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Fintech, meglio allearsi con le banche

Fintech, meglio allearsi con le banche

Attraverso Fintastico.com, il TripAdvisor delle start-up finanziarie fondato da tre italiani, la catalogazione in 17 aree del settore: dai servizi più strettamente bancari alla blockchain, dal crowdfunding ai pagamenti, dalle assicurazioni al lending e al money transfer. Secondo Fabrizio Villani, che cita un rapporto di Morgay Stanley, la forza espansiva delle Fintech è giunta a un punto massimo, gli effetti di disruption si stanno riducendo e i loro successi sono sopravvalutati. È il momento di unirsi alle banche per evitare il rischio di una bolla ...
Mattia Schieppati
È stato definito come "il TripAdvisor" dei servizi finanziari (bancari e assicurativi, ma anche delle piattaforme di crowdfunding rivolte alle Pmi). E in effetti Fintastico.com , piattaforma di product hunt (ricerca e comparazione di servizi e prodotti) lanciata meno di un anno fa in fase di test e implementata lo scorso mese di maggio, è uno strumento utile per chi - privato o azienda - vuole scandagliare le proposte messe in campo dalle nuove realtà del Fintech alla ricerca del prodotto o servizio più adatto alle proprie esigenze, facendosi guidare e indirizzare anche dai feedback degli altri utenti.
I fondatori sono tre italiani, Fabio Brambilla , ex McKinsey, Fabio Marras , fondatore (nel 2010) di AdviseOnly, il primo Robo-Advisor d'Italia e d'Europa, e Fabrizio Villani , indicato come uno dei Top 10 influencer Insurtech e Internet delle cose (IoT) a livello globale. La "catalogazione" delle Fintech operata dal team di Fintastico.com è molto ampia, e va dai servizi più strettamente bancari alla blockchain, dal crowdfunding alle monete digitali, dalle donazioni alle assicurazioni, dal lending al money transfer, dai pagamenti alla finanza personale. Con la possibilità di selezionare quelli di uno specifico paese (per esempio in Italia) o quelli censiti in tutto il mondo.
Per ora i numeri (almeno quelli di traffico) sono ancora limitati, ma il potenziale dello strumento è evidente: circa 6.000 visite al mese (l'obiettivo è di 50mila entro fine anno); 1.000 servizi registrati (obiettivo 3.000 entro fine anno); 750 utenti registrati (obiettivo di 3.000 entro fine anno); 2.200 iscritti al Gruppo Fintech Italia su Linkedin (target di 4.000 entro fine anno). La piattaforma per ora è attiva in Italia e Spagna, e a breve approderà in Francia, Germania e Israele.

I 17 settori censiti

Un blog per capire le tendenze

«Abbiamo ravvisato la carenza di un servizio capace sia di far conoscere tempestivamente le innovazioni Fintech per le diverse categorie di servizi al consumatore e sia di organizzare, catalogare e censire tutte le start-up che operano in questi settori», spiegano i fondatori. «Quello del Fintech è un settore molto frammentato, dove mancano strumenti capaci di guidare in maniera facile e diretta i potenziali utenti». Al di là dell'utilità pratica di ricerca e confronto, Fintastico.com è anche un punto di osservazione da frequentare per avere il polso della situazione degli orientamenti e degli orizzonti di business all'interno dei quali si stanno muovendo le centinaia di start-up attive in ambito finanziario e assicurativo. Anche grazie all'idea intelligente di sviluppare, all'interno della piattaforma "di servizio", un blog di informazioni e approfondimenti che sta piano piano costruendo una narrazione coerente e realizzata da esperti del settore di tutto ciò che questo nuovo mondo sta producendo.
Uno spazio di ragionamento equilibrato, che non celebra con squilli di fanfara e a ogni costo le magnifiche sorti progressive del Fintech, ma analizza in maniera misurata il fenomeno, e il ruolo che le banche tradizionali hanno e possono avere in questo ambito.
In una recente relazione sullo stato del Fintech a livello globale - scrive infatti Fabrizio Villani in un suo post - Morgan Stanley getta delle ombre sul settore dichiarando che potrebbe essere arrivato a un picco e darebbe ottime indicazioni su come affrontare la disruption anche in altri settori. Secondo Morgan Stanley, il Fintech ha raggiunto il suo punto di crescita massima e gli investimenti da parte dei fondi di capitale di rischio e dei venture capital inizieranno a svanire pian piano quando le banche e gli operatori tradizionali avranno copiato la tecnologia delle Fintech e si saranno adattate al nuovo modo di funzionare del mercato.

