22 Settembre 2019 / 06:37
Blockchain trainata dal settore finanziario

 
Scenari

Blockchain trainata dal settore finanziario

di Flavio Padovan - 12 Marzo 2019
Nel 2018 il 48% dei progetti è stato promosso dalle banche e dall'industria finanziaria. Italia terzo Paese a livello europeo per numero di iniziative, ma gli investimenti devono ancora decollare. Nella ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano la fotografia di un mercato ancora acerbo, ma dalle grandi potenzialità.
Le imprese del settore finanziario continuano a essere le più attive nelle sperimentazioni della blockchain. Nel 2018 il 48% dei progetti realizzati con questa tecnologia è stato promosso dalle banche e dagli altri operatori dell'industria finanziaria. Un'attenzione crescente, anche se il peso totale sta progressivamente scendendo (era l’80% nel 2016 e il 55% del 2017) per lo sviluppo di progetti anche in altri settori, in particolare da parte delle pubbliche amministrazioni, arrivate al 10% del totale, e degli operatori logistici (8%).
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, che è stata presentata al convegno “L’Universo dell’Internet of Value, tra le galassie della Blockchain” al Campus Bovisa.
Dalla fotografia scattata dai ricercatori del Politecnico quello della blockchain appare come un mercato ancora acerbo, ma dalle enormi potenzialità. A frenarne lo sviluppo la carenza di competenze, la difficoltà a valutare i benefici che se ne possono trarre e la scarsità delle risorse a disposizione. Ma nonostante questo, e il crollo delle criptovalute in termini di capitalizzazione, sta crescendo l'interesse verso questa tecnologia e praticamente in tutti i settori c'è voglia di sperimentare la logica della decentralizzazione.

Iniziative in crescita

Secondo i dati dell'Osservatorio, sono 579 i progetti realizzati a livello internazionale nel triennio 2016-2018, di cui 328 negli ultimi dodici mesi (+76% rispetto al 2017). La grande attenzione mediatica attorno alla tecnologia della “catena dei blocchi” ha spinto la crescita degli annunci (il 59% del totale dei casi del 2018, +94%), ma sono in aumento anche i prototipi (27%) e i progetti già operativi (14%), che insieme hanno registrato un incremento del +56%, segno di una crescente maturità. Tra i principali processi di applicazione in testa c'è la gestione dei pagamenti (24%), la gestione documentale (24%) e la tracciabilità di filiera (22%).
“Il crollo del valore delle criptovalute non ha rallentato l’evoluzione e la diffusione della Blockchain tra le aziende, che anzi ha registrato una forte crescita nel numero degli annunci e dei progetti operativi – afferma Valeria Portale (nella foto), Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. In Italia soltanto il 3% delle grandi imprese ha progetti già operativi e gli investimenti sono ancora limitati, anche perché la maggior parte delle aziende ha una conoscenza scarsa di questa tecnologia, ma è prevista una crescita nei prossimi anni. Per cogliere i vantaggi di questa rivoluzione sarà necessario lavorare sulle barriere che in questo momento ne stanno limitando l’uso: la mancanza di competenze, la scarsità delle risorse a disposizione e la difficoltà nel valutare i benefici attesi”.
“La tecnologia Blockchain è molto maturata in questo ultimo anno, grazie anche agli sforzi della community di sviluppatori per far evolvere le piattaforme di Distributed Ledger che compongono l’Internet of Value, un sistema che permette lo scambio di beni di valore senza intermediari e in modo programmabile attraverso i cosiddetti smart contract”, spiega Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger. “Oltre a Bitcoin – continua - ve ne sono oltre 800 con caratteristiche differenti. Lo sviluppo di una moltitudine di piattaforme può suscitare una domanda: quale di queste prevarrà, nel lungo termine? In questo scenario, molte piattaforme di scambio di valore coesisteranno, insieme ai rispettivi token, che verranno utilizzati per finalità diverse. Ad esempio, bitcoin per lo store of value, ether per gli smart contract, monero per le transazioni private”.

