo vogliamo essere il partner di riferimento delle banche nella monetica e in alcune aree evolute del back office, dove è possibile industrializzare settori verticali come estero, finanza, titoli, ecc. Ci candidiamo a un ruolo importante nell’acquiring e puntiamo a offrire servizi a valore aggiunto all’esercente tramite la rete di oltre 200 mila terminali POS che gestiamo su tutto il territorio nazionale. Sostanzialmente vogliamo realizzare una sorta di iTunes dei processi di pagamento e sviluppare ulteriormente l’offerta CBI, corporate banking interbancario. L’obiettivo finanziario è di aumentare nell’arco di pochi anni l’utile lordo dal 15 al 25%, con volumi più bassi, ma in selezionati mercati a maggiore marginalità.

E il settore sicurezza?

Abbiamo provato a proporre un modello diverso di sicurezza, investendo per realizzare soluzioni avanzate e integrate, così come abbiamo sempre lavorato a fianco dell’ABI per migliorare gli indici di sicurezza. Oggi prendiamo atto che il mercato mira principalmente a costi bassi e che quindi la nostra piattaforma non viene valorizzata come dovrebbe, sebbene riesca a produrre notevoli risparmi. I margini sono ormai ridotti e quindi attualmente non vediamo il senso di operare in questo settore. Questo non vuol dire che venderemo la business unit, ma che non investiremo più come in passato. Poi, se arriveranno offerte, le valuteremo, ma non è la nostra priorità. Il trasporto valori, invece, è difficile che resti nel perimetro delle nostre attività, nonostante soluzioni molto innovative come il software predittivo Cassandra per la gestione del cash agli ATM.

Dal punto di vista azionario sono previsti cambiamenti?

Siamo in trattativa con due operatori di private equity interessati ad entrare nel capitale di Bassilichi, rilevando le quote dei soci finanziari (vedi box) in uscita e sottoscrivendo un aumento di capitale, che inizialmente abbiamo stimato di circa 10 milioni di euro, ma che prevede anche successivi incrementi a supporto del piano industriale e per finanziare eventuali acquisizioni. Nella short list sono rimasti due fondi, uno italiano e uno britannico, ed entro l’anno, o al massimo all’inizio del 2013, faremo la nostra scelta. In prospettiva, l’operatore di private equity potrebbe anche acquisire la maggioranza della società. Rimane, comunque, valido il progetto di quotare l’azienda in Borsa, anche se è un passo che prevediamo di portare a termine non subito, ma nel medio periodo, quando la nuova Bassilichi sarà diventata una realtà.
22 Novembre 2012

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