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Col contatore la casa diventa smart

Col contatore la casa diventa smart

I contatori gas e luce di nuova generazione rappresentano il 25% del mercato italiano dell'Internet of Things, che ha raggiunto nel 2015 i 2 miliardi di euro, con una crescita del 30%. Ed Enel ora punta a installare 33 milioni di contatori intelligenti. L'abitazione si trasforma in un produttore di Big Data, un patrimonio informativo preziosissimo per le aziende …
Mattia Schieppati
I dati dell’ultima ricerca pubblicata dal Politecnico di Milano fanno balzare all’occhio un tema molto importante. Quando si parla di Internet of Things si pensa sempre a progetti fantascientifici, a strumenti futuristici per pochi adepti. E invece, i numeri dicono che il futuro (ormai presente) passa dai più banali oggetti di utilizzo quotidiano. Quelle cose che abbiamo in casa da sempre e che, da oggi in poi, potrebbero diventare un canale di connessione inaspettato a un mondo di servizi e di utilizzi diversi. Per esempio?
Interessante annotare che il mercato italiano dell’Internet of Things, un comparto dal valore di 2 miliardi di euro nel 2015 (+30% rispetto al 2014), è trainato dai contatori domestici del gas. La nuova generazione di contatori intelligenti rappresenta il 25% del fatturato totale legato all’Iot italiano; a seguire, a brevissima distanza (24%) le auto connesse. Casa e auto, insomma, oltre a essere da sempre le due “sicurezze” nella vita degli italiani, sono anche i canali attraverso i quali la smart innovation sta senza troppi clamori entrando nella quotidianità.

Dal contatore all’antifurto

Come rileva la ricerca appena presentata dall'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia il principale segmento di questo nuovo mercato tecnologico è costituto dalle soluzioni di Smart Metering (i contatori intelligenti per la misura dei consumi, appunto) e di Smart Asset Management nelle utility (ovvero la gestione in remoto per rilevare guasti, manomissioni, localizzazione), un’espansione dovuta non tanto alla voglia di afferrare l’innovazione ma molto più prosaicamente spinta dagli obblighi normativi che hanno portato fino ad ora all’installazione di un nuovo “parco” di 350 mila contatori gas di nuova generazione per le utenze industriali e di 1,2 milioni di contatori per quelle residenziali.
Una goccia, rispetto al mare che si prospetta all’orizzonte: proprio in questi giorni, infatti, Enel ha annunciato che a breve inizierà il processo di installazione di un numero complessivo di 33 milioni di «contatori intelligenti» nelle case degli italiani, e l’impatto in questo ambito sarà decisivo (clicca qui).
Ma se il contatore rappresenta la “killer application” che ha fatto entrare la tecnologia connessa – in maniera come abbiamo visto coatta – già nelle case di tanti italiani, cresce anche una propensione alla “smartizzazione attiva” della propria abitazione. Secondo la ricerca, il 79% dei consumatori italiani è disposto ad acquistare prodotti per la casa intelligente, il 33% in più rispetto all'anno precedente, un chiaro segnale di consapevolezza e interesse per questo settore. Tuttavia, solo un consumatore su cinque dispone già di almeno un oggetto intelligente nella propria abitazione e le intenzioni di acquisto sono lontane nel tempo: solo il 25% di chi dichiara di voler comprare un prodotto lo farà entro 12 mesi.
Gli strumenti e i sistemi che guidano l’innovazione in casa sono in particolare applicazioni legate a sistemi di antintrusione e i termostati controllati a distanza (soprattutto attraverso app nel caso di impianti domestici).

La casa comandata dall’hub

L'Osservatorio ha identificato tre cluster di utenti che differiscono per familiarità verso la tecnologia, profilo sociodemografico e conoscenza della smart home:
  • Conservatori (il 45% ne ha già sentito parlare),
  • Fruitori (60%),
  • Tecnofili (75%).
Queste tre categorie manifestano profonde differenze tra priorità, canali e soluzioni: i Conservatori e i Fruitori si orientano verso soluzioni consolidate e prediligono funzionalità di risparmio energetico e antintrusione, i Tecnofili sperimentano installando in autonomia i prodotti e sono interessati principalmente al comfort e al benessere.
In crescita non solo l’interesse per i prodotti, ma anche per i servizi per la Smart Home (il 72% dei consumatori è intenzionato ad acquistare tali servizi). E grandi player internazionali stanno entrando nel mercato proponendo un proprio hub, a cui sarà possibile agganciare una pluralità di applicazioni e servizi.
«Il passaggio dal prodotto al servizio è la chiave di volta per trasformare il potenziale interesse dei consumatori in concrete opportunità di mercato», rileva Giovanni Miragliotta, Direttore dell'Osservatorio Internet of Things. «L’offerta inizia a esserne consapevole: se sono ancora poche le soluzioni sul mercato che vanno oltre la mera gestione di dati in cloud, numerose start-up stanno iniziando a cogliere questa esigenza. E questo è strettamente correlato alle opportunità di valorizzazione dei dati raccolti». Oltre alla tradizionale filiera della domotica, le soluzioni per la Smart Home sono veicolate ai consumatori tramite sempre più canali, attraverso retailer, produttori e anche assicurazioni.

Il marketing entra in salotto

Se per l’utente la possibilità di poter accendere o spegnere il riscaldamento attraverso lo smartphone, o comandare l’impianto di irrigazione sul terrazzo, rappresenta un passo avanti verso la comodità, tutto ciò che passa attraverso la connessione è soprattutto un’enorme massa di dati indicatori di abitudini e modalità di consumo che rappresentano per le aziende più attente un patrimonio da mettere al servizio del business.
«Uno degli aspetti chiave per lo sviluppo futuro dell'Internet of Things è la valorizzazione dei dati raccolti, su cui ancora non ci sono strategie consolidate», spiega infatti Angela Tumino, Direttore dell'Osservatorio Internet of Things. «Tutti i dati che questi strumenti permettono di raccogliere possono essere sfruttati nei processi interni all’azienda, riducendo i costi e migliorando l’efficacia verso i clienti, oppure possono generare valore all’esterno con la vendita a terzi, aprendo a nuove opportunità di business. La disponibilità di dati puntuali sull’utilizzo dei prodotti grazie all'IoT rende possibili nuove strategie di prezzo pay-per-use, che iniziano a interessare non solo i servizi, come l’assicurazione auto che varia in base alla percorrenza annua, ma anche i prodotti, come gli pneumatici pagati in base ai chilometri percorsi. In alcuni casi la vendita è addirittura incentivata proprio per avere accesso a nuovi dati, che costituiscono fonte di valore per le aziende, come nel caso dei dispositivi wearable promossi da parte delle assicurazioni. In molti casi le modalità di utilizzo dei dati sono solo parzialmente note nel momento in cui si progetta una applicazione IoT: una parte considerevole del valore può rimanere inizialmente implicita, emergendo solo quando ci si interroga sul potenziale nascosto del proprio patrimonio informativo».
2 Maggio 2016

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