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Facebook e Google, meglio del telegiornale

Facebook e Google, meglio del telegiornale

Per gli under 30 il social network è la prima fonte di informazione. Dal 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione emerge il fenomeno della disintermediazione digitale. Con l'io-utente al centro del sistema ...
Mattia Schieppati
Televisione addio, e radiogiornali pure. Per non parlare dei quotidiani, ovviamente. La prima fonte di informazione per le nuove generazioni under 30 è Facebook (71,1%), segue Google (68,7%), e solo al terzo posto troviamo i telegiornali tradizionali (68,5%), tallonati da YouTube (53,6%), con i giornali radio staccati al 48.8% e insidiati addirittura dalle app d'informazione per smartphone (indicate dal 46,8% degli intervistati). Una realtà intuibile, ma che messa nero su bianco - pur in una domanda a risposta multipla - fa comunque una certa impressione. A elencare in maniera spietata come sta cambiando la geografia dell'informazione, e come cambierà via via che gli anni passano e i nativi digitali crescono, è il 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, la ricerca che dal 2002 traccia la mappa del consumo dei media e dell’informazione in Italia e ha praticamente accompagnato tutti gli anni cruciali della svolta digitale (per scaricare, previo acquisto, il rapporto completo vedi qui).

Informazioni personalizzate

Un rapporto che è stato intitolato "L'economia della disintermediazione digitale" (qui tutti i principali dati analitici), proprio perché quel che emerge in maniera clamorosa e interessante è quanto gli utenti under 30 (ma non solo) si siano ormai abituati ad utilizzare il web, e il flusso dei social network in particolare, per costruirsi una propria informazione personalizzata, costruendo in maniera personale un proprio palinsesto, o meglio attraverso il filtro dei social network e di canali come YouTube e Google. Una tendenza «che ha portato “l’io-utente al centro del sistema, con un enorme accrescimento delle sue facoltà e un innalzamento notevole del grado di soddisfazione dei suoi bisogni e desideri raggiunto attraverso Internet e i dispositivi digitali», spiegano i ricercatori del Censis. Esplosiva la crescita di diffusione dei social network: è iscritto a Facebook il 50,3% dell'intera popolazione italiana (il 77,4% dei giovani under 30), YouTube raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani) e il 10,1% degli italiani usa Twitter.
Disintermediazione che, dall'informazione, si allarga anche a tante altre sfere legate a consumi e servizi. Circa il 38% degli utenti di internet utilizza infatti il web non solo per comunicare e informarsi, ma anche per un numero sempre crescente di funzioni pratiche della quotidianità:
  • la ricerca di strade e località (60,4%),
  • la ricerca di informazioni su aziende, prodotti, servizi (56%),
  • l’home banking (46,2%),
  • l’ascolto di musica (43,9%),
  • gli acquisti (43,5%),
  • la visione di film (25,9%),
  • la ricerca di lavoro (18,4%),
  • telefonate tramite Skype o altri servizi voip (16,2%).

La crisi non rallenta i consumi digitali

«Tanto che», si osserva nel Rapporto, «anche in periodo di crisi i media digitali hanno assunto una funzione anticiclica: gli italiani hanno risparmiato su tutto, ma non sui media connessi in rete. A fronte di un incremento medio dei consumi del 9,6%, negli ultimi vent’anni la spesa delle famiglie per computer e accessori è aumentata del 249,8%, quella per telefoni e servizi telefonici ha registrato un rialzo del 233,9%». Gli strumenti digitali sembrano insomma essere stati premiati da un “processo selettivo” innescato dalla crisi: i consumatori hanno fatto delle scelte nell’ambito dei propri consumi, privilegiando soprattutto ciò che hanno ritenuto potesse portare un risparmio, in termini di tempo o di soldi. Un dato estremamente interessante perché, come ci dice il Censis: «i consumi a cui in tempi di crisi si decide di non rinunciare ‒ o che addirittura vengono incrementati ‒ assumono un carattere speciale: sono i consumi considerati indispensabili».
12 Maggio 2015

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