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Giornalisti, divieto di Tweet

 
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Giornalisti, divieto di Tweet

di Franco Volpi - 13 Febbraio 2012
In poche ore in Gran Bretagna Sky News, la BBC e l'Associated Press dettano ai propri giornalisti regole stringenti per quanto riguarda l'utilizzo dei social network. Andando al di là del confine che separa la deontologia professionale dalla privacy. Succederà anche in Italia?
Per mesi e mesi, da parte di tutti i grandi guru della comunicazione e dell'informazione, direttori delle principali giornalistiche ed editori in testa, è stato un continuo incensamento dei social media. La forza di Facebook e Twitter come ultima frontiera del giornalismo, la potenza di mezzi che nell'immediatezza dell'attimo sapevano informare il mondo di un evento. Cosa sarebbe stata l'ondata di rivoluzioni del Nordafrica senza i tweet costanti di inviati e ribelli che raccontavano secondo dopo secondo gli scontri, le manifestazioni, il cambiamento epocale in corso? Viva il social-giornalismo, insomma, l'unico in grado di raccontare la verità in presa diretta, senza censure.
Poi, giovedì 9 febbraio, un brusco cambiamento di posizione. Prima Rupert Murdoch, con una comunicazione a tutti i dipendenti della sua Sky News. Poi la BBC. Quindi è stata la volta dell'Associated Press, la più celebre e diffusa agenzia giornalistica del mondo. Le tre principali realtà del giornalismo britannico hanno emanato ordini di servizio senza se e senza ma che pongono grossi limiti ai propri giornalisti, pur con diverse sfumature da editore a editore, nell'utilizzo di twitter e degli altri social network.
La prima mossa è stata quella della Sky News di Murdoch: una mail aziendale ha indicato delle nuove "linee guida" per quanto riguarda l'utilizzo dei social network. Tra queste, il divieto di «twittare su storie alle quali non si sta lavorando», e - di contro - «quando una storia è stata twittata da un giornalista di Sky News autorizzato, allora si può diffondere attraverso il proprio account. Anzi, è desiderabile». Non solo: «Non ritwittare mai informazioni postate da altri giornalisti o individui; potrebbero essere errate e non sono comunque passate attraverso la filiera editoriale di Sky News». Insomma, sui propri account twitter privati i giornalisti di Sky non sono liberi di scrivere quello che vogliono, ma la loro privacy, e l'utilizzo di un canale privato e personale come Twitter, deve comunque sottostare alle regole aziendali.
Simile la direttiva dell' Associated Press , che ha posto un limite netto ai propri giornalisti per quanto riguarda la policy dei retweet, limitando e vietando il rilancio di alcuni tipi di fonti: una misura, spiegano dall'agenzia di stampa, che serve per evitare che il pubblico identifichi le opinioni dei singoli giornalisti con la linea editoriale dell'azienda. È evidente come il confine tra libertà e deontologia professionale sia molto sottile, ammesso che non lo si sia già superato.
Non passano nemmeno 24 ore, e una direttiva aziendale simile scatta anche per i dipendenti dell'integerrima e gloriosa BBC , il broadcast pubblico inglese. I giornalisti della rete, una volta venuti a conoscenza di una notizia, hanno l'obbligo di non divulgarla sui propri profili Twitter, ma di condividerla internamente alla redazione perché possa essere valutata, trattata e quindi pubblicata come notizia della testata giornalistica. In pratica, se un giornalista della BBC si trova a essere testimone di un fatto, non è autorizzato a postare al volo i 140 caratteri sul suo profilo Twitter o Facebook, ma deve comunicare la notizia al proprio responsabile di redazione, il quale valuta se farla scrivere e pubblicarla su uno dei media del gruppo, e solo in seguito può essere immessa nel circuito dei social network. Ma solo attraverso l'account @bbc, non dall'account del singolo giornalista che ha scovato la notizia o lo scoop.
A chi ha accusato la rete di "censura", ha risposto il direttore della sezione social media della BBC, Chris Hamilton, che ha scritto: «Apprezziamo il valore crescente di Twitter e delle altre reti sociali, per noi e la nostra audience, come piattaforma per i nostri contenuti, strumento di raccolta di notizie e nuovo modo di interessare il pubblico. La velocità della pubblicazione delle notizie è una componente essenziale della nostra mission. Siamo fortunati ad avere una tecnologia che consente ai nostri giornalisti di trasmettere i testi simultaneamente al nostro sistema editoriale e ai loro account di Twitter. Ma deve essere chiaro che la nostra priorità rimane quella di assicurare che le informazioni importanti arrivino ai redattori della BBC, e a tutti i nostri utenti, il più velocemente possibile, e non certo dopo che sono state già pubblicate su Twitter».
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