Terzi in Europa, ma con investimenti limitati

L’Italia si colloca al terzo posto tra i Paesi europei per numero di progetti. Secondo la ricerca sono oltre 150 le iniziative lanciate, includendo anche la formazione e la consulenza. Il mercato è però ancora agli albori. Da un sondaggio effettuato tra 61 Chief Innovation Officer di grandi imprese italiane emerge che il 59% delle aziende ha avviato sperimentazioni o è in procinto di avviarne. Ma gli investimenti sono ancora limitati (15 milioni di euro in formazione, progetti e consulenze) e il 59% non ha un budget dedicato.
Le aziende italiane, inoltre, conoscono ancora poco le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger e non le ritengono rivoluzionarie per il futuro: se il 26% dichiara una conoscenza elevata della “catena dei blocchi”, il 31% non sa ancora cosa sia; soltanto per il 32% sarà una rivoluzione e appena il 2% dei CIO la considera una priorità.

Dagli annunci ai progetti operativi

Dei 579 casi di applicazione della Blockchain censiti dall’Osservatorio nel triennio 2016-2018, il 59% sono annunci (192, +94%), il 27% sono prototipi o progetti in fase di Proof of Concept (90) e soltanto il 14% sono progetti operativi (46). I progetti operativi sono tuttavia il gruppo di casi col tasso di crescita più elevato, dai 6 del 2017 ai 46 del 2018.
L’area con la più alta densità di casi di applicazione nell’ultimo triennio è l’Asia, col 32% dei
progetti, seguita da Europa (27%), America (22%) e da Oceania e Africa (5%), mentre il restante 14% è costituito da progetti multi continentali.
Gli Stati Uniti, invece, guidano la classifica dei singoli Paesi con più progetti (17%), seguiti da Giappone (oltre il 7%), Cina (7%), Regno Unito (4%) e Corea del Sud (4%). Anche l’Italia registra un forte fermento ed è ben posizionata per numero di progetti a livello continentale, superata solo da Regno Unito e Germania.
Le aziende che hanno attivato sperimentazioni di Blockchain preferiscono affidarsi a piattaforme private (90% dei 448 casi in cui viene dichiarata la tipologia di soluzione utilizzata) piuttosto che a piattaforme pubbliche (10%). Fra i 318 casi in cui viene indicata la piattaforma impiegata, le più diffuse sono Hyperledger (75 progetti, 24%) e nuove piattaforme Blockchain sviluppate appositamente (altri 75 casi, 24%), seguite da Ethereum (49 casi, 15%), Corda (35 casi, 11%), Ripple (22 casi, 7%) e Bitcoin (7 casi, 2%). I restanti 55 progetti si affidano a piattaforme minori (17%).

Non solo banche: crescono Pa, Logistica e Agroalimentare

Con 280 progetti nell'ultimo triennio il settore finanziario si conferma quello più attento alla tecnologia blockchain. Seguono le pubbliche amministrazioni (59 casi, 10%), gli operatori logistici (44 casi, 8%), le aziende dell’agroalimentare (31 casi, 5%), i media (29 casi, 5%), le utility (25 casi, 4%) e le imprese di altri settori (111 casi, 20%). La blockchain trova applicazione soprattutto nella
gestione dei pagamenti (138 casi, 24%), nella gestione documentale (137 casi, 24%), nella tracciabilità di filiera (126 casi, 22%) e nel mercato dei capitali (82 casi, 14%). L’incidenza di questi quattro processi rimane costantemente attorno all’80% del totale nei diversi anni (l’80% nel 2016, l’83% nel 2017 e l’84% nel 2018).

