23 Giugno 2018 / 02:43
Facebook, sarà una vera banca?

 
Fintech

Facebook, sarà una vera banca?

di Mattia Schieppati - 29 Novembre 2016
La Banca Centrale Irlandese concede a Facebook Payments International l'autorizzazione a operare come "e-money institution" e a trasferire denaro elettronico nei vari paesi dell'Unione europea. Per ora solo donazioni e pagamenti peer-to-peer, ma che cosa ha davvero in testa Mark Zuckerberg?
Sono stati necessari due anni, ma ora quel che era solo uno scenario possibile è diventato realtà: il 24 novembre la Banca Centrale Irlandese ha concesso a Facebook Payments International (Fbpil), divisione della società fondata da Mark Zuckerberg dedicata all’e-payments, l’autorizzazione a operare come intermediario finanziario per i servizi di pagamento, ovvero potrà operare come un prestatore di servizi di pagamento e come emittente di moneta elettronica, oltre che essere una piattaforma per bonifici e servizi di rimessa del denaro.
L’autorizzazione rilasciata dall’istituto irlandese consente così, di fatto, a Facebook di operare come banca virtuale in tutto lo spazio economico europeo, compresi Norvegia, Islanda e Liechtenstein ( qui la pagina dell’Istituto con la conferma dell’autorizzazione rilasciata ).
Lo status di “e-money institution” consentirà dunque a Facebook di offrire ai suoi clienti diversi servizi, come quelli per il trasferimento di denaro elettronico nei vari paesi dell'Unione europea, senza bisogno di avere autorizzazioni dai singoli paesi, o anche quelli di apertura di un conto deposito sulla piattaforma del social network con cui fare acquisti online.
Una notizia che, se pur attesa, ha subito creato subbuglio, perché certifica un interesse importante del social network in un settore nuovo e dalle potenzialità notevoli (basti pensare alla massa enorme di dati personali che Facebook gestisce da quasi un decennio, a ai suoi attuali 1,65 miliardi di utenti in tutto il mondo, per comprendere la portata della questione). Molto sintetica la risposta della società alla richiesta di ulteriori informazioni: «Facebook potrà utilizzare la licenza per abilitare prodotti futuri come le donazioni su Facebook o i pagamenti peer-to-peer via Messenger», scrivono da Menlo Park nella Silicon Valley; «Fbpil è autorizzata a emettere donazioni da parte degli utenti Facebook solo verso organizzazioni di beneficenza registrate nello spazio economico europeo e pagamenti peer-to-peer soltanto all’interno dello stesso». Intenzioni che pongono l’operazione in un perimetro ben delimitato e per ora marginale, ma che sembrano più tese a tenere un basso profilo che a dimostrare quali siano le reali intenzioni dell’azienda.
Le attività fino ad ora dichiarate non sono infatti una novità: già da anni Facebook negli Usa opera come gestore di transazioni ed emettitore di moneta elettronica in relazione alla gestione di acquisti legati ad app e giochi, come per esempio il game Farmville o come Candy Crush. Ma lo sbarco nel fortino protetto dell’Unione europea potrebbe essere il primo passo di una strategia più ampia e più articolata.
Come subito hanno osservato alcuni esperti, è impossibile dire ora se Facebook ha intenzione di trasformarsi, un passo alla volta, in una vera e propria banca, gestendo – oltre alle microtransazioni ed eventualmente attività di e-commerce – anche servizi evoluti come prestiti e mutui, per esempio. Di sicuro, gestendo enormi moli di dati, la creatura di Zuckerberg è in grado di fare una profilazione di tipo psicologico e sociale degli utenti e capire la capacità di spesa di ciascuno, sviluppando per ciascun utente un “credit scoring” (la misura dell’affidabilità creditizia) molto più accurato di quello possibile attraverso gli attuali tradizionali parametri di misurazione.
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