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Guardo e ascolto, web monitoring fai da te

Guardo e ascolto, web monitoring fai da te

Dalle esperienze più semplici ai sistemi complessi di monitoraggio quanto accade sulla rete è oggetto di costante analisi. Per sapere che cosa fanno i nostri figli, che cosa si dice di noi, fino alla rilevazione della web reputation di un’azienda ...
Ildegarda Ferraro
“E poi siamo scoppiate a ridere. Eravamo lì da dieci minuti senza parlare. Perché sai lei era già una mia grande amica, ma non avevamo mai parlato. Solo chattato su Facebook”. Mia figlia ha dodici anni e mi racconta l’uscita con la sua amica Jane. È una compagna di scuola di una classe più grande, che aveva visto un paio di volte ma di cui era diventata amica solo in rete. Questa storia degli amici conosciuti su Internet ovviamente mi terrorizza, ma non muovo un muscolo, sorrido, evito qualunque espressione facciale di terrore e faccio finta di essere calmissima. Punto a dare l’idea di essere interessata, ma poi nemmeno tanto. L’obbiettivo è quello di avere informazioni senza innescare reazioni di chiusura ad ostrica. E ovviamente sono lì costantemente a guadare ed ascoltare quello che succede sul web, oltre che nella realtà.
Scansiono costantemente il profilo Facebook di mia figlia e dei suoi amici. Jane è mezza inglese, ha letto Harry Potter in edizione originale, suona come mia figlia la chitarra. Insomma, quanto di più cool si possa immaginare. Avere una figlia di dodici anni vuol dire confrontarsi costantemente con un nativo digitale di ultima generazione. E soprattutto avere nervi d’acciaio ed espressioni di velluto.
Conduco una battaglia contro le foto. Ripeto costantemente che quello che si mette in rete resterà per sempre e che magari tra qualche anno non le farà piacere trovare in giro immagini di quando era più piccola. À la guerre comme à la guerre. “Che ne diresti se sul tuo profilo risultasse ancora che ti piacciono del Winx?”, che sono fatine che vanno alla grande fino ai 7, 8 anni e poi vengono odiate perché sono per i piccoli. Tutte le strategie partono comunque da un’attenta analisi di quello che succede sul web. Perché i nativi digitali fanno corpo unico con il loro smartphone, vivono un pezzo della vita in rete, girano e montano immagini e non possono pensare di non avere un wifi almeno per qualche ora al giorno.
In qualche modo si comincia, ma comunque alla fine diventa normale fare una verifica per sé e per gli altri. Una nuova amica che appare nei discorsi? Inserisco il nome in Google e vedo che cosa esce. Sinceramente ogni tanto anche per me vado con una rapida verifica. Quello che conta sono le prime pagine di Google. Dopo la terza non va nessuno. Mi era capitato di essere invitata a Londra ad un seminario molto professionale sulla web reputation. Insieme a professionisti dell’immagine, avvocati della city davano consigli sulle mosse più efficaci per proteggere l’azienda. Ogni analisi partiva da una prima verifica fai da te sulla rete.

La prima mossa?

Era ed è sempre verificare che cosa emerge su Google. D’altra parte questo guardare ed ascoltare senza intervenire in rete comincia a conquistare posizioni. Per esempio in politica. Lo racconta per esempio il Corriere della sera. “Niente hashtag, cancelletti e tantomeno chiocciole. Sono parecchi i politici, gli opinionisti e i giornalisti che hanno aperto un account su Twitter solo per «ascoltare» quello che si dice in Rete. Guai a interagire con gli altri. Loro se ne stanno lì, come al bar o in fila al supermercato, ad «origliare» le conversazioni altrui”.
Ma l’ascolto e l’analisi di quanto gira sul web sono d’interesse non solo per le persone. La tappa più articolata è un’analisi approfondita e professionale di quanto si dice sulla propria azienda, affidata in genere a professionisti specializzati. Ficcano le offerte per monitoraggi più o meno approfonditi. Quello che conta è definire che cosa si vuole cercare in quale territorio virtuale. È un po’ il passaggio evoluto delle mie ricerche sulle pagine Facebook di mia figlia. La rete è tutto e il contrario di tutto. Troppe informazioni non pagano perché comunque risultano ingestibili.
Per lavoro uso costantemente un sistema di monitoraggio che analizza carta stampata, radio tv e web. La base è comunque la stessa del fai da te: guardare, ascoltare, definire che cosa cercare e dove. I vecchi sistemi di misurazione dei media conservano tutta la loro valenza, ma vengono integrati con l’analisi di radio-tv e del web. Ma in questo caso non basta il fai da te.
8 Novembre 2013

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