Finita l'epoca (esplosiva) dell'innovazione, il Fintech sta per diventare una bolla?

«La relazione di Morgan Stanley», osserva Villani, «sottolinea che la disruption da parte del Fintech potrebbe già aver esaurito i suoi effetti e avrebbe poco o nulla da aggiungere agli attuali sviluppi del mercato. Ma il report che delle 450 imprese Fintech lanciate nell'era dotcom solo 5 sono sopravvissute. Negli eventi Fintech di solito non vengono mosse molte critiche in merito allo stato del modello. Al contrario, i messaggi che spesso emergono sono quelli di una crescita smisurata, che il mondo cambierà sicuramente e che le banche sono destinate a dover scegliere tra cambiare o morire. C'è insomma chi mette in dubbio che il Fintech riesca a mantenere tutte le promesse. All'interno della relazione di Morgan Stanley si legge che «la disruption diretta nel settore dei servizi finanziari è risultata essere una sfida enorme ma con poche storie di successo». Analizzando i numeri, il trend che parlava di quote di mercato nelle mani delle imprese Fintech (si parlava anche del 30% in alcuni paesi occidentali) potrebbe essere troppo elevato, considerando i recenti investimenti da parte delle principali istituzioni finanziarie nella costruzione di propri prodotti automatizzati (per esempio robo-advisors) e l'acquisizione di start-up blockchain.

Le banche tradizionali, insomma, hanno una strategia e la stanno perseguendo?

«Le banche potrebbero essere un esempio per le grandi imprese in altri settori, quando percepiscono un pericolo per il loro business futuro perché il digitale e l'automatizzazione di molti processi mettono a rischio le loro quote di mercato e i loro modelli di business», continua Villani. «Migliorare i servizi e automatizzare la catena del valore può essere senza dubbio un meccanismo di assimilazione della concorrenza sotto forma di start-up con crescita esponenziale e soluzioni tecnologiche molto più performanti rispetto a sistemi legacy che ancora troviamo nelle grandi istituzioni finanziarie. Gli stessi fondi di venture capital raccomandano alle start-up Fintech di ridurre i loro orizzonti temporali per poter lavorare con le imprese tradizionali, le istituzioni finanziarie che hanno bisogno di modificare sostanzialmente la loro struttura e in molti casi anche il loro modello di business. Per il mondo del venture capital la miglior combinazione è quella con una banca che lavora con il mondo Fintech».

È questa la via capace di costruire innovazione e soddisfare il cliente?

«Alcuni dei più importanti influencers del mondo Fintech e guru del venture capital hanno messo in evidenza come il ritmo con cui i consumatori cambiano il rapporto diretto con i loro interlocutori finanziari è stato più lento di quello sperato. Molti sono d'accordo sul fatto che ormai stiamo entrando in una nuova fase storica, una fase di relazione, cooperazione e salvaguardia comune. La banca tradizionale si difende. Un settore molto regolamentato causa un rallentamento delle transazioni e un costo di acquisizione del cliente elevato. Per avere un cambiamento reale, c'è sempre bisogno di attori che vengono trasformati e altri che trasformano in una perfetta "distruzione creativa". Il settore bancario ne è un esempio lampante. La televisione ha ancora un peso molto rilevante rispetto ad altri canali e piattaforme che avrebbero dovuto cambiare tutto ma che non hanno stravolto la televisione. Presto avremo una visione più chiara del fenomeno Fintech e del suo impatto sul settore finanziario. Vedremo come adattarci e convivere».
3 Luglio 2017

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