18 Ottobre 2018 / 04:51
Facebook vs Google: sfida all'ultima news

 
Fintech

Facebook vs Google: sfida all'ultima news

di Mattia Schieppati - 17 Settembre 2015
Il social network per la prima volta supera il motore di ricerca nei referral di reindirizzamento utenti a siti di informazione tradizionali. Un sorpasso che può cambiare le prospettive dell'intero mondo editoriale ...
Fino ad ora è stato un testa a testa, una gara fatta di continui sorpassi e controsorpassi. Ma adesso pare che si sia arrivati al sorpasso decisivo, anzi più che un sorpasso una vera e propria fuga. Così dicono i dati appena rilasciati da Parse.ly, la piattaforma di analisi di traffico che fornisce i propri servizi e report a 400 tra i maggiori editori mondiali, da Condé Nast a Fox News, dal Telegraph Media Group a Reuters (in totale, monitora il comportamento di 1 miliardo di visitatori unici, e 6 miliardi di pagine viste): nel trimestre maggio-luglio 2015 per i media considerati i referral (ovvero il traffico portato) di Facebook superano quelli di Google di 3 punti percentuali netti: 38,2% contro 35,2% (vedi sotto).
Uno stacco importante, che acquista un ulteriore significato se si considera che, in generale, il traffico portato sui siti di news dai social network in generale (quindi Facebook che fa la parte del leone, cui si sommano gli altri – Twitter, Instagram …) riguarda il 43% delle visite. Sommando i due generatori di traffico, Google e i social media, il risultato è significativo: quasi l’80% dei visitatori di un sito di news vi arriva attraverso canali “altri”, che fungono da potenti motori di stimolo e di attenzione a quel che i digital publishers pubblicano.
«Un elemento interessante da notare», spiega Martin Laprise, responsabile degli algoritmi di Parse.ly, «è che l’incremento di Facebook non è andato a discapito dei referral portati da Google: significa che una quota sempre maggiore di persone arriva alle news dei media, che siano siti di giornali cartacei o siti di news nativi digitali, attraverso il referral». Questa tendenza, secondo gli analisti di Parse.ly, ha un significato ben preciso, e letta nella giusta prospettiva - non di chiusura e di rivalità, ma di collaborazione tra media informativi e social media - dà uno stimolo in più a chi si occupa di informazione ed edita giornali o siti di news: l’importanza di considerare il social media management come parte integrante dell’attività informativa. «Che piaccia o no, i social media costituiscono ormai un canale imprescindibile per mettere in contatto chi ha dei contenuti e un’audience sempre più ampia. Quando è ben strutturato e ben gestito, il social media engagement permette di costruire una relazione positiva tra i digital publisher e i loro lettori», spiegano.

Tre considerazioni

Primo, tornando al dato chiave, il sorpasso di Facebook su Google riduce (in maniera infinitesimale oggi, ma in prospettiva in maniera importante) il potere del motore di ricerca in quanto “principe” dei referral, e dimostra come il tam tam dei social media sia più efficace nel reindirizzare traffico su contenuti editoriali. Un’indicazione di tendenza destinata subito a riflettersi sul potere contrattuale a livello pubblicitario di entrambi i concorrenti.
Seconda considerazione. Il pantano senza fine in cui sguazza l’annosa questione della lotta tra Google e i media d’informazione sul tema dei diritti d’autore, su cui si sta arrovellando anche la Commissione Europea (Bancaforte ha dedicato due articoli al tema: clicca qui e qui), rischia di arrivare a una conclusione fuori tempo massimo, quando cioè probabilmente non sarà più (o non sarà più solo) Google a rappresentare un “problema” per i media, ma il campo da gioco rischia di diventare, di giorno in giorno, più complesso e variegato. Ma soprattutto, continuare a considerare i big del traffico web come degli “avversari” e non come degli alleati è un errore strategico disastroso, che chi fa informazione non si può permettere di fare.
Terza considerazione: questo potere contrattuale preponderante in termini di generazione di traffico, oltre alle ben note disponibilità all’investimento economico illimitato che mette i big di Internet anni luce più avanti rispetto alle sempre più magre casse degli editori tradizionali, potrebbe far crescere in Facebook, Google e compagni la tentazione di far saltare il banco delle trattative e procedere nel diventare loro stessi, in maniera sempre più decisa e totalizzante, editori di contenuti in proprio.

Avvisaglie in casa Zuckerberg …

A proposito di questo ultimo punto, qualche segnale c’è già: da un lato, il progetto Instant Articles, una sezione del social network con contenuti inediti prodotti da “media tradizionali” che sottoscriveranno un accordo con Facebook e che potranno essere letti direttamente sul social network (che, dunque, non fungerà più da semplice reindirizzatore verso i siti dei media stessi); dall’altro, l’annunciato lancio della nuova sezione Notes, un formato inedito per Facebook che permetterà a chiunque di scrivere post più lunghi – o, perché no, articoli, inchieste, reportages – grazie ad una grafica rivisitata. A Mark Zuckerberg è scattata la passione per il giornalismo? Forse. O forse, più semplicemente, quel che conta è trattenere gli utenti sulle proprie pagine più a lungo, producendo dati di traffico e di permanenza sempre più interessanti per gli investitori pubblicitari. E senza dubbio leggendo articoli (per di più, articoli gratuiti o acquisiti a bassissimo costo in accordi quadro con gli editori) si consuma tempo …
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