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Digital Finance, 4 temi chiave per le banche italiane

Digital Finance, 4 temi chiave per le banche italiane

Api, Big data, Robo advisor, Blockchain: su questi temi si gioca una partita globale nell'infinito confronto/scontro tra Fintech e banche. Ma queste ultime hanno due assi da calare nella competizione allargata, soprattutto verso i grandi player tecnologici: patrimonio informativo e conoscenza pervasiva del cliente ...
Mattia Schieppati
Un appello completo, che desse conto di un fenomeno ormai entrato nella quotidianità, ancora mancava. A dare una cifra di riferimento sull’ordine di grandezza del fenomeno Fintech a livello globale ci ha pensato l'Osservatorio Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano, che in occasione del convegno dal titolo Digital Rethinking nel Banking e Finance, ha dichiarato che sono oltre 750, dal 2011 a oggi, le nuove imprese tecnologiche che sono scese nell’arena dei prodotti e dei servizi finanziari. Un gruppetto agguerrito e molto atteso dal mercato, se è vero che – sempre dati Osservatorio – ha raccolto finanziamenti per 26,5 miliardi di dollari. Vale a dire, c’è fame di Fintech, e per chi ha una buona idea gli strumenti finanziari per metterla in pratica non mancano. Attese e risorse che costituiscono un fronte di competizione per le banche tradizionali, che rispetto alla crescita esplosiva del Fintech («con un forte attivismo in particolare sui servizi bancari di base del mondo finanziario, funding & lending», scrive la ricerca) presentano ancora, specialmente in Italia, delle lentezze nell’affrontare e implementare i nuovi fenomeni della rivoluzione in atto.

Servizi di banking e finanziamenti ai primi posti

La categoria più numerosa tra le start-up, il 58%, è quella dei servizi di banking, seguita dagli investment services (21%) e poi da altri servizi (17%). Il banking è anche la categoria che raccoglie i maggiori finanziamenti, il 72% del totale, con un particolare successo per le start-up di lending & financing che da sole rappresentano il 59% (circa 16 miliardi di dollari). Il 96% delle start-up Fintech si rivolge direttamente al consumatore o a un'azienda non finanziaria, ponendosi quindi come concreta alternativa alle banche anche come target. Seppure molte non riusciranno a disintermediare il mondo finanziario tradizionale, ne diventeranno un partner utile per i loro obiettivi.I temi più caldi? Si diffondono le Application Program Interfaces (Api), infrastrutture che consentono alle organizzazioni di diventare più aperte, di integrarsi con nuovi attori e di modificare il proprio assetto. Si inizia a comprendere il grande valore delle informazioni, ma – registrano dall'Osservatorio – oggi solo il 40% degli istituti finanziari cita i Big data analytics nei suoi piani strategici, utilizzandoli principalmente nella relazione con i clienti, molto poco nei prodotti finanziari. L'intelligenza artificiale rende più efficienti i processi di investimento nell'Asset Management, ma oggi solo il 18% degli istituti tradizionali utilizza strumenti digitali avanzati. È iniziata la rivoluzione Blockchain, la tecnologia per le transazioni nata con i Bitcoin, anche se sono ancora poche le banche sperimentatrici, di fronte all'incertezza su prospettive e tempi di utilizzo.
«Per fronteggiare la competizione allargata gli attori bancari oggi possono fare leva su due importanti vantaggi: il patrimonio informativo di inestimabile valore nel rapporto con il cliente e la sua conoscenza pervasiva», ha detto Filippo Renga, Direttore dell'Osservatorio Digital Finance, «fondandosi su questo, con le analisi Big data, possono valutare con maggiore velocità e precisione il merito di credito di un cliente, anche anticipandone i bisogni. Automatizzando il processo di investimento, invece, possono posizionarsi in modo complementare rispetto all'offerta tradizionale, ad esempio rivolgendosi a un target molto specifico».
Come segnala la ricerca, «nel mondo Finance sono già entrati diversi colossi del Web, come Google, Facebook, WeChat, Apple, Samsung e Alibaba: nel breve-medio periodo gli istituti finanziari accusano un ritardo, in ambito digitale in termini di efficacia ed efficienza, rispetto ai grandi attori digitali internazionali e su alcuni servizi dovranno sottostare alle loro condizioni ma da un attento monitoraggio della concorrenza e da una corretta valorizzazione dei propri asset, gli istituti possono estrarre il potenziale per mantenere nel lungo periodo un vantaggio competitivo anche in campo digitale».
Questi i quattro temi chiave su cui il mondo bancario-finanziario è chiamato a confrontarsi.

