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Crisi, villaggio spagnolo torna alla peseta

 
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Crisi, villaggio spagnolo torna alla peseta

21 Febbraio 2012
L'iniziativa per rilanciare le vendite dei commercianti locali. Per la Banca di Spagna sono ancora in circolazione pesetas per un valore di circa 1,7 miliardi di euro
Un piccolo villaggio spagnolo, a una centinaio di chilometri da Madrid, guarda al passato per salvare il presente della sua economia minacciata dalla crisi economica. Una trentina di negozianti della cittadina di Villamayor de Santiago hanno infatti rispolverato la peseta, la vecchia moneta mandata in pensione dieci anni fa, per cercare di far ripartire le vendite, bloccate dopo il periodo natalizio.
La notizia si è sparsa in fretta, tanto che anche i negozi dei villaggi vicini hanno aperto alla vecchia moneta, attirando numerosi clienti del circondario. Luis Miguel Campayo, presidente dell’associazione locale dei commercianti, che ha avuto l’idea, dice che “la gente ha conservato un bel gruzzolo in pesetas, pensando che prima o poi potevano tornare utili se l’euro avesse avuto dei problemi”. E di problemi negli ultimi tempi ce ne sono in Spagna: secondo uno studio dell’associazione spagnola di consumatori Ocu, il prezzo dei beni di prima necessità è aumentato del 43% dall’introduzione dell’euro, il costo del pane è cresciuto del 49%, quello del latte del 48% e quello delle patate del 116%. Il 25% degli spagnoli sono disoccupati, il 50% di chi ha meno di 25 anni è senza lavoro e non ha prospettive di trovarne uno, una situazione peggiore che in Grecia e Portogallo.
Sono soprattutto gli anziani che hanno tirato fuori le pesetas dai cassetti perché non si sono mai abituati all’euro e hanno continuato a fare i conti con la vecchia moneta. “Abbiamo pensato che se tanta gente aveva ancora delle pesetas da spendere, non c'era motivo per non accettarle”, aggiunge Campayo, precisando che il revival della peseta è arrivato dopo il periodo di Natale, con i negozi in crisi nera.
A Villamayor de Santiago, 3mila anime con una disoccupazione che supera il 30%, il ritorno alla peseta, partito il 9 gennaio, sarebbe dovuto finire dopo un mese. Ma non è stato così, perché la vecchia moneta ha avuto un tale successo che l’iniziativa continua ed è abitualmente utilizzata dagli abitanti in farmacia, da ferramenta, dal fruttivendolo e per gli altri piccoli acquisti quotidiani. Molti clienti hanno fatto spese fino a 5mila pesetas, più o meno 30 euro, altri hanno estratto soltanto banconote da 50, 100 o 500 pesetas. Alla fine dell’esperimento, Campayo porterà i soldi alla Banca di Spagna, a Madrid, cambiandoli in euro per ridarli poi ai negozianti del villaggio.
Diversamente da altri Paesi come la Francia e l’Italia, la Spagna non ha mai dato una dead line per il cambio delle pesetas in euro. Come riporta il sito della BCE , molte banche centrali europee hanno stabilito un termine ultimo per la conversione delle banconote e delle monete nazionali, altre lo hanno fissato solo per le monete, poche – tra cui appunto la Spagna – non hanno posto alcuna scadenza. Secondo stime della Banca di Spagna ci sono ancora in giro circa 1,7 miliardi di euro in vecchie pesetas, che non sono state convertite in euro dal 2002 ad oggi.
Iniziative analoghe a quella di Villamayor de Santiago sono state realizzate anche in Italia, prima che il Governo Monti, con il decreto “Salva Italia” (art. 26), anticipasse lo stop sulla conversione lire-euro originariamente prevista per il 28 febbraio 2012, e destinasse il controvalore dei biglietti e delle monete in lire ancora in circolazione al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.
Gli ultimi acquisti in lire sono stati fatti probabilmente a Poppi, in provincia di Arezzo, dove dal 10 novembre ai primi di dicembre 2011 le banconote italiane sono tornate a circolare nei negozi grazie all'accordo tra Confesercenti, Comune di Poppi, Associazione Attività produttive di Ponte a Poppi e Cassa di Risparmio di Firenze.

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