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Equity crowdfunding: la Consob allarga le maglie

Equity crowdfunding: la Consob allarga le maglie

Varato il nuovo Regolamento per la raccolta di capitali di rischio online. Con un'importante novità: sarà possibile compilare il questionario MiFID direttamente online, con maggiori poteri ai portali. E si allargano anche le categorie di investitori. Ma resta il limite delle start-up ...
Mattia Schieppati
Rispettando con precisione svizzera la scadenza che aveva annunciato, la Consob ha licenziato il 24 febbraio la riforma del regolamento in materia di equity crowdfunding, ovvero la possibilità per le start-up innovative di raccogliere capitale di rischio attraverso appositi portali online. L'Italia era stato il primo Paese al mondo, nel giugno del 2013, a emanare un regolamento attraverso la propria autorità di vigilanza dei mercati finanziari che normasse e di fatto introducesse questa leva di finanziamento frutto della “sharing mentality" del web. Nonostante il tempismo, però, in questi due anni e mezzo questo strumento è rimasto molto poco utilizzato: sono solo 2 milioni di euro i capitali raccolti in maniera crowd in Italia. I motivi? Due, sostanzialmente:
  • primo, il regolamento presentava vincoli troppo stringenti per chi intendeva investire. Vincoli imposti per tutelare i capitali degli investitori: si temeva che a fronte di uno strumento nuovo, attivo in una realtà nuova e di per sé incontrollabile come la Rete, la platea di investitori - anche singoli risparmiatori - si lasciasse prendere la mano da investimenti avventati, oltre la soglia del giusto rischio;
  • secondo, si trattava di uno strumento applicabile solo alla categoria di impresa delle start-up innovative, quindi a un ristrettissimo numero di aziende nascenti, spesso dalla vita molto breve. Così si è creata una situazione di stallo.
Con senso critico, e soprattutto grande realismo, la Consob ha così deciso di intervenire per migliorare la norma senza attendere i tre anni in genere previsti per le "Valutazioni di impatto della regolamentazione". E per prima cosa ha avviato lo scorso luglio una consultazione online per far sì che lo stesso regolamento nascesse in maniera "condivisa". Risultato? Il nuovo regolamento presenta procedure più snelle e meno vincoli (senza per questo togliere garanzie ai potenziali investitori) e amplia il panel delle imprese che possono ricorrere a questo strumento di finanziamento. Questa riforma, ha comunicato la Consob, «intende porre i presupposti per lo sviluppo dell’equity crowdfunding come canale di finanziamento dell’innovazione, in alternativa agli strumenti tradizionali di erogazione del credito».

I portali diventano responsabili

Prima novità, la semplificazione della procedura. Le verifiche di appropriatezza dell'investimento rispetto alle conoscenze e all'esperienza dell'investitore potranno d'ora in poi essere effettuate dagli stessi gestori dei portali di equity crowdfunding. Cade dunque per i gestori dei portali l’obbligo di far transitare presso un intermediario finanziario (banca o Sim) gli investitori per importi sopra soglia (ovvero oltre 500 euro per le persone fisiche e 5.000 per le persone giuridiche) per la compilazione del questionario MiFID ai fini dell’appropriatezza. Attualmente infatti, per gli investimenti sopra soglia, il cliente deve rivolgersi a uno sportello fisico di una banca autorizzata allo svolgimento di questo controllo, appesantendo la procedura e rendendola poco fruibile. Con il recepimento della modifica del regolamento, sarà possibile per le piattaforme eseguire i test di appropriatezza ai fini MiFID direttamente online. Naturalmente gli investitori devono essere dotati dei requisiti adeguati e qualora il gestore ritenga che lo strumento non sia appropriato per il cliente lo deve avvertire della situazione.

