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Facebook lancia il referendum sulla privacy

Facebook lancia il referendum sulla privacy

Gli oltre 900 milioni di utenti chiamati a esprimersi sulle nuove regole di trattamento dei dati personali. Mossa strategica o segno di democrazia?
Franco Volpi
Dimostrazione della democraticità del social network e di attenzione all'opinione degli utenti, oppure scelta di immagine per riconquistare il favore del quasi miliardo di iscritti dopo una quotazione in Borsa molto difficile (quotato a 38 dollari, il titolo continua a oscillare nella fascia 30-32 dollari ad azione da quasi 10 giorni)?
Oscilla tra queste due chiavi di lettura il giudizio che sta accompagnando quella che è, a oggi, la più grande consultazione online della storia: 900 e passa milioni di persone consultate per decidere la linea di condotta di un'azienda privata - il social network Facebook - rispetto a un tema delicato come la gestione dei dati personali degli utenti stessi. È iniziato infatti lunedì 4, e si concluderà venerdì 8 alle ore 18 (italiane) il "referendum" lanciato da Facebook, che chiama tutti i suoi amici sparsi nel mondo ad esprimersi se mantenere le regole attuali (entrate in vigore nell'aprile 2011) a proposito di privacy e gestione dei dati personali, in particolare per quanto riguarda l'accessibilità degli stessi a società terze. Oppure se accogliere e implementare la nuova policy definita dalla società di Mark Zuckerberg tra aprile e maggio 2012, e ora appunto sottoposta a giudizio.
Qualunque sia il risultato, perché il voto sia valido e vincolante per Facebook è necessario raggiungere un quorum di almeno il 30% degli aventi diritto al voto (equivale più o meno a 270 milioni di persone, più del totale degli elettori negli Stati Uniti). Se alla chiusura delle urne virtuali l'iniziativa resterà al di sotto di questa soglia, allora l'indicazione maggioritaria avrà per l'azienda solo valore consultivo. Un'indicazione di preferenza, ma non vincolante.
Tre le novità che, se il nuovo documento di policy riceverà la maggioranza dei voti, l'azienda si impegna a far entrare in vigore:
  • la possibilità per Facebook di poter inviare messaggi e consigli pubblicitari agli utenti iscritti anche al di fuori della piattaforma Facebook (per esempio anche direttamente in e-mail, visto che per l'iscrizione al social network va inserita un a e-mail personale);
  • un regolamento dettagliato sulle policies di utilizzo dei cookies pubblicitari;
  • la possibilità per Facebook di "conservare i dati di un utente per tutto il tempo necessario a proporre servizi", frase sibillina che praticamente dà all'azienda carta bianca nel conservare e usare i dati personali di ogni utente per utilizzi ancora da definire, essendo la parola "servizi" non ben definita né circostanziata.
Un'operazione molto interessante quella avviata da FB, proprio perché contiene molti rischi: chiedere agli utenti una delega così ampia per la gestione dei dati personali presuppone una grande dose di coraggio. Visto che comunque, nonostante la fiducia con cui 900 milioni di frequentatori del network continuano a mettere in bacheca i propri fatti, preferenze e dati personali, sottoscrivere con un voto un regolamento che lascia questi dati in balia di un'azienda privata può sollevare non poche resistenze. E non è neanche secondario il fatto che - più che il buon cuore e l'impulso democratico di Facebook, ad aver spinto l'azienda su questa strada è stato il duro intervento della Irish Data Protection Commission, il Garante per la privacy irlandese, che ha contestato a Zuckerberg e soci l'utilizzo troppo disinvolto dei dati personali degli utenti, reso possibile grazie a una policy troppo poco dettagliata che lasciava (e lascia) spazio a troppe possibili interpretazioni "commerciali".
Fatto sta che appena si sono aperte le votazioni le bacheche di centinaia di migliaia di utenti si sono riempite di appelli al voto, e la "tendenza" che sembra emergere dalle conversazioni è contraria all'applicazione delle nuove regole, e sembra orientata a una conservazione della policy più garantista rispetto al trattamento dei dati e al possibile utilizzo pubblicitario delle informazioni circolanti sul network. Ma, come tanti anni di elezioni e di exit poll insegnano, spesso nel segreto dell'urna poi si fanno cose diverse di quanto si dichiara pubblicamente. Sarà così anche nella "cabina" digitale?
6 Giugno 2012

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