19 Luglio 2018 / 11:58
Google cala l'asso. Cambiando le regole sulla privacy

 
Fintech

Google cala l'asso. Cambiando le regole sulla privacy

di Franco Volpi - 1 Febbraio 2012
Una nuova policy unificata raggruppa tutti i servizi del colosso di Mountain View, dal motore di ricerca, a YouTube, a Gmail. Tutto più pratico per gli utenti. Ma così Google ha la possibilità di aggregare un iper-database. Che fa gola alla pubblicità
Un eccesso di trasparenza che fa nascere il sospetto. Un'attenzione così limpida e diretta all'utente da dare l'impressione di qualcosa di poco chiaro nascosto tra le righe. L'alert che centinaia di milioni di utenti nel mondo stanno ricevendo in questi giorni non appena si connettono a uno dei servizi attivati da Google - il motore di ricerca, ma anche Gmail, YouTube, il social network Google+, la piattaforma Blogger - è talmente semplice e sincera da essere stata dai più ignorata.
"Gentile utente Google", scrivono da Mountain View nella California, sede del colosso del web, "Desideriamo informarti che stiamo eliminando oltre 60 diverse norme sulla privacy in tutti i servizi Google per sostituirle con una normativa unica, più breve e di più facile comprensione. Le nuove norme riguardano più prodotti e funzioni, poiché è nostro desiderio creare un’esperienza d’uso che sia meravigliosamente semplice e intuitiva per tutti i servizi Google. Riteniamo che si tratti di contenuti importanti, quindi ti invitiamo a dedicare qualche minuto alla lettura delle nuove Norme sulla privacy e dei nuovi termini di servizio all’indirizzo www.google.com/policies . Le modifiche diventeranno effettive a partire dal 1° marzo 2012".
Bene, ottima cosa. Un'unica regola per tutelare privacy e sicurezza dei miei dati sensibili, anziché una giungla di rimandi, righe piccole e burocratese. Ci sarebbe di che essere contenti. Ma c'è un "ma". Che è stato subito individuato e messo sulla graticola da blogger e esperti della rete, e non ha convinto nemmeno gli osservatori indipendenti di testate come Financial Times ed Economist.
Cosa potrebbe nascondersi, dunque, dietro a questa apparente e utilissima semplificazione, che pone una norma unica di tutela e di utilizzo per tutti i servizi e le società che fanno capo a Big G? «Abbiamo riscritto la politica per la privacy dalla A alla Z affinché sia più semplice e più comprensibile», ha spiegato Google in un comunicato diffuso in coincidenza con la pubblicazione dell'alert. «Queste nuove regole riflettono i nostri sforzi per migliorare la sicurezza dei nostri utenti», e così gli utenti «potranno contare anche su "migliori risultati" nelle loro ricerche». E qui è il problema. L'unificazione delle garanzie di privacy e la sottoscrizione di un unico contratto d'utilizzo per tutti i servizi della galassia Google è una medaglia che ha infatti un altro altro lato. Dal momento che la galassia è appunto ormai unica, e con un'unica firma l'utente sottoscrive un utilizzo trasversale di tutti i servizi, così anche Google può "unificare" tutte le informazioni di quell'utente in un unico database personalizzato. Un utente che i server del gigante informatico possono "schedare" attraverso le sue varie attività, quando utilizza Gmail, quando cerca una parola sul motore di ricerca, quando guarda un video su YouTube e magari lo condivide con i propri amici su Google+.
Se fino ad ora infatti i vari servizi Google non erano in grado di dialogare in maniera integrata ed evoluta tra loro, adesso riconosceranno un utente in qualunque ambito Google questo si muova. Google, infatti, mette in correlazione moltissime informazioni su quanto viene ricercato online (motore di ricerca), su ciò di cui si parla (Gmail), su quanto guardiamo (YouTube) e sugli utenti con cui andiamo ad interagire (Google+). Per esempio, cercando un prodotto su Google, si potranno vedere video relativi a quel prodotto nei consigli di Youtube, e così via.
A sollevare dubbi non sono i soliti amanti del complotto: è stato l'Economist a porre il quesito, e se cioè in realtà, invece di volere servire meglio gli utenti, Google non stia cercando invece di servire meglio gli inserzionisti pubblicitari. Questa grande operazione di unificazione, infatti, è la via più diretta per riuscire a identificare nella maniera più dettagliata, e a profilare in modo preciso gli users, in modo per esempio da raggiungerli con messaggi pubblicitari sempre più vicini, quando non addirittura coincidenti, ai loro interessi. Non solo. Il Financial Times sottolinea che con le ultime privacy policy le persone saranno incentivate a trascorrere più tempo su Google che in questo modo potrà guadagnare terreno sul rivale Facebook.
E nel momento in cui un colosso in crescita come Facebook si appresta alla quotazione in Borsa, e porta come dote la forza di 700mila utenti profilatissimi che sulla propria pagina parlano dei propri interessi, le proprie passioni, le proprie amicizie e i propri desideri - materiale preziosissimo per gli inserzionisti -, ecco che Google contrattacca, unifica i servizi e mette sul banco la potenza della propria banca dati aggregata.
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