14 Novembre 2018 / 08:32
Così portiamo il territorio nel digitale

 
Fintech

Così portiamo il territorio nel digitale

di Mattia Schieppati - 18 Ottobre 2018
Ventis, il marketplace di Iccrea, è uno strumento di relazione e un modello evoluto di fare banca. Mettendo a disposizione delle imprese clienti delle Bcc, ma anche dei privati, una piattaforma che unisce e-commerce, pagamenti e, in futuro, applicazioni social. Ne parla Antonio Galiano, capo dei Digital Payment Iccrea
Il termine che torna più spesso nel dialogo con Antonio Galiano, Executive Chairman di Ventis e Head of Digital Payments di Iccrea, è ecosistema. E non solo perché è una parola ormai molto diffusa nel campo dell’innovazione, ma forse perché traduce in maniera concreta e suggestiva, aggiornata all’era della disruption, il concetto di banche del territorio. E se oggi il “territorio” privilegiato è quello dell’online, ecco che Iccrea lì accompagna in maniera strategica la sua rete di aziende e il suo patrimonio di clienti. L’ecosistema a cui Galiano si riferisce ha un nome, Ventis, il marketplace ideato da una start-up italiana, acquisito nel 2016 dal Gruppo bancario Iccrea e che oggi ha a bordo oltre 2.000 aziende merchant – piccole e medie imprese di tutta Italia, che vanno dal food alla moda e al design - e un patrimonio di 1,3 milioni di utenti iscritti (erano “solo” 400mila nell’ottobre di un anno fa), che sono una parte rilevante dei clienti di Iccrea. Ma se ci si fermasse qui, alla piattaforma di e-commerce pur ben strutturata e numericamente interessante, sfuggirebbe la forza innovativa di questo progetto che non solo ha riunito in un unico strumento marketplace e servizi di pagamento, ma ha strutturato il tutto come un sistema di servizi alle imprese clienti. Che attraverso la piattaforma entrano in relazione, in primis, con i clienti retail del Gruppo.
«Ventis crea valore per le Bcc e per le loro Pmi con una offerta digitale chiavi in mano», spiega Galiano: «i nostri servizi coprono l'intera filiera dell'e-commerce, dalla creazione di portali ai sistemi di pagamento integrati e al digital marketing, dallo shooting alla gestione del budget di comunicazione digitale». Obiettivo, dare visibilità globale (in Italia, prevalentemente, ma l’espansione mondiale procede a tappe serrate) a brand locali di eccellenza del made in Italy. «Il progetto Ventis risponde alla visione strategica della banca come piattaforma relazionale, che ci consente di passare da un modello di passiva gestione delle operazioni bancarie a uno di sviluppo proattivo di relazioni economiche e sociali sul territorio. La logica relazionale di Ventis permette alle Bcc e ai loro clienti privati e Pmi di utilizzare una piattaforma digitale di commercio elettronico integrata, rafforzando da un lato il patrimonio informativo che è il grande valore della nostra realtà, dall’altro le relazioni di fiducia che le Bcc instaurano sul territorio con i propri clienti».

La sfida non è battere Amazon, insomma…

Non c’è sfida, perché Ventis e Amazon fanno proprio due “sport” diversi. I colossi dell’e-commerce hanno un solo scopo: la massimizzazione del profitto. Avere sulla propria piattaforma sempre più aziende è utile perché generano profitto per la piattaforma stessa. Per noi, però, non è questo lo scopo primario. La nostra attenzione è orientata a far sì che l’essere sulla nostra piattaforma produca valore per le aziende presenti. Poi, certo, Ventis dimostra performance anche economiche interessanti e in crescita, ma non è questo il focus. Il nostro interesse è provare a esplorare un’interpretazione nuova del ruolo della banca. La banca deve affiancare le imprese nella crescita e oggi questo non significa solo dare credito. Bisogna dare visione, competenze, apertura, oltre a mettere a disposizione le tecnologie più raffinate e una base dati importante di utenti. Un pacchetto di proposta che va al di là del credito, perché se ogni singola impresa dovesse costruirsi da sola questo impianto, dovrebbe fare investimenti per la più parte dei casi non sostenibili. Insomma, è la versione contemporanea di quelle che sono, da sempre, le radici e il dna del credito cooperativo.

Il valore e la cultura della relazione è un vostro specifico. Se diciamo la parola innovazione, cosa rispondono Iccrea e Ventis?

Possiamo rispondere con l’elenco di innovazioni che sviluppiamo non dico ogni giorno, ma quasi. Intelligenza artificiale, machine learning e data analytics sono strumenti fondamentali per massimizzare il valore della nostra base dati, che rappresenta un valore unico. Stiamo lavorando su sistemi di blockchain che consentano di tracciare la filiera dei prodotti dei nostri partner, per esempio nel comparto food, certificandone il valore e la trasparenza e rendendole ancora più attrattive per i clienti. Stiamo sviluppando canali verticali per i nostri merchant, stiamo proponendo una soluzione legata alla mobilità, stiamo lavorando a una nuova sessione Ventis City, abbiamo acquisito un brand di moda, 13metriquadri, che è un elemento distintivo. Entro il prossimo aprile rilasceremo una piattaforma digitale che integrerà social, e-commerce, payments attraverso il nostro wallet. Da luglio, grazie a un accordo con Digital Retex che è trusted partner in Europa di WeChat, siamo presenti sulla piattaforma cinese, che significa poter offrire alle nostre aziende un canale privilegiato per sviluppare il proprio business in Asia, e in questo modo sosteniamo l’internazionalizzazione delle Pmi del territorio e contribuiamo a rafforzare la posizione del Made in Italy all’estero. Il nostro essere banca aperta, ecosistema, ci consente di cogliere rapidamente le opportunità che emergono, che possono essere interessanti per le nostre imprese o per i nostri clienti retail.

Il tema open banking è cruciale, e sarà uno degli elementi di dibattito al prossimo Salone dei Pagamenti. L’essere banca aperta genera più rischi o opportunità?

È innanzitutto una necessità. Oggi il rischio è che prevalga la disintermediazione; noi stiamo cercando di portare soluzioni per rispondere in maniera positiva, costruttiva, a questo percorso inevitabile. Il mondo delle Api permette di fare cose straordinarie. Ci sono start-up interessantissime, ci siamo affacciati su un ecosistema aperto e dinamico, e per mentalità siamo aperti a percorsi di collaborazione e di contaminazione con le Fintech e con chi propone soluzioni funzionali alla nostra strategia. Credo sia oggi un segno di intelligenza, e a volte anche di coraggio, quello di cercare partner capaci con le loro competenze innovative di farci fare un passo in avanti. La stessa Ventis di oggi è frutto della lungimiranza di Iccrea, che nel 2016 ha acquisito il 95% di una start-up avviata da quattro giovani imprenditori e l’abbiamo fatta crescere ai valori attuali. Non solo. Se guardiamo al mondo pagamenti, ricordo che siamo stati i primi, anni fa, a credere in Satispay, quando era una piccola start-up. Ancora oggi, che è diventata ormai una case history a livello europeo, ne siamo i principali azionisti dopo i fondatori. Insomma, se c’è la capacità di guardare al digitale non come a un altro mondo, ma come a una naturale evoluzione dell’ecosistema in cui banche, imprese e persone vivono e si relazionano, ecco che essere banca del territorio rappresenta un modo ultramoderno di fare banca.
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