La Blockchain in Italia

Nel 2018 le aziende italiane hanno speso in tecnologie Blockchain e Distributed Ledger circa 15 milioni di euro, con 150 casi suddivisi fra corsi di formazione e consulenza strategica per comprendere modalità e ambiti applicativi di questa tecnologia (50, avviati da imprese che devono ancora orientarsi sul tema), consulenze per conoscere le diverse piattaforme e sviluppare progetti pilota (80, attivati da aziende che hanno già una conoscenza di base della Blockchain), progetti operativi (10) e ICO (Initial Coin Offering, 10 casi attivati da startup). Fra questi soltanto 19 hanno avuto visibilità mediatica. Al momento le aziende che investono in progetti di Blockchain e Distributed Ledger sono solo quelle di grandi dimensioni e le startup che cercano supporto operativo nella realizzazione di ICO.
Il 59% delle aziende ha avviato progetti o è pronto a farlo, fra cui il 3% ha già progetti operativi, il 35% ha delle sperimentazioni iniziate e il 21% ha intenzione di attivarle nei prossimi 12 mesi. Il restante 41% non ha ancora lanciato progetti, ma il 31% di queste si sta informando per capire cosa fare.
Le principali barriere all’adozione della tecnologia Blockchain sono la mancanza di competenze, la difficoltà nel valutare i benefici attesi e la scarsità delle risorse a disposizione. La maggior parte delle aziende, infatti, non ha né un budget né un team dedicato alla Blockchain. Il 59% delle imprese non ha stanziato risorse per questa tecnologia nel 2018, il 30% ha un budget inferiore a 100mila euro, il 7% ha preventivato risorse comprese tra 100mila e 500mila euro e solo il 4% ha investito più di 500mila euro. Oltre un’impresa su tre non ha nessuna figura in organico impegnata sul tema (36%), il 17% ha più persone ma non in modalità strutturata, il 39% delle aziende ha affidato il compito al team innovazione e solo l’8% ha un delle figure dedicate.
Da un sondaggio condotto dall’Osservatorio su 61 grandi aziende italiane emerge come la conoscenza di queste tecnologie sia ancora scarsamente diffusa: il 31% del campione non sa cosa siano la Blockchain e gli strumenti Distributed Ledger, il 43% ha una conoscenza sufficiente e solo il 26% conosce bene la tecnologia.
Anche le aspettative sull’impatto della Blockchain sono ancora ridotte: solo un’azienda su tre (32%) ritiene che sarà una rivoluzione, per il 61% si limiterà a migliorare alcuni processi e per il 7% non ci sarà alcuna influenza. Se si restringe il campo al proprio settore, solo il 16% del campione prevede un forte impatto, per il 54% l’effetto sarà medio, mentre il 30% ritiene che avrà un’influenza limitata. I settori che saranno più trasformati sono la finanza (secondo il 36% di chi ha risposto), la logistica (30%) e la gestione dei diritti di proprietà (18%).
Tra i progetti italiani di maggiore interesse, c'è sicuramente Spunta interbancaria, guidato da ABI Lab e sviluppato con i partner tecnici NTT Data, Sia, e R3 per la piattaforma Corda (vedi qui la videointervista a Silvia Attanasio, Responsabile Ricerca ABI Lab, registrata al Salone dei Pagamenti). Ma grandi aspettative ci sono anche per l'iniziativa avviata dal Comune di Bari con Sia, che prevede l'utilizzo di Dlt e smart contract per certificare l’autenticità e il rilascio di polizze fideiussorie (leggi qui), e per quella della Banca Popolare di Sondrio che sta utilizzano la blockchain in ambito assicurativo, nel processo per il rinnovo delle polizze Rc auto (leggi qui). Sempre nel campo assicurativo Axa ha lanciato Fizzy, prima polizza di viaggio al mondo basata sulla blockchain che indennizza in automatico il passeggero in caso di ritardo del volo aereo. Importante anche l'esperienza di Carrefour, prima GDO in Italia ad applicare la tecnologia blockchain alla tracciabilità dei beni alimentari: dopa l'avvio dedicato dell’intera filiera del pollo allevato all’aperto e senza antibiotici, estenderà l'utilizzo ad altre filiere, a partire da quella delle arance.
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