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Bitcoin: è ora di economia reale

Bitcoin: è ora di economia reale

La criptomoneta sta uscendo dalla fase sommersa. Può rappresentare un'opportunità per le imprese e per le banche? Abbiamo sentito l’opinione di Geronimo Emili, presidente di Cashlessway, e se ne parlerà nel workshop di Bancaforte nell'evento Carte del 18 e 19 novembre ...
Mattia Schieppati
È appena tornato da Las Vegas, dove ha partecipato a Money2020, uno dei più importanti eventi al mondo nel campo dell'e-payment, e testimonia come «nell'85% degli speech e degli interventi era presente il tema Bitcoin. Da quella parte del mondo sono ormai superati termini come "fenomeno", "misterioso", e tutta la mitologia che almeno agli inizi aleggiava intorno alla criptomoneta. Questo deve essere un punto di partenza anche per noi: smettiamo di considerarlo fenomeno e affrontiamo il Bitcoin come un dato di fatto, come un elemento di ragionamento e di opportunità».
Geronimo Emili di CashlessWay
Geronimo Emili, Presidente di CashlessWay, Global Hub for ePayment Culture, la prima associazione in Italia pensata per diffondere la cultura digitale dei pagamenti, va subito al cuore della questione relativa al Bitcoin, la criptomoneta lanciata nel 2009 e basata sul principio del peer-to-peer: la necessità di togliergli quella patina di esotico, e di sospetto, che circonda la moneta virtuale fin dalle origini, e portarlo nel campo dell'economia reale. Emili sarà tra i relatori del workshop gratuito di Bancaforte “Virtual Money” (vai alla scheda d'iscrizione), uno degli eventi previsti durante la due giorni di Carte 2014 del 18 e 19 novembre (leggi il programma), che vedrà proprio il Bitcoin tra gli "ospiti" d'eccezione.

Partiamo proprio da qui. Come possiamo descrivere questo percorso di "normalizzazione" del Bitcoin?

C'è stato un periodo di interesse esclusivamente specialistico, un triennio, quello passato, durante il quale un numero sempre maggiore di individui credeva nella potenza della criptomoneta ma non c'era l'accettazione necessaria per farla circolare all'interno della cosiddetta economia reale. Quindi il Bitcoin era puramente uno strumento finanziario, soggetto a speculazione. Ora invece si sta lavorando per sviluppare le potenzialità e le ricadute commerciali di questa moneta, per portarla nel contesto commerciale, utilizzarla insomma per l'acquisto di beni. Questo consente di uscire dalla fase speculativa e di slegare sempre più il Bitcoin dal tasso di cambio, agganciandolo alla realtà del potere d'acquisto. Un conto è rimanere nell'astratto, dire che un Bitcoin vale 287 euro, altro è dire che con un Bitcoin compro un paio d'occhiali. Questo "entrare nell'uso quotidiano" rappresenta la fase 2.0 del Bitcoin.

Il Bitcoin nasce con l'obiettivo di superare l'intermediazione delle banche e come sistema alternativo, quando non di opposizione, al circuito bancario. Ora quanto questi due mondi possono e vogliono dialogare?

Nella galassia Bitcoin ci sono due mondi. Da una parte la community di coloro che hanno fatto dell'opposizione al sistema bancario la loro ragione di vita, ma dall'altra cresce il numero di coloro che hanno deciso di operare con il Bitcoin per fare business, senza filosofie o posizioni preconcette. Bene, questa parte di utilizzatori di Bitcoin non solo vuole, ma ha estrema necessità di dialogare con il mondo del finance.

Quale può essere un punto di incontro e di dialogo?

Per esempio, il Bitcoin oggi viaggia su un'infrastruttura che a livello tecnologico è molto avanzata. Un sistema crittografato che consente di effettuare transazioni in tempo zero. Credo che i gruppi bancari potrebbero essere interessati a confrontarsi con nuove piattaforme tecnologiche avanzate. Proviamo a pensare alle potenzialità per chi si occupa di transazioni e pagamenti online o alle agenzie di money transfer. E pensiamo a quella massa di persone che, a livello mondiale, rientra oggi nei target degli unbankable o underbanked, quelli cioè che non possono aprire un conto in banca. Sono un bacino interessante per tutte quelle soluzioni di pagamento che attualmente bypassano il mondo bancario permettendo passaggi di denaro peer-to-peer. Le banche possono cogliere gli spunti di possibile miglioramento che vengono da questi ambiti.

Manca ancora però una regolamentazione univoca di riferimento che porti a normalità il Bitcoin. A che punto siamo?

Questo è il vero tallone d'Achille di tutto il discorso. Il framework normativo è estremamente frammentato, ed è complesso orientarsi. Per stare all'Europa, ormai più di due anni fa la Bce ha inviato una raccomandazione alle banche nazionali perché, come prima cosa, definissero in maniera compiuta che cos'è il Bitcoin. In modo che poi il legislatore potesse procedere a definire norme e regole partendo da una definizione univoca e condivisa. La Banca d'Italia ha affermato che “le monete virtuali non sono assimilabili alla moneta legale e i loro utilizzatori non sono tutelati dai rischi a esse associati”. E inoltre l’anonimato delle transazioni, facilitando la possibile elusione dei vincoli normativi al trasferimento di fondi, rende questa valuta virtuale utilizzabile per finalità illecite (ne abbiamo parlato qui).
Naturalmente anche il contante o per esempio le speculazioni fatte con i derivati possono avere finalità illecite. È vero, il Bitcoin nasce e circola, nelle sue fasi iniziali, nel "deep web", quell'internet parallelo in cui si sviluppano tutti i traffici illegali. Ma si tratta di un contesto in via di superamento e il Bitcoin sta diventando "moneta corrente" in scambi legali e reali.

Quindi?

Come associazione Cashlessway ma anche altri soggetti, siamo interessati a fare dei passi avanti. In Parlamento c’è chi aveva pensato a una proposta di legge, ma credo che sia più utile lo strumento dell'indagine conoscitiva, che consente al legislatore di inserirsi in un percorso di analisi e di conoscenza della materia, coinvolgendo anche i diversi protagonisti e attori di questa realtà. A giugno del 2014, in occasione del No Cash Day, abbiamo portato il tema alla Camera dei deputati. E per molte corporation multinazionali basate in Italia questa criptomoneta non è più un alieno, ma inizia a entrare in ragionamenti e strategie.

Ci sono già, nel mondo, buoni modelli di regolamentazione?

Sulle criptomonete sta facendo un lavoro serio la Germania, ed è interessante la proposta dello Stato di New York, che ha pensato a una BitLicense (vedi qui): il sovrintendente del NYDFS (New York Department of Financial Services) ha annunciato che sta prendendo in considerazione la creazione di un particolare tipo di licenza di transizione su misura per le esigenze delle piccole imprese e start-up, molto attente alle potenzialità del Bitcoin.
13 Novembre 2014

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