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Cosa farò da grande

Cosa farò da grande

Quali saranno i mestieri del futuro e su che cosa investire per i propri figli e per se stessi resta all’attenzione di tutti. Perché sappiamo davvero molto di come sarà il domani, ma non quali saranno i mestieri del futuro ...
Ildegarda Ferraro
“Perché diciamocelo i ragazzi che entreranno il prossimo anno in questo liceo faranno probabilmente lavori che nemmeno esistono ora. E noi dobbiamo occuparci di prepararli per l’imprevedibile”. Chi parla è la preside di un antico liceo romano, buona pratica di propaganda. Pomeriggio nel cuore antico di Roma, con mia figlia all’open day per la scelta delle scuole superiori. Siamo assiepati nell’aula magna disegnata da Marcello Piacentini, che come tutta la costruzione ha il fascino rigoroso del razionalismo. Intorno il tessuto cinquecentesco di una delle zone più belle di Roma. A fianco scorre il Tevere.
Quello che la preside racconta è un paradosso riconosciuto. Conosciamo il futuro, ma non sappiamo che cosa faremo. O almeno riusciamo a farci un’idea abbastanza probabile di domani, ma non riusciamo ad avere un quadro altrettanto chiaro su quali saranno le nuove attività. D’altra parte l’impegno in alcuni campi subirà una concorrenza sempre più spietata, restringendo l’area del retribuito. Alcuni non saranno lavori ma passioni. E ci saranno attività “on demand”. La vita sarà sempre più lunga e “Cosa farò da grande” è una questione di cui si devono occupare tutti.

Lo stato delle cose

Lo scrittore Albo Busi lo ha detto chiaro: “Quest’anno, per la prima volta in trent’anni di attività, a parte i diritti per la ristampa di un libro di racconti pregresso e minutaglie del genere, non ho fatturato un solo euro: né televisione, né serate d’intrattenimento a sagre di tipo misto, né giornali” (leggi qui). Lo ha scritto chiaro sul Manifesto ed è stato ripreso da Il Foglio del lunedì. E ha aggiunto: “Io non lavorerò mai più retribuito per le cose che so fare perché è venuta meno la richiesta di mercato, seppur minima da sempre, di quelle cose tipo i libri di letteratura … Se mai lavorerò scrivendo un articolo che mi sta troppo a cuore perché riesca a inibirmelo, sarà pubblicato a titolo gratuito, come il presente qui su chissà dove e i precedenti degli ultimi due anni sul Fatto, su Repubblica, sul Corriere della Sera, su Pagina99”.
Certo Busi è uno scrittore. Ma il caso può non essere così eccezionale. Quanto peserà sul mercato dell’informazione il reporter per caso? È sempre più frequente che le notizie siano diffuse dalla foto o dal video girato dal telefono portatile di chi si trova a passare dal luogo di un avvenimento importante imprevedibile. Se la foto o il video è stato postato su Facebook o su Youtube ed è rilanciato da testate giornalistiche online il gioco è fatto. E questo è vero per l’informazione, ma anche per lo spettacolo e per tutta una serie di attività.
E certo se si deve scegliere il liceo, il problema di che cosa studiare diventa concreto. Tra il 15 gennaio e il 15 febbraio va infatti indicata online la scelta della scuola e naturalmente l’obiettivo è di farlo informati, ma anche con qualche prospettiva (leggi qui). Alcuni mestieri si trasformeranno in passioni e hobby. Altre attività, magari ancora in embrione, potranno invece avere mercato.

I mestieri del futuro non esistono ancora

Nessuno dieci anni fa avrebbe immaginato di lavorare per un social network, per esempio Facebook, magari in una campagna per un prodotto specifico. E così tra dieci anni potranno esserci nuovi mestieri ora sconosciuti. In prospettiva negli Stati Uniti il 65% degli studenti farà un lavoro che ancora non esiste. Ne ha parlato di recente su La Stampa Paolo Mastrolilli, ricordando che l’idea va consolidandosi. Ne aveva scritto Cathy Davidson nel libro Now You See It - How Technology and Brain Science Will Transform Schools and Business for the 21st Century e la tesi è confermata dal Labor Department statunitense. Molti mestieri naturalmente resteranno, ma la realtà riuscirà sempre a superare la nostra fantasia.
Naturalmente più diventa difficile immaginare più proliferano le liste dei lavori prossimi venturi (leggi qui). Emergono vertical farmer e digital architect. Anche se poi ad ora tra i mestieri più gettonati ci sono l’infermiere e in genere quelli di cura della persona. In America è prevista la polarizzazione verso competenze molto alte o molto basse. Da noi sembra continuerà ad avere un peso quanto è collegato ai nostri fori all’occhiello: turismo, arte, alimentare d’eccellenza.

E se esistono cambieranno

Molti mestieri naturalmente resteranno, ma la realtà riuscirà sempre a superare la nostra fantasia. E già ora alcuni lavori cominciano ad essere anche “on demand”. L’Economist si è occupato attentamente di questi workers on tap, lavoratori a richiesta. Riuniti da un’app tassisti, avvocati, tecnici sono indipendenti ma linkati in una rete e decidono quanto impegnarsi. E anche da noi l’interesse, ma anche l’incertezza degli effetti che possono scaturirne, sono molto alti, come emerge dal servizio di Enrico Franceschini apparso su Repubblica.

Come prepararsi

Flessibili, pronti a capire che cosa succede, capaci di cambiare. Tutti i consigli toccano questi aspetti. E ancora, conterà la capacità di affrontare i problemi e di risolverli, il lavoro di gruppo. Avrà il suo peso saper gestire i nuovi media e l’informazione, che sarà sempre più ricca e quindi da selezionare, scegliendo quel che davvero serve. Essere in grado di inserirsi in un ambiente virtuale e di lavorarci.
E poi da un certo momento in poi imparare facendo, lavorare studiando, creando un link più organico tra studio-formazione-lavoro (leggi qui). Toccherà anche non farsi fagocitare dal virtuale e conservare la capacità di concentrarsi, che con il multitasking fa a pugni.
Poi certo restano i consigli dei nonni, che è bene tenere in debito conto e non sottovalutare. Come quelli di Eco, che consiglia di continuare a far funzionare il cervello, anche imparando a memoria “La vispa Teresa” (leggi qui). Perché un cervello che funziona e una memoria allenata possono sempre aiutare.
2 Febbraio 2015

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