16 Luglio 2019 / 01:54
I 10 selfie dell'Italia modello

 
Scenari

I 10 selfie dell'Italia modello

di Mattia Schieppati - 28 Febbraio 2019
Campioni dell'economia circolare, capaci di mettere a valore la cultura, quasi tre milioni di posti di lavoro in green jobs. Con “L'Italia in 10 selfie”, Fondazione Symbola scatta una fotografia di quelle economie a misura d'uomo che costituiscono un motore positivo per il Paese. Quelle in cui, come osserva Ermete Realacci, “l'Italia dà il meglio di sé”. Nell'ambiente, nella cultura, nell'agroalimentare, nella meccanica, nella moda, ma anche in settori di punta come il farmaceutico ...

Italia, sorridi. Click!

Non è un sorriso di circostanza, ma è uno sguardo soddisfatto ed entusiasta quello che emerge da L’Italia in 10 Selfie, l’annuale report realizzato da Fondazione Symbola (siamo alla quinta edizione) che costituisce – spiega Ermete Realacci, presidente della Fondazione - «un promemoria, quasi un censimento, dei nostri talenti. Mettendo in luce i primati della nostra competitività sui mercati mondiali, indicando i driver della qualità come ambiente, design, cultura, che stanno alla base della nostra competitività e osservando le performance eccellenti dei singoli settori del Made in Italy come agroalimentare, legno arredo, meccanica, moda, ma anche settori di punta come il farmaceutico. Perché è dai talenti, dall’Italia che fa l’Italia, che il paese può ripartire» (qui per sfogliare il Report).
I 10 “selfie”, dieci rapide analisi di altrettanti punti di forza non scontati del Made in Italy, non sono semplicemente la solita rassegna delle eccellenze italiane. Ma vanno oltre. Misurano l’eccellenza non solo sulla base dei fatturati o delle quote di mercato, ma mettono al centro un aspetto importante della cultura – anche imprenditoriale – italiana: il saper fare impresa a misura d’uomo. Una cultura del fare e del saper fare, più che una cultura del “voler guadagnare”. Il che viene di conseguenza, ma non può essere il motore del tutto.

Cifre interessanti ...

A dimostrare che questa logica differente è possibile sono i numeri, naturalmente, dai quali si scopre per esempio che l’Italia è tra i primi cinque Paesi al mondo con un surplus manifatturiero oltre i 100 miliardi di dollari; è seconda dopo la Cina per quota di mercato nella moda e per surplus commerciale nel legno arredo; è prima in Europa per la sostenibilità in agricoltura; è leader nell’economia circolare per il recupero dei rifiuti con 307 tonnellate di materia per milione di euro prodotto. Oppure, per esempio, che l’Italia è il primo produttore al mondo di make-up,
con il 55% del mercato mondiale, ma sarà anche il primo al mondo a vietare le microplastiche nei cosmetici da gennaio 2020. E ancora, con orgoglio, il report evidenzia come la filiera della cultura in Italia “produca” 92 miliardi di euro, che arrivano a 255 con l’indotto.

… ma non solo numeri

C’è una riflessione in più oltre ai numeri e la propone Realacci: «L’Italia in 10 Selfie vuole essere lo stimolo a riflettere sulla possibilità che esista, e che produca risultati, un nuovo modello di economia più a misura d’uomo. Un modello che assomiglia a quello tratteggiato da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, in cui lo sviluppo e le sfide tecnologiche sono collegati alla dignità delle persone, a comunità vitali, a benessere diffuso. Un modello a cui l’Italia, nella sua parte migliore, può dare un contributo significativo. Il nostro Paese dà il meglio di sé quando incrocia i suoi cromosomi antichi, la sua identità, con le sfide che il futuro ci pone. Sfide che possono avere dall’Italia un contributo importante: fatto di un modo di produrre attento alla qualità, all’ambiente, alle relazioni umane. Un cammino verso la green economy e l’economia circolare che nel nostro Paese è già iniziato, e va a braccetto col modo tutto italiano di fare economia: che ».
Nonostante il bombardamento di notizie al negativo che annegano le speranze, quel che Symbola è andata a “fotografare”, continua Realacci, «è un’Italia fatta di tante imprese, persone, associazioni, istituzioni accomunate dall’ambizione e dalla sfida dell’eccellenza. Che sposa vecchi e nuovi saperi, digitale e artigianato, che tiene insieme cultura, green economy, ricerca e competitività. Fattori che sono il marchio di fabbrica del Made in Italy ma che gli economisti main stream di solito non guardano. Con alcune rilevanti eccezioni, come dimostra il premio Nobel assegnato a Richard H. Thaler, grazie ai suoi studi sull’economia comportamentale e sul nudge, la spinta gentile. Eccezioni che dimostrano come si stiano facendo strada visioni più aperte a variabili di solito snobbate».

I 10 selfie scattati all’Italia della qualità.

1. L’Italia è uno dei cinque paesi al mondo che ha un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari

Con un surplus commerciale manifatturiero con l’estero di 107 miliardi di dollari nel 2017, l’Italia conferma il proprio ruolo di punta nell’industria mondiale. Con 905 prodotti sui 5.206 censiti nel commercio mondiale (Indice Fortis-Corradini 2016, ultimo anno disponibile), l’Italia è prima (228 prodotti), seconda (364) o terza (313) al mondo per saldo commerciale con l’estero.

2. Cultura, bellezza e creatività alimentano il Made in Italy e valgono il 16,6% del Pil

Alla filiera della cultura l’Italia deve 92 miliardi di euro, il 6,1% della ricchezza prodotta nel Paese nel 2017. Questi oltre 90 miliardi ne mettono in moto altri 163 nel resto dell’economia: 1,8 euro per ogni euro prodotto dalla cultura. Si arriva così a 255,5 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale (il 16,6% del Pil), col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Cultura e creatività danno inoltre lavoro al 6,1% del totale degli occupati in Italia, 1,5 milioni di persone. L’Italia si conferma la meta dell’Eurozona preferita dai turisti extraeuropei.

