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FATTURA? Elettronica conviene

FATTURA? Elettronica conviene

I vantaggi sono rilevanti: da 4 a 12 euro a fattura. Ma è solo il primo passo. Intervista ad Alessandro Perego
Giovanni Calabria
Il tempo è maturo per poter procedere con progetti di conservazione sostitutiva, fatturazione elettronica e interscambio di documenti del ciclo dell’ordine in formato elettronico strutturato. Ne abbiamo parlato con Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano, che dal 2006 affronta il tema della fatturazione elettronica in ogni suo aspetto.
Qual è oggi lo stato di diffusione della fatturazione elettronica e delle tecnologie di conservazione sostitutiva, integrazione del ciclo dell’ordine e dematerializzazione in Italia?
Oggi i numeri dimostrano come il percorso di adozione sia ormai avviato, con oltre 4.000 imprese che effettuano conservazione sostitutiva di fatture e/o altri documenti fiscali, oltre 7.500 imprese che all’interno di circuiti EDI scambiano documenti del ciclo ordinepagamento tra cui la fattura e altre quasi 50.000 imprese che si relazionano attraverso circa 250 reti Extranet private, dematerializzando in varia misura il ciclo documentale nei processi commerciali.
Quali sono i messaggi principali che devono essere colti dalle organizzazioni che ancora non si sono convinte della necessità di fare fatturazione elettronica?
Tentando in estrema sintesi di riassumere le principali evidenze emerse in questi anni di ricerca, posso identificare tre messaggi chiave: la fatturazione elettronica è possibile, conviene e conviene ancora di più se è un progetto di sistema. La fattibilità dei progetti di conservazione sostitutiva, fatturazione elettronica e integrazione del ciclo ordine-pagamento è ormai ampiamente comprovata. Lo dimostrano nei fatti sia il numero di progetti già attivi (anche tra imprese e PA), sia i trend di espansione che misuriamo di anno in anno. Con riferimento agli aspetti tecnici, la gran parte degli strumenti informatici abilitanti è ormai disponibile, pienamente affidabile e accessibile. Dal punto di vista normativo, inoltre, molti sforzi sono già stati profusi e il quadro complessivo risulta, nel suo insieme, completo e tendente a un livello di armonizzazione crescente.
Questo per quanto riguarda la possibilità di fare fatturazione elettronica. Ma le aziende ne possono trarre dei vantaggi concreti?
Certamente: la fatturazione elettronica conviene. I benefici sono stati ampiamente documentati dall’Osservatorio, attraverso lo sviluppo di modelli di stima e la loro applicazione su numerosi casi reali (circa 130 imprese e PA di varie dimensioni appartenenti a diversi settori). Nel caso dei progetti di conservazione sostitutiva, i benefici sono prevalentemente legati alla riduzione dei costi dei materiali e alla maggiore facilità nell’archiviazione, nella ricerca e nel recupero dei documenti. Questi progetti portano un beneficio che può variare tra 1 e 3 euro a documento. Nel caso dei progetti di fatturazione elettronica “pura a norma di legge” i benefici per la coppia di attori che si scambiano la fattura possono variare da 4 a 12 euro a fattura. Nei progetti di Integrazione del ciclo Ordine-Pagamento, infine, il beneficio diventa di diverse decine di euro a ciclo, da 30 fino anche a 80 euro a ciclo (inteso come il percorso ideale di un ordine che diventa una consegna, poi una fattura e, infine, un pagamento).
I benefici sono estremamente rilevanti, dunque, e anche la diffusione appare interessante. Ma stiamo parlando di un fenomeno che riguarda solo le organizzazioni più grandi?
