22 Luglio 2018 / 10:49
Dopo il Sopa e la Pipa, anche in Italia è scontro sulla pirateria

 
Fintech

Dopo il Sopa e la Pipa, anche in Italia è scontro sulla pirateria

di Franco Volpi - 30 Gennaio 2012
La sollevazione della rete Usa riporta al centro del dibattito anche in Italia la questione del copyright sul web. In Parlamento fa discutere una proposta dell’onorevole Giovanni Fava. E i navigatori si scatenano
Ci voleva forse il big bang scoppiato negli Usa in seguito alla duplice proposta di legge presentata al Congresso per una restrizione della "libertà di web" e mezzi più duri di lotta alla pirateria informatica per riaccendere anche in Italia la miccia del dibattito - che torna periodicamente senza approdare mai a un nulla di fatto - sulla regolazione del copyright sul web.
E se negli Stati Uniti hanno tenuto banco per settimane dibattiti in parlamento e tra le community online su Sopa (Stop Online Piracy Act) e Pipa (Protect IP Act), ora la questione è sbarcata anche in Italia. Con un nome meno da fumetto e più serioso, "emendamento Fava", ma come capitato oltreoceano ha movimentato online un tam tam di attivazione molto partecipato.
È approdato lunedì 23 gennaio in discussione alla Camera, l'emendamento proposto dal deputato della Lega Nord Giovanni Fava alla Legge Comunitaria 2011 (che adegua vari punti dell'ordinamento italiano alle linee imposte dall'Europa, tra le altre cose anche sul tema Internet e diritti d'autore), sul web ha infatti già scatenato un putiferio. Cosa propone l’onorevole Fava? In pratica, che i fornitori di servizi Internet (cioè i provider, ma anche siti che fanno hosting di contenuti di terzi come Google, YouTube, Facebook, Wikipedia) siano tenuti a rimuovere eventuali contenuti protetti da copyright non solo su disposizione di un giudice, ma anche semplicemente in seguito della segnalazione da parte “di un qualunque soggetto interessato”. In pratica, si toglierebbe all’autorità giudiziaria l’esclusiva titolarità ad agire a tutela del copyright, e si concederebbe a chiunque la facoltà di chiedere la rimozione di un contenuto da un sito, senza l’obbligo di dimostrare che tale contenuto violi una legge.
Una forzatura, oppure il tentativo di mettere un argine alla dilagante pirateria di contenuti proprietari? Di certo, la proposta dal parlamentare leghista è una misura molto restrittiva, che va in rotta di collisione con i fautori della filosofia "aperta" del web. Apriti cielo: su Twitter è già iniziata una campagna di mobilitazione, che si è aggregata intorno all'hashtag #nofava, e il profilo Facebook di Fava da quattro giorni è sotto assedio.
Dalla rete ai palazzi della politica. Contro l'emendamento Fava si sono subito mossi Idv, Pd e Fli, chiedendo la soppressione della richiesta perché, hanno osservato i tre partiti intervenendo nel merito della questione, «crea una serie di distorsioni contrarie all'intento originario del legislatore europeo e italiano. Il prestatore del servizio, agendo in qualità di mero intermediario, non ha la capacità né il compito di accertarsi se i contenuti segnalati siano effettivamente illeciti. Fra l'altro questa segnalazione potrebbe essere fatta da qualunque soggetto interessato». Impossibile insomma chiedere al provider di cancellare, su richiesta posta da un comune cittadino, un contenuto messo sul web da un altro comune cittadino.
Fava, che tra l'altro è reduce da un incontro proprio con Lamar Smith, il deputato texano primo firmatario della Sopa, salta a piè pari il problema privacy e tutela della libertà della rete e controbbatte: «La pirateria online produce 200 miliardi di dollari di danni all'economia mondiale. L'Italia è tra i paesi con il più alto tasso di download illegale. Bisogna fare qualcosa».
Sul punto, tutti d'accordo. Sul come, in rete il dibattito è aperto.
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