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Credem, il Data Warehouse è una leva di business

Credem, il Data Warehouse è una leva di business

Disporre di informazioni accessibili tempestivamente a supporto delle decisioni è strategico per le banche. L'esperienza del Credito Emiliano.
“Credem ha scelto il Datawarehouse (DWH) come strumento di supporto alle decisioni. In particolare, ha preferito la soluzione di Teradata per la scalabilità della sua piattaforma e per la capacità di sostenere elevati carichi di lavoro”. Lo ha detto Davide Artioli, responsabile reparto di Business Intelligence e Datawarehouse - Sistema Informativo Credito Emiliano. “Il progetto con Teradata è stato avviato da Credem 6 anni fa ed è cresciuto costantemente nel tempo con investimenti in linea con il budget dell’azienda di credito”. Dell’esperienza DWH Credem-Teradata, a regime dal 2005, abbiamo parlato con lo stesso Artioli e Franco Vittone, amministratore delegato di Teradata.

Quali sono le esigenze che hanno spinto Credem a puntare sui DWH?

Artioli (Credem): Alla base delle nostre scelte c’è una convinzione: senza un assoluto controllo sui dati e sulle informazioni è impossibile fare business intelligence, e con “intelligence” intendo prendere decisioni in maniera ragionata, basandosi sui fatti e non sull’esperienza delle singole persone. Questo vale soprattutto nel nostro settore, quello finanziario. Già dalla fine degli anni ’80 il Credem si è dotato dei primi strumenti di supporto alle decisioni e a metà degli anni 2000 siamo arrivati a maturare la necessità di un sistema di DWH che ci ha spinto ad effettuare una software selection molto accurata. La scelta a favore di Teradata si basa su motivazioni diverse, in particolare sulla scalabilità. Teradata ci ha dato la possibilità di partire con soluzioni limitate negli investimenti iniziali, per arrivare gradualmente ad un servizio completo di tutta l’azienda.

Quali sono i principali vantaggi ottenuti?

Artioli (Credem): Innanzitutto una più efficace attuazione della strategia commerciale le cui linee guida arrivano dal centro, dal top management. Il che si traduce, in pratica, nel seguire i nostri gestori di portafoglio suggerendogli le scelte che portano margine all’azienda e vantaggi al cliente. Tutta questa parte sarebbe stata assolutamente irrealizzabile senza l’applicazione del sistema di DWH. Un altro processo che ha portato grandi miglioramenti è la diffusione delle statistiche istituzionali a tutti i livelli della banca, partendo dal gestore di portafoglio fino all’alta direzione. Il sistema, in sostanza, elabora un’ampia reportistica che viene inviata a tutti i livelli della filiera decisionale ovviamente con diversa visibilità e diverso livello di dettaglio. Ora siamo in grado di veicolare e diffondere il dato vero, gli indicatori macro e micro economici che contraddistinguono mese per mese l’andamento dell’azienda.

Quali sono state le tappe di implementazione del sistema DWH di Teradata in Credem?

Artioli (Credem): Gli upgrade del sistema, ciascuno dei quali ha raddoppiato la capacità di calcolo del sistema, sono avvenuti in fasi successive dal 2004, a partire dal supporto al CRM e proseguendo con i sistemi di audit e la produzione della reportistica istituzionale. Gli aggiornamenti sono stati eseguiti nei fine settimana, per evitare disagi agli utenti. Oggi, il progetto è completato e tutti i processi di data management sono stati portati sulla nuova struttura Teradata. Ogni elemento è stato integrato con gli altri così da avere una sola interpretazione dello stesso dato ed una sua unica collocazione fisica. Il data warehousing non rappresenta il core business per una banca, ma investire in business intelligence ha portato notevoli vantaggi, perché ha permesso di ottenere un quadro dettagliato e complessivo del business, consentendo di individuare le aree su cui investire e quelle su cui risparmiare.

Perché le banche dovrebbero investire in piattaforme di data warehouse (DWH)?

Vittone (Teradata): Le banche, in generale, hanno un numero elevato di basi dati molto spesso cresciute nel tempo secondo la logica a silos, nel senso che ogni applicazione ha la sua base dati. Però, questo tipo di architettura genera delle diseconomie in termini di accessibilità e trasformazione di questi dati in informazioni. Quindi, la costruzione graduale di una base dati unica è sicuramente un approccio che cambia tutto, specialmente a livello organizzativo, portando la banca ad avere a disposizione informazioni fruibili. All’inizio degli anni 2000 questo approccio era molto meno sentito rispetto ad oggi: l’elevata competizione e la crisi stanno accelerando la necessità di disporre di informazioni consistenti in tempi estremamente veloci. Per questo motivo, molte banche stanno pensando ora a quello che Credem ha realizzato nel 2005.

Per quanto riguarda il mondo Finance, quali sono gli obiettivi e le strategie di Teradata, anche alla luce delle recenti acquisizioni?

Vittone (Teradata): Abbiamo una fortissima focalizzazione su questo tema: fatturiamo 1,9 miliardi di dollari e sono tutti esclusivamente nell’area del DWH. Le acquisizioni sono state fatte in questa direzione, anche se con valenze diverse, per arricchire la nostra offerta nell’ambito del DWH in funzione delle evoluzioni del mercato. Per quanto riguarda Aprimo, la ratio è stata quella del marketing automation, ovvero rendere più efficace la gestione delle campagne di marketing e la gestione del contatto con il cliente in base al suo comportamento, con analisi puntuali dello storico, allo scopo di trovare nuove strategie per il futuro. Per quanto riguarda Asterdata, uno dei temi che si sta affermando è la gestione dei dati più difficilmente trattabili dai sistemi informativi, come le coordinate geografiche, che non sono immediatamente trasformabili in termini informatici; la nuova frontiera è rappresentata dalla capacità di gestire anche queste tipologie di dati perché da un punto di vista analitico hanno una enorme valenza.

Com’è il mercato Finance in Italia?

Vittone (Teradata): La sensibilità da parte di banche e aziende su questi temi è sempre maggiore,quindi registriamo una crescita continua, sia come mercato sia come risultati di Teradata. Il nostro fatturato mondiale per quanto riguarda il 2010 sul 2009 è in crescita del 13%, quindi da 1,7 miliardi di dollari siamo passati a 1,936 miliardi di dollari. A livello europeo siamo saliti da 430 milioni di dollari a 442 ma c’è il fattore cambio; quindi la crescita vista in dollari è solo del 3% se la guardiamo in euro è stata del 6 %, e ci possiamo dichiarare soddisfatti.
Franco Vittone, amministratore delegato di Teradata
Davide Artioli, responsabile reparto di Business Intelligence e Datawarehouse - Sistema Informativo Credito Emiliano
19 Ottobre 2011

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