19 Luglio 2018 / 11:56
Equity Crowdfunding, 14 portali autorizzati

 
Fintech

Equity Crowdfunding, 14 piattaforme autorizzate

di Mattia Schieppati - 1 Aprile 2015
Negli ultimi mesi è cresciuto il numero dei portali di raccolta registrati dalla Consob. Segno che, dopo due anni di rodaggio, qualcosa sta cambiando. In attesa delle Pmi ...
È stata la novità contenuta all'interno del cosiddetto Decreto Crescita Bis (dicembre 2012) che aveva maggiormente acceso le fantasie sulla possibilità di generare un movimento diffuso (crowd, ovvero folla) di finanziatori di start-up innovative. Ma, a due anni dal via, le grandi attese nei confronti dell'equity crowdfunding lasciano tiepidi sia i commentatori che gli stessi operatori. L'autorizzazione nel corso del mese di febbraio, da parte di Consob, delle ultime due piattaforme in ordine di tempo (Investi-re.it gestita da Baldi&Partners e Starztzai.com, gestita da Startzai srl di Ancona) ha riacceso l'attenzione su un mondo che stenta a decollare.
Il termine crowdfunding indica il processo con cui più persone (“folla” o crowd) conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere utilizzando siti internet (piattaforme o portali) e ricevendo talvolta in cambio una ricompensa. Si parla di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento online si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.

Primi in Europa con una normativa

Nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding il fenomeno non è soggetto a regolamentazione (salvo Francia e Gran Bretagna, che nel corso del 2014 si sono dotate di una normativa) ed è fatto pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti (appello al pubblico risparmio, servizi di pagamento, etc.). L’Italia è invece il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding. Il “Decreto crescita bis” ha delegato alla Consob il compito di disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un «ambiente affidabile» in grado, cioè, di creare fiducia negli investitori. Regolamento che Consob ha tempestivamente adottato sin dal 26 giugno 2013 (leggi l’articolo di Bancaforte).

14 portali attivi e 17 progetti lanciati

Via alle danze? Sì, infatti a un anno e mezzo dal via, infatti, sono ben 14 le piattaforme per la raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative iscritte nella sezione ordinaria del registro della Consob La metà dei gestori autorizzati di questi portali ha sede a Milano: Assiteca Crowd, Investire.re, Crowdfundingme, Ecomill, Fundera, Siamosoci, Smarthub, Start Up. Gli altri 7 portali sono: Equinvest (Roma), Muum Lab (Molfetta), Next Equity Crowdfunding Marche (Civitanova Marche), Start Up (Livorno), Statzai (Ancona), The Ing Projet (Brescia) e Wearestarting (Bergamo). Uno invece il "gestore di diritto" (ovvero le banche e le imprese di investimento autorizzate alla prestazione dei relativi servizi di investimento che hanno comunicato alla Consob lo svolgimento della gestione di portali di equity crowdfunding), Unicasim, società di intermediazione mobiliare.
A fronte di un sostenuto numero di piattaforme, però sono solo 17 i progetti aperti al finanziamento lanciato sulle varie piattaforme ed è ancora più basso il numero dei finanziamenti andati a buon fine. Il conteggio lo fa costantemente l'Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano (clicca qui): 17 i progetti pubblicati, di cui 4 quelli chiusi con successo (il 36,4%), 7 quelli chiusi senza successo (63,6%) e 6 quelli ancora in fase di raccolta. Numeri che spostano poco, a livello di economia-Paese.

Un ampio mercato potenziale

Eppure, nuove imprese innovative che avrebbero bisogno di investimenti dal basso non mancano certo: a oggi sono 3.156 le start-up innovative italiane iscritte nel registro nazionale (http://startup.registroimprese.it), che potrebbero beneficiare di questa nuova disciplina finanziaria, ma il meccanismo non si innesca. I motivi? Giancarlo Giudici, professore associato e responsabile dell’Osservatorio sul crowdfunding del Politecnico di Milano, ha provato a fare un bilancio nel corso di una lunga intervista rilasciata al sito fasi.biz.
«A nostro avviso i motivi di questa partenza a ritmo ridotto sono essenzialmente due», spiega Giudici. «Il primo è lo scarso appealing dei progetti presentati dalle startup innovative. È mancato il fattore virale che può solleticare non solo l’obiettivo di investimento, ma anche il voler far parte di un progetto innovativo e stimolante. In altre parole, non si è riusciti a coinvolgere emotivamente la folla di Internet. In secondo luogo pensiamo che le valutazioni proposte dalle imprese siano state eccessivamente elevate. In media, i 17 progetti finora pubblicati hanno offerto il 25,9% del capitale. Ciò equivale ad una valutazione implicita media (post money, direbbero i venture capitalist) pari a quasi 1,3 milioni di euro. Per società start-up, che a volte hanno un fatturato di poche migliaia di euro, è veramente una cifra elevata. L’errore è stato quello di applicare multipli tipici del mercato del venture capital e dei business angel (i quali hanno maggiore potere contrattuale verso gli imprenditori-fondatori dell’impresa e possono apportare valore nella gestione dell’impresa) a campagne di finanziamento rivolti a investitori retail, spesso invitati a sottoscrivere quote senza nemmeno diritto di voto».
Come osservano da Consob, una scossa ulteriore, e un vero "via" del mercato potrebbe essere dato dagli sviluppo dell'ormai prossima attuazione del decreto "Investment Compact" (DL n. 3 del 24 gennaio 2015, appena convertito nella legge n. 33 del 24 marzo), che introduce una modifica al Testo unico della finanza istituendo la categoria delle PMI Innovative, e prevedendo una mini-riforma dell’equity crowdfunding, esteso alla raccolta di capitale di rischio non più solo per le startup, ma anche per le PMI innovative, per gli organismi di investimento collettivo del risparmio e le società di capitali che investono prevalentemente in startup e PMI innovative.
«Un altro fenomeno interessante», osserva Silvia Carbone dell'ufficio analisi di impatto della regolamentazione sull'equity crowdfunding della Consob, «potrebbe essere l’arrivo di player esteri, o l’ingresso nel settore di qualche grande gruppo industriale: in tal caso ci sarebbe un ulteriore salto di qualità nell’attenzione verso il mercato».
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