Chi può investire

È stato ampliato il novero dei soggetti legittimati a sottoscrivere una quota dell'offerta in qualità di investitori professionali. Sono state ammesse, infatti, due nuove categorie:
  • gli "investitori professionali su richiesta", così come definiti dalla disciplina europea sulla prestazione dei servizi di investimento (MiFID);
  • gli "investitori a supporto dell'innovazione" (per esempio, i cosiddetti "business angels").
Questa modifica dovrebbe permettere che la corretta conclusione della campagna, che prevede la sottoscrizione del 5% da parte di un investitore professionale (banche, imprese di investimento, Organismi di investimento collettivo del risparmio - Oicr, fondi, imprese di grandi dimensioni), sia allargata anche agli investitori professionali su richiesta. Questi investitori devono soddisfare due dei seguenti requisiti:
  • il cliente ha effettuato operazioni di dimensioni significative sul mercato in questione con una frequenza media di 10 operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti;
  • il valore del portafoglio di strumenti finanziari del cliente, inclusi i depositi in contante, deve superare 500.000 euro;
  • il cliente lavora o ha lavorato nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione professionale che presupponga la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti.

In UK il crowdfunding gode di ottima salute

Proprio in coincidenza con il nuovo regolamento Consob, la società di analisi economiche Beauhurst ha pubblicato l'annuale report sull'equity fundraising delle start-up innovative nel mercato UK. Un mercato che, insieme a quello Usa, rappresenta un punto di riferimento per dinamismo e per quantità di investimenti grazie a ujna "tradizione" più diffusa di venture capital. Il report registra un totale di 4,9 miliardi di investimenti tra venture capital e equity crowdfunding nel corso del 2015, con una crescita del 26% rispetto all'anno precedente. Dove la crescita più forte l'hanno fatta registrare proprio le piattaforme di raccolta.
Infine, per rafforzare il vincolo di destinazione delle somme rappresentative delle manifestazioni di interesse degli investitori, ed evitare che tali importi possano essere aggrediti da creditori dell’offerente, è stato previsto che “la provvista necessaria al perfezionamento degli ordini di adesione alle offerte è costituita in un conto indisponibile destinato all’offerente acceso presso le banche o le imprese di investimento a cui sono trasmessi gli ordini”.

Più soldi che start-up

Un passo avanti, dunque, salutato positivamente da tutti gli operatori del settore che hanno partecipato alla consultazione lanciata da Consob. Restano però alcuni limiti, dovuti più al sistema dell'innovazione italiano che non ai cavilli delle norme. «La realtà è che adesso in Italia c’è disponibilità più di denaro che di progetti da finanziare», dice Alessandro Maria Lerro, avvocato e presidente dell’Associazione Italiana Equity Crowdfunding, in un'intervista al portale Smartmoney.
Lerro cita gli ultimi dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano secondo i quali dal 2013 ad oggi il tasso di successo delle campagne è del 44%. «Questo vuol dire che una campagna su due ha avuto successo in termini di importi investiti (ne sono state finanziate 12 su 30): si tratta di un dato irreale e da prendere con le pinze, proprio perché influenzato dalla modesta dimensione del mercato, ma fa comunque capire che la voglia di investire c'è». Altro limite, il fatto che questa leva finanziaria resti riservata a una categoria di imprese molto ristretta, le start-up innovative, le Pmi innovative e le start-up turistiche. «Bisogna poter aprire a nuove categorie» dice sempre a Smartmoney Gianluca Dettori, fondatore e presidente di Dpixel, che però ha spiegato come questo tema non possa essere affrontato da una normativa secondaria come quella della Consob, ma sia necessario un intervento legislativo su impulso del governo o del parlamento. «È la normativa primaria quella su cui bisognerebbe intervenire, lo dico anche come partecipante all’Advisory Group di Assolombarda, i cui suggerimenti vanno nella direzione di rendere questo strumento accessibile a qualunque impresa che risponda a certi parametri patrimoniali, come succede nel mercato americano, dove dopo tre anni di lavoro della Sec è entrata in vigore la nuova normativa e qualunque impresa americana può effettivamente raccogliere cifre anche importanti sul mercato online».
8 Marzo 2016

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