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Di seconda mano

Di seconda mano

Vale 18 miliardi, un patrimonio che passa di mano invece di finire tra i rifiuti. È l’usato, che da noi piace al 44% degli italiani. E ciò anche perché va rafforzandosi la cultura del liberarsi del superfluo. Senza sprecare
Ildegarda Ferraro

Decluttering

Via la carta, gli abiti che non si mettono più da almeno due stagioni, i giochi dei figli non più usati. La logica è ineccepibile: fare spazio fisico per liberare anche la mente. Il termine anglofono che rende la pratica di moda è decluttering. E ci sono consigli; libri, come quello di Marie Kondo, The Life-Changing Magic of Tidying: A simple, effective way to banish clutter forever (vedi qui); articoli (vedi qui); siti (vedi qui) e tecniche su come abbandonare il superfluo. L’Economist, che ha sempre un’idea in più, suggerisce il decluttering in azienda (leggi qui) per combattere la burocrazia ed evitare di buttare tempo e denaro.
Per me sinceramente è una pia aspirazione. Vorrei liberarmi di tutto il di più, ma proprio non mi riesce. Continuo ad avere cartelle di articoli stampa su temi specifici. E c’è sempre quella “varie” con di tutto di più. Sono passata all’ebook, ma un po’ di libri di carta continuo a comprarli. Accumulo scarpe e vestiti. Non riesco ad abbandonare cose che mi hanno accompagnata. Ma certo ci provo.
I consigli di Marie Kondo, legati ad una cultura giapponese dove lo spazio è prezioso, sono sostanzialmente di tenere ciò che ci dà gioia e ad abbandonare ringraziando quanto ci ha accompagnato se non ci trasmette più questa scintilla. Certo Marie Kondo ha tecniche giapponesi semplici e complesse per piegare gli abiti e per riporli, oltre a una lunga lista d’attesa di tre mesi per insegnare a liberarsi del passato (leggi qui), ma non è l’unica esperta. Ci sono tecnici dell’ordine su Youtube per ogni gusto (guarda il video), tutti con migliaia di visualizzazioni. Perché liberarsi del superfluo è una forte leva per la produttività. Troppe cose portano via energia e distraggono. E poi tutto quello che si ha ci possiede. Se si riesce quindi ad eliminare cose che non si usano e di cui non si ha sostanzialmente bisogno si ha l’effetto di liberare spazio nella mente.
Liberarsi non vuol dire buttare. Anzi, può significare entrare in quella ricca schiera di fautori della second hand economy, quelli dell’usato più o meno sicuro che da noi ha tanto successo.

Second hand economy

Quasi la metà degli italiani è toccato dalla scintilla di tutto quanto non è nuovo. Il 44% ha infatti venduto o comprato oggetti usati. Un mercato di tutto rispetto, come ha chiarito una recente ricerca Doxa (leggi qui). In Italia il volume d’affari è di 18 miliardi di euro, di cui il 47% da compravendita online. Chi ha venduto oggetti usati ha guadagnato in media 1.050 euro, più alta la cifra di 1.290 euro per chi ha agito su Internet. Si compra e si vende di tutto: arredamento e casalinghi, abbigliamento ed accessori, libri e riviste, informatica e telefonia.
Fonte: Doxa
Il 71% di chi ha comprato lo ha fatto per risparmiare, ma il 53% di chi ha venduto ha puntato a liberarsi del superfluo, mentre solo il 38% ha l’obiettivo del guadagno. 3 italiani su 5 sono convinti che l’usato sia un modo intelligente per fare economia. Si acquista ancora più nei mercatini dell’usato che sul web, ma l’online cresce costantemente.
Tendenze diverse coesistono. Forse la sintesi è che l’obiettivo è liberarsi del superfluo. Per accumularne altro ancora più vecchio.
Fonte: Doxa
31 Ottobre 2014

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