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CISPA: la sicurezza Usa prova a controllare il web. Ma Obama dice no

CISPA: la sicurezza Usa prova a controllare il web. Ma Obama dice no

Passa al Congresso una legge che cancella il diritto di privacy. Il Governo potrebbe ottenere dati sugli utenti direttamente dagli Internet provider. Ma il Presidente…
Franco Volpi
C’è un nuovo passo preoccupante in materia di libertà personale, motivato da ragioni di sicurezza nazionale, che potrebbe sferrare un colpo letale alla libertà e al diritto alla privacy degli utenti della rete. L'ultima minaccia si chiama CISPA, acronimo che sta per Cyber Intelligence Sharing and Protection Act, ed è un disegno di legge che senza sollevare troppi clamori preventivi ha già ottenuto il via libera del Congresso con 248 voti favorevoli e 168 contrari.
Si tratta di una legge che va ben oltre, in quanto a invasività, rispetto a quanto prevedeva poco più di un mese fa la criticatissima SOPA, proposta sempre dal Congresso per tutelare il copyright. La CISPA, infatti, va a modificare addirittura il National Security Act del 1947 e consente alle diverse Agenzie per la sicurezza Usa di richiedere e ottenere - se giustificate da motivi di sicurezza nazionale non dettagliatamente precisati - un'ampia serie di dati personali degli utenti direttamente dagli Internet service provider o dai gestori di siti e portali. Informazioni che, oltre ai dettagli anagrafici, comprendono anche dati sanitari, specifiche sulle carte di credito, registrazione di armi, ecc.
Come dice il testo del disegno di legge, devono essere resi accessibili al Governo dati su qualsiasi utente semplicemente se, in base a “informazioni nelle mani di un elemento della comunità di intelligence", ci sia il sospetto che l’utente possa compiere attività "direttamente attinenti a una vulnerabilità, o a una minaccia, di un sistema o di una rete di un ente pubblico o privato”, attività criminose che possono essere “furto o appropriazione indebita di informazioni private o del governo, proprietà intellettuale o dati personali”.
In pratica, potrebbe risultare sospetto qualsiasi potenziale terrorista, qualsiasi hacker più o meno malintenzionato, ma anche - questo è il timore degli utenti della rete, visto lo spettro talmente ampio di possibilità che questa dicitura apre - chiunque effettui un download illegale di un brano musicale da un sito di filesharing. Paradossale, d'accordo, ma potrebbe benissimo essere così: una volta aperto un varco alla voglia di conoscenza e schedatura del Grande Fratello, difficile poi fare passi indietro.
Dure le reazioni da parte delle community del web più attente al tema, mentre ha destato scalpore il favore con cui questa legge è stata accompagnata nelle sue fasi preliminari da molte grandi realtà dell'industria tecnologica, da Microsoft a IBM, da Oracle a Symantec, Verizon, AT&T, Intel, e addirittura da Facebook. Il motivo di questo orientamento è - a guardar bene - naturale: una legge del genere solleva i big del web e delle telecomunicazioni da una minaccia ancora più grande, ovvero dal dover essere loro a garantire della bontà dei comportamenti in rete dei propri utenti. Che era poi il cuore della legge SOPA, che prevedeva fossero gli Internet provider e i gestori di siti e portali a vigilare sui navigatori, a rilevarne eventuali infrazioni al copyright o alla legge, e a punirli. Con la CISPA, invece, è sufficiente che gli operatori privati riversino alle agenzie federali per la sicurezza i miliardi di dati in loro possesso con tutte le anagrafiche degli utenti, e ci pensa il Governo a tenere sotto controllo la situazione, con meno scocciature per tutti. Salvo il fatto, poco piacevole, di essere tutti, e per sempre, schedati e costantemente monitorati.
Il rischio di un simile orizzonte è evidente e non bastano certo a convincere della bontà delle legge le giustificazioni usate in fase di presentazione del provvedimento da John Boehner, presidente repubblicano della Commissione per l'Intelligence del Congresso, secondo il quale la CISPA rappresenta “uno strumento fondamentale per evitare che paesi come l'Iran o la Corea del Nord possano sferrare un attacco di dimensioni apocalittiche nei confronti dei network degli States”.
Ma il presidente Obama ha già anticipato la sua intenzione di non firmare per nessun motivo una legge del genere, che tra l'altro deve ancora affrontare l'iter al Senato. Visto il niet presidenziale, la legge sembra destinata a finire nel nulla. Ma quei 248 voti favorevoli che ha già incassato fanno comunque riflettere.
3 Maggio 2012

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