1. Le Api – Application Program Interfaces

Un alleato fondamentale per l'innovazione delle banche è costituita dalle Application Program Interfaces, righe di codice software standardizzate che permettono di interagire e scambiarsi dati in modo flessibile ed economico. Un’infrastruttura pervasiva e necessaria all’organizzazione che diventa ancora più importante con l'entrata in vigore della direttiva europea sui servizi di pagamento nel mercato interno Psd2 che obbliga gli attori finanziari ad aprire l’accesso ai propri conti per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. Esistono diverse tipologie di Api, che rispondono a specifiche esigenze. Le Open Api sono accessibili da chiunque e messe a disposizione per creare servizi “terzi”, le Partner Api sono rese disponibili ad attori esterni selezionati per lo sviluppo di servizi terzi, le Internal (o Private) Api sono, invece, accessibili e utilizzabili esclusivamente da attori interni all’organizzazione, ad esempio per offrire al cliente finale un'user experience simile su diversi device e canali di interazione, ma anche per rendere più snelli e veloci i processi interni tra diverse funzioni.

2. I Big data finanziari

Il patrimonio informativo sui clienti è un patrimonio da scovare, estrarre e raffinare per essere messo a valore in tutti i processi aziendali. Ma i Big data incidono ancora poco negli istituti finanziari, in particolar modo al vertice: solo il 40% dei maggiori istituti a livello internazionale fa riferimento ai big data nei propri piani strategici. Lo rivela la ricerca condotta dall'Osservatorio Digital Finance su 400 fonti delle 63 maggiori banche a livello globale. I progetti di Big data analytics possono essere impiegati trasversalmente su tutte le aree di attività, ma oggi le applicazioni in ambito finanziario a livello internazionale sono prevalentemente solo nel marketing e nella relazioni con la clientela (quasi il 63% dei progetti). Sono ancora pochi (20%) i progetti che coinvolgono attività cardine del business bancario e finanziario, come il risk management, l'erogazione di credito o il supporto alle decisioni di investimento. Gli istituti finanziari utilizzano nel 61% dei progetti solamente dati strutturati provenienti da fonti interne. I dati destrutturati ed esterni sono utilizzati rispettivamente solo nel 30% e nel 24%. La metà dei progetti (50%) sfrutta ancora dati analizzati in batch (raccolti nel tempo, archiviati e solo in un secondo momento analizzati), ma molti iniziano a sfruttare anche l'analisi in real-time (40%) e near real-time (10%), soprattutto nel rilevamento delle frodi legate ai pagamenti.

3. Digital Asset Management e Robo advisor

Nell'Asset Management si stanno sviluppando tecniche di intelligenza artificiale e servizi innovativi basati su Robo advisor. L'indagine su 185 attori tradizionali e 130 start-up a livello internazionale rivela alcuni nuovi paradigmi digitali su segmenti non storicamente attrattivi per le aziende, ma anche alcuni servizi in diretta competizione. Le start-up dell'Asset Management infatti sono molto attive: offrono modelli di investimento black-box, soluzioni di investimento alternative alla tradizionale offerta delle factories come il crowdfunding, servizi di private banking con attività comparabili a quelle degli incumbent ma con portafogli tarati su cluster di investitori omogenei, fino a servizi di private banking “digitali” con un livello di customizzazione profilato sullo specifico investitore.
Tra i grandi attori internazionali tradizionali dell'Asset Management invece solamente il 18% utilizza piattaforme digitali “avanzate” per la consulenza di investimento, mentre la maggioranza dei casi, l'82%, assiste i propri clienti in modo tradizionale (non significa che siano sprovvisti di piattaforme digitali, ma non sono utilizzate per la consulenza di investimento). Gli attori impegnati nel Digital Asset Management hanno sfruttato il canale digitale per posizionarsi in modo complementare rispetto alla propria offerta tradizionale, ma i livelli di automazione del processo di investimento sono diversi: nella maggior parte dei casi (il 68%) la componente umana e robotica coesistono, nel 23% le piattaforme online offrono strumenti, analisi e informazioni in real-time, solo nel 9% sono presenti i Robo advisor, piattaforme digitali capaci di generare servizi di consulenza di investimento in maniera automatica, senza alcun intervento umano, cercando di considerare caratteristiche e obiettivi dell’investitore.

4. La Blockchain

Il mondo finanziario è sempre più attento al fenomeno Blockchain, la tecnologia nata con la criptovaluta Bitcoin e poi applicata ad altri ambiti che ha potenzialmente impatto su tutte le transazioni, con benefici su costi, ottimizzazione dei processi, sicurezza, fonti di revenue, anche se c'è ancora incertezza sugli ambiti applicativi in cui sarà utilizzabile e sull'entità dei benefici rapportati agli investimenti.
15 Febbraio 2017

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