No, anche se le grandi imprese sembrano muoversi con più convinzione. La diffusione in Italia (con riferimento al fenomeno della fatturazione elettronica in senso ampio, che include anche i progetti di conservazione sostitutiva e quelli di integrazione del ciclo dell’ordine) è buona quasi 1 impresa su 2 tra le grandi con più di 250 dipendenti e circa 1 su 7 tra le mediopiccole tra 10 e 250 dipendenti e in significativa crescita: +56% per la conservazione sostitutiva e +10% nel numero di imprese che fanno integrazione del ciclo ordine-pagamento in modo evoluto (fenomeno che si accompagna a una crescita di +12% nel numero di documenti scambiati nelle relazioni EDI). Solo poche decine di imprese, però, fanno fatturazione elettronica “pura a norma di legge”: la grande maggioranza di questi casi, inoltre, è costituita da progetti infragruppo. Questa limitata penetrazione si spiega nel fatto che la fatturazione elettronica “pura” richiede sia di stipulare un accordo tra le parti, sia di portare le fatture in conservazione entro un limite temporale sfidante per molte imprese (15 giorni): entrambe queste necessità sono, naturalmente, più semplici da gestire tra società che appartengono a uno stesso gruppo. Indubbiamente la pubblicazione del decreto attuativo che renderà obbligatoria la fatturazione elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione rappresenterà un elemento di accelerazione nella diffusione di questi progetti.
Il titolo dell’ultimo Convegno dell’Osservatorio, “Oltre la Fattura”, lascia intendere che le opportunità da cogliere non si fermano però ai progetti di semplice fatturazione elettronica: quali sono gli ambiti più interessanti a suo avviso?
Sono molteplici: abbiamo enfaticamente scelto di chiamare “Oltre la Fattura” il nuovo Rapporto, proprio per sottolineare il nostro interesse a verificare le potenzialità della dematerializzazione in ambiti diversi rispetto alla fatturazione o al ciclo commerciale ordine-pagamento. In particolare, sono tre le aree di lavoro più o meno contigue rispetto alla fatturazione elettronica – sulle quali ci siamo concentrati in questa Edizione dell’Osservatorio. In primis, la dematerializzazione di altri documenti “oltre la fattura”, in modo da identificare gli ambiti documentali più interessanti nei quali applicare i principi della dematerializzazione non fine a se stessa, dell’integrazione e della collaborazione. Secondo, la financial value chain, con l’obietttivo di verificare le potenzialità derivanti dall’integrazione tra ciclo commerciale e ciclo finanziario. Infine, la e-supply chain collaboration, con l’intento di dimostrare come la dematerializzazione del ciclo ordine-pagamento sia in molti casi solo il primo passo di un percorso di collaborazione di filiera i cui benefici largamente eccedono quelli conseguibili a un primo livello di integrazione operativa.
Con riferimento alla financial value chain, quali sono a suo avviso i risultati più interessanti che avete ottenuto?
Abbiamo identificato 15 concept di servizi di financial value chain, classificabili in quattro aree principali: migliore interazione azienda-banca, completamento del ciclo ordine-pagamento, efficienza nei servizi finanziari tradizionali e nuovi modelli di accesso al credito. Alcuni concept sono contigui all’area tradizionale di analisi dell’Osservatorio: si pensi, per esempio, alle soluzioni volte a migliorare attraverso l’impiego delle ICT l’efficacia e l’efficienza del rapporto impresabanca oppure alle soluzioni a supporto della riconciliazione fatture-pagamenti. Altri concept prospettano invece nuove opportunità in ambito più prettamente finanziario. Alcuni di questi non richiedono particolari stravolgimenti nelle logiche già in essere: ne è un esempio il servizio per richiedere l’anticipo fatture con modalità operativamente meno onerose e più efficaci. Altri, più innovativi, prefigurano invece un miglioramento dell’efficacia nell’erogazione del credito in senso ampio: da nuove forme di aggregazione per la concessione di finanziamenti a insiemi di imprese, ai finanziamenti attivati dalla registrazione di eventi nella supply chain fisica. Un mondo di opportunità ancora tutto da esplorare, di cui abbiamo solo iniziato a scalfire la superficie.
12 Agosto 2011

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