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Bitcoin, Banca d'Italia lancia l'allarme

Bitcoin, Banca d'Italia lancia l'allarme

Investitori a rischio: le valute digitali non sono assimilabili alla moneta legale e non offrono garanzie. Opportuna una disciplina armonizzata a livello UE a tutela dei risparmiatori
Flavio Padovan
Scende in campo la Banca d'Italia contro i rischi legati alle monete virtuali. E il giudizio è senza appello: i Bitcoin, così come le altre valute digitali nate su internet, hanno “un valore puramente fiduciario, che non è controllato o garantito da alcun istituto di emissione centrale. Per questo – si legge nel Rapporto semestrale sulla Stabilità finanziaria appena pubblicato – “non sono assimilabili alla moneta legale e i loro utilizzatori non sono tutelati dai rischi a esse a associati”.
L'intervento di Via Nazionale si è reso necessario a tutela degli interessi dei risparmiatori, perché nell’ultimo anno è cresciuto l’interesse per le monete virtuali, anche se la loro diffusione ha riguardato soltanto in misura marginale il nostro Paese.

Che cosa sono i Bitcoin

Una moneta virtuale è un tipo di moneta digitale non regolamentata, emessa e controllata in base ad algoritmi informatici, che può essere accettata su base volontaria dalle parti di una transazione come mezzo di pagamento alternativo alla moneta legale. Le unità di Bitcoin – così come quelle delle altro criptovalute che ne hanno seguito il modello (circa 30 le più diffuse: Litecoin, Peercoin, Nemecoin, ecc.) possono essere acquisite partecipando con proprie risorse informatiche alla creazione di nuova moneta o acquistandole con valuta legale su mercati telematici generalmente non regolamentati.

Forti oscillazioni del valore

Al momento ci sono circa 12,5 milioni di unità di Bitcoin in circolazione, per un controvalore in euro pari a circa 6 miliardi. alla fine di marzo del 2014 il controvalore in euro di una unità di Bitcoin si era dimezzato rispetto al picco raggiunto nei primi giorni di dicembre del 2013, registrando nel periodo oscillazioni medie giornaliere pari a circa il 4%, con punte di oltre il 10%.

Consumatori da tutelare

Da ricerche condotte a livello internazionale emerge che la maggior parte delle unità di Bitcoin sarebbe detenuta per fini speculativi; l’anonimato che caratterizza le transazioni, facilitando la possibile elusione dei vincoli normativi al trasferimento di fondi, rende inoltre questa valuta virtuale utilizzabile per finalità illecite.
Oltre a questo impiego non legale, al momento i rischi maggiori legati all’utilizzo di Bitcoin sono riconducibili a profili di tutela del consumatore: come dimostra la recente chiusura di un’importante piattaforma giapponese di deposito e scambio di Bitcoin che ha causato perdite rilevanti per i suoi utilizzatori, chi investe in valuta digitale è privo di protezione.

Verso una disciplina europea

Non sono noti casi in cui Bitcoin sia stato utilizzato in modo significativo da intermediari finanziari regolamentati; non sono state quindi sinora riscontrate conseguenze per la stabilità del sistema finanziario o per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Comunque, come per altre forme di innovazione finanziaria, la Banca d’Italia, insieme alle altre componenti dell’Eurosistema, segue l’evoluzione del fenomeno per valutarne benefici e rischi. A livello continentale si osserva un diffuso consenso sull’opportunità di definire una disciplina armonizzata in materia di moneta virtuale. L’Autorità bancaria europea (European Banking Authority, EBA) ha pubblicato lo scorso dicembre un’avvertenza per sensibilizzare i consumatori circa i rischi insiti nell’utilizzo delle monete virtuali.
4 Maggio 2014

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