3. La green economy dà forza alle imprese italiane

Sono 345.000 le imprese italiane (il 24,9% dell’imprenditoria extra-agricola, nella manifattura addirittura il 30,7%) che negli ultimi 5 anni hanno scommesso sulla green economy. Solo quest’anno circa 207 mila aziende hanno investito sulla sostenibilità e l’efficienza. Con vantaggi competitivi in termini di export (il 34% delle imprese manifatturiere eco-investitrici esporta stabilmente, contro il 27% delle altre) e di innovazione (il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43%). La green economy fa bene anche all’occupazione. Alla nostra green economy si devono già 2 milioni 999 mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’: il 13% dell’occupazione complessiva nazionale. Nel 2018 c’è stata una domanda di green jobs pari a 473.600 contratti attivati, il 10,4% del totale delle figure professionali richieste.

4. Italia superpotenza nell’economia circolare

Con 307 tonnellate di materia prima per ogni milione di euro prodotto siamo secondi tra i grandi Paesi Ue per uso efficiente di materia, dietro la Gran Bretagna (236 t, economia trainata però dalla finanza), ma davanti a Francia (326), Spagna (360) e Germania (408). L’Italia è leader europeo per dematerializzazione dell’economia: per ogni kg di risorsa consumata genera 4 euro di Pil, contro una media Ue di 2,24 euro e un dato della Germania di 2,3. L’Italia con il 76,9% è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti, più del doppio della media Ue (36%) e meglio di Francia (53,6%), Regno Unito (43,6%), Germania (42,7%) e Spagna (36,1%).

5. L’industria italiana del legno arredo è seconda al mondo per surplus commerciale

Con quasi 10 miliardi di dollari di surplus l’industria italiana del legno arredo è seconda nella graduatoria internazionale per saldo della bilancia commerciale, preceduta solamente dalla Cina (85,3 miliardi), ma davanti ai competitor polacchi (9,7 miliardi), messicani (6,8 miliardi), vietnamiti (5,2 miliardi, ultimo dato disponibile 2016) e tedeschi (-3,5 miliardi). L’Italia è la prima nazione esportatrice europea del settore (con il 30% del totale esportato dall’Ue), grazie anche alle scelte ambientali delle imprese.

6. Moda: secondi al mondo per quote di mercato

Nell’industria della moda l’Italia ha reagito meglio degli altri Paesi europei alla crisi degli anni recenti, rafforzando la sua posizione di leadership internazionale. Siamo infatti il secondo paese al mondo per quote di mercato (6,5% complessivamente e il 10% nelle calzature, l’11% nella pelle, il 12% negli accessori), dopo la Cina (40,4%) e davanti a Germania (5,4%), India (4,7%), Hong Kong (3,9%). L’Italia, inoltre, produce oggi oltre 1/3 di tutto il valore aggiunto del settore della moda nell’Ue 28, il triplo della Germania, 4 volte quello di Francia e Spagna.

7. Primi in Ue per produzione farmaceutica

L’Italia è il primo Paese produttore di farmaci dell’Unione europea. Con 31,2 miliardi di euro di valore della produzione superiamo la Germania e tutti gli altri grandi Paesi Ue. Questo grazie all’aumento dell’export: l’Italia, negli ultimi 10 anni, ha registrato la crescita maggiore (+107% cumulato) tra i big Ue (+74% la crescita media). Anche per le imprese del farmaco qualità e sostenibilità ambientale sono importanti fattori di competitività.

8. Italia primo esportatore europeo di biciclette

L’Italia è il primo esportatore europeo di biciclette: ne vendiamo all’estero 1.758.768 (2017), più di Portogallo (1.730.457), Olanda (1.621.774), Germania (921.641), Romania (680.351). Queste bici valgono il 15,2% del totale dell’export europeo e sono 244.424 in più dell’anno precedente. Se si considera l’intera filiera (quindi anche componenti e riparazioni), quella della bicicletta conta 3.098 imprese e 7.741 addetti. Un contributo importante alla prospettiva di una mobilità sostenibile.

9. Primi al mondo nella produzione di make up e primi a eliminare le microplastiche dai cosmetici

L’Italia è il primo produttore mondiale di make up, con quasi il 55% del mercato mondiale prodotto da imprese italiane. Di gran lunga davanti ai competitor Corea, Germania, Francia e Brasile. Nel mercato europeo i cosmetici realizzati in Italia valgono il 67% del mercato. Nel 2018 l’export italiano è cresciuto dell’8%, e il surplus commerciale vale 2,6 mld euro. Siamo primi anche nelle sfide ambientali: elimineremo le microplastiche dai cosmetici dal primo gennaio 2020. Già dal primo gennaio 2019 l’Italia è il primo Paese al mondo a vietare i cotton fioc in plastica non biodegradabile.

10. L’Italia è il Paese più sostenibile in agricoltura

Con 569 tonnellate per ogni milione di euro prodotto l’agricoltura italiana emette il 46% di gas serra in meno della media Ue 28, e fa decisamente meglio di Spagna (+25% rispetto al nostro Paese), Francia (+91%), Germania (+118%) e Regno Unito (+161%). L’Italia ha il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi (0,48%), inferiore di sette volte rispetto ai prodotti francesi e di quasi 4 volte di quelli spagnoli e tedeschi. Con 64.210 produttori biologici il nostro Paese è campione del settore, seguito da Spagna (36.207) e Francia (32.264).
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