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Connessioni iperveloci sì, ma chi paga?

Connessioni iperveloci sì, ma chi paga?

Il boom del mobile e dell'Internet of Things spinge verso la necessità di una banda 5G. Ma chi si accolla i costi delle infrastrutture? Tra le aziende di telecomunicazione e i big della Rete è iniziato il braccio di ferro per la super banda che consentirà di navigare ad oltre un Gigabit al secondo (contro i 100 Megabit della rete 4G) …
Mattia Schieppati
All'ultimo Mobile World Congress, il più importante salone europeo della tecnologia mobile che si tiene a Barcellona, è stato l'argomento caldo al centro del dibattito. Mentre infatti la connessione a 4G è uno standard ormai dato per scontato (nonostante i bachi e le mancanze di cui, per esempio in Italia, la sua diffusione ancora presenta: qui la mappa della copertura aggiornata all'agosto 2014) già il mondo guarda al 5G, alla super super banda che supererà la soglia del Gigabit al secondo (oggi, con la rete G4, siamo a una potenza di trasmissione dati di 100 Megabit al secondo). Un'infrastruttura assolutamente necessaria se si prendono come vere le proiezioni relative all'utilizzo, nel prossimo quinquennio, di web in mobilità, e dello sviluppo sempre più impetuoso dell'Internet of Things, ovvero la connessione, sempre attraverso sistemi mobili, non più solo di tablet e smartphone, ma anche di elettrodomestici, macchinari, droni, semafori e tutta la realtà sempre più interconnessa che ci circonda. Secondo quanto ha dichiarato nel suo intervento proprio a Barcellona Hans Vestberg, Ceo di Ericsson, «entro il 2020 ci saranno 50 miliardi di devices connessi in tutto il mondo». Quanta banda ci vuole per far funzionare tutto questo network di oggetti? Ma soprattutto, e qui si entra nel tema dolente, a chi toccano i costi per infrastrutturare questa enorme potenza di fuoco?

Operatori telecom vs big della rete

Il tema è chiaro: da un lato ci sono le società di telecomunicazioni, coloro che strutturano e gestiscono la rete, cui gli utenti chiedono di avere sempre più connessione e banda sempre più ampia e veloce. Dall'altra ci sono tutte le big corporations che attraverso la rete hanno costruito il proprio impero, e che questo impero possono espanderlo solo se la rete saprà supportare servizi sempre più evoluti e raffinati: Google, Apple, Amazon, Facebook e via via elencando i soliti noti. Tra questi due mondi non corre buon sangue: mentre infatti le aziende di telecom devono farsi carico dei costi per infrastrutturare la banda, gli altri (aziende cosiddette "bandivore", ad alto consumo di banda) viaggiano "a scrocco" su questa infrastruttura, macinando utili senza compartecipare alle spese. Fino a quando questo gioco potrà reggere? A chi conviene pensare al 5G?

Front-runners i paesi asiatici

Gli orizzonti sono vicini e le situazioni più avanzate sono quelle che vengono dal Far East: la Corea del Sud ha già dichiarato che nel 2018, quando ospiterà i Giochi Olimpici invernali, sarà in grado di garantire la copertura 5G su tutto il territorio nazionale. Sulla stessa lunghezza d'onda il Giappone: appuntamento con la banda a 5G per le Olimpiadi estive del 2020, che si svolgeranno a Tokyo. «Ci aspettiamo che tra i front-runners di questa tecnologia ci sia la regione dell'Asia-Pacifico», ha dichiarato Peter Merz, responsabile delle infrastrutture di comunicazione per Nokia Networks.

Gli Usa? Utilizzano il 50% della banda 4G

E, dall'altra parte del globo, il membro della Federal Communications Commission Jessica Rosenworcel ha già sottoposto all'esecutivo una documentata richiesta che mostra la necessità per gli Stati Uniti di porsi all'avanguardia di questa tecnologia, per non perdere il vantaggio competitivo acquisito ponendosi tra i primi a dotarsi della copertura di banda 4G: oggi i consumatori americani rappresentano il 5% della popolazione connessa globale, ma sono coloro che utilizzano il 50% della banda 4G totale disponibile al mondo. Un dato che fa riflettere. Soprattutto se si pensa a quanto sta crescendo il consumo digital dell'1,2 miliardi di cinesi, a quanto si stanno sviluppando i servizi in mobilità in quel Paese-continente, e quindi di quanta banda superveloce ci sarà bisogno al mondo da qui a 5 anni. Calcoli che fanno brillare gli occhi ai fornitori di contenuti, certo, ma che diventano un pensiero problematico per le aziende di telecomunicazioni. E qui si torna: chi pagherà l'infrastrutturazione di tutto questo brillante futuro?
È un dibattito aperto, che sarà sempre più cruciale man mano che cresce la necessità di banda, e si tratta di un dibattito asimmetrico, tra operatori telecom che ragionano e investono a livello di singola nazione, e colossi del web che invece si muovono su un orizzonte globale. Il destino e la necessità (gli uni non vivrebbero senza gli altri) li rendono interdipendenti, ma troppi interessi li dividono. Quale potrà essere il punto di bilanciamento?
24 Aprile 2015

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