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Il G7 mette le regole all’intelligenza artificiale

Il G7 mette le regole all’intelligenza artificiale

L’Italia ha ospitato il vertice su Industria e It dedicato alla stesura di un piano comune per mettere le nuove tecnologie al servizio della crescita. Che deve basarsi su un approccio “inclusivo, aperto e sicuro”. Artificial intelligence e cybersicurezza i temi chiave per dare il via alla Next Production Revolution. Ma che aprono profonde riflessioni non solo sulle implicazioni economiche, ma anche sociali ed etiche. Per il ministro Calenda, l’obiettivo è coniugare innovazione tecnologica, lavoro e diritti …
Mattia Schieppati
I ministri per l’Industria dei Sette Paesi più industrializzati del mondo seduti intorno a un tavolo per trattare con l’ottavo ospite, un convitato di pietra: la superpotenza digitale, soggetto inafferrabile e senza confini, eppure in grado ormai di condizionare e indirizzare le vite di chiunque, nel mondo. Ad avere la fantasia – ma nemmeno troppa! – di un Philip K. Dick o di un Isaac Asimov, si potrebbe romanzare in questo modo il G7 dedicato a Industria e Information Technology ospitato in Italia (nella Reggia di Venaria, a Torino) il 25 e 26 settembre.
Un momento importante di confronto, arrivato dopo un lungo lavoro preparatorio, che certifica come Ict non sia più solo una technicality, ma rappresenti la spina dorsale di un ecosistema cresciuto in maniera largamente spontanea e diventato ormai materia di utilizzo quotidiano al di fuori di norme, regole e consuetudini con cui la politica ha governato il “vecchio mondo”. Una realtà che, ormai, non può più essere tenuta ai margini dall’agenda, perché sta progressivamente mutando le regole base della società globale.
Obiettivo dichiarato del vertice, infatti, è stato quello di «coniugare innovazione tecnologica, lavoro e diritti», come esplicita il ministro Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico, al tavolo per il Governo italiano: «L'innovazione attrae e spaventa, come la globalizzazione e l'internazionalizzazione. C'è il rischio forte di costruire una gabbia che freni il cambiamento, ed è giusto che se ne occupi il G7. La prima cosa da fare è monitorare cosa accade, e iniziare a disegnare con un tratto di matita, quali sono i principi che lo devono governare. Questo è il ruolo di noi policymaker. Il cambiamento deve essere dettato dall'uomo, e non può essere fine a sé stesso».

Linee guida per il digitale

Quello avviato è, come dichiarato al termine dei lavori, un «processo di lungo periodo», che parte da un punto fermo: una Dichiarazione conclusiva (clicca qui), che disegna lo stato dell’arte e traccia le linee guida attraverso le quali affrontare questo complesso scenario, e tre allegati di approfondimento su tre delle tematiche più significative e urgenti, intelligenza artificiale, cybersecurity e opportunità del digital per le Pmi, che per i 7 Paesi al tavolo rappresentano il 50% del Pil e il 56% dell’occupazione. Un combinato disposto di principi all’interno dei quali si articolerà quella che è stata definita “The Next Production Revolution”, ovvero il cambiamento epocale che la tecnologia porterà (sta portando…) nel mondo del lavoro, spingendo così di conseguenza un profondo cambiamento sociale.

Tre principi per il futuro

Sono tre i pilastri sui quali si dovrà basare questa rivoluzione.
Inclusiveness - È messa nero su bianco la necessità di sviluppare politiche che consentano alle Pmi di approfittare dei vantaggi delle nuove tecnologie e ridurre il gap di investimenti che le escludono dai benefici di questa rivoluzione. Da una parte, il G7 si impegna a che le start-up innovative possano avanzare e avere successo, dall'altra a prendere misure in modo che la cosiddetta "Old economy" possa partecipare a pieno titolo e senza ulteriori ritardi alla trasformazione digitale. Un quadro all’interno del quale si colloca il processo dell’Industria 4.0 lanciato già lo scorso anno dal Governo italiano, e riconfermato dallo stesso Calenda.
Openess - Un'industria digitale più “aperta” significa interoperabilità degli standard tecnologici, per evitare che il trionfo dei sistemi proprietari selezioni in senso restrittivo il perimetro di diffusione di nuovi macchinari e nuove applicazioni. Viene quindi sottolineata l'esigenza di promuovere il libero flusso di informazioni attraverso i confini e l'importanza di standard tecnici internazionali volontari di iniziativa dell'industria, sviluppati in modo aperto e trasparente e con un approccio volto al mercato. «La questione degli standard è cruciale, e sbaglia chi crede che sia solo una questione tecnica», osserva Calenda. «Se guardiamo gli standard di sviluppo e di dialogo tra tecnologie nella prospettiva dell’IoT, è chiaro che per un Paese come l’Italia, dove il tessuto delle Pmi è forte, sia fondamentale ragionare nella direzione di standard aperti».
Security - Il G7 naturalmente osserva come quello della sicurezza dei sistemi digitali sia «un obiettivo cruciale»: per questo i cyber-attacchi sono rischi da affrontare necessariamente attraverso «un rafforzamento della cooperazione internazionale». Dichiarazioni di principio, ma pochi affondi pratici, perché sul mettere in condivisione i propri sistemi di sicurezza i Governi dei 7 Grandi hanno ancora diverse ritrosie. Una proposta concreta viene, in questo ambito, dalla Computer & Communications Industry Association, la “Confindustria mondiale” delle aziende del digital, che ha portato all’attenzione del G7 un proprio documento di riflessioni, sottolineando come una strada per affrontare il tema della sicurezza sia quella di «consultare in modo significato le aziende private specializzate in cybersecurity al fine di creare un polo, un hub nel quale mettere insieme le più adatte tecnologie digitali per proteggere le aziende e i governi dagli attacchi informatici».

Intelligenza artificiale

È un tema che approda per la prima volta sul tavolo del G7 con un documento specifico e, secondo i ministri riuniti, offrirà «immensi benefici alle nostre economie e società. Condividiamo la visione di un'intelligenza artificiale centrata sull'uomo che guidi l’innovazione e sostenga la crescita nell'economia digitale. Crediamo che tutti gli stakeholder coinvolti in questa partita hanno un ruolo nello stimolare un cambio di prospettiva, che porti l’attenzione dalla crescita economica al benessere sociale», scrivono nella dichiarazione conclusiva. I sistemi di digital intelligence sono infatti alla base dell’accelerazione in atto in ambito industriale, dalla robotizzazione dei processi all’utilizzo dei big data orientati allo sviluppo di prodotti e servizi. Ma l’Intelligenza Artificiale ha in sé potenzialità che non si fermano certo qui. Non siamo, insomma, solo di fronte alla prospettiva di poter avere macchine e macchinari più efficienti, ma con il deep learning siamo ormai al cospetto di un “soggetto” che ha le potenzialità per pensare e agire «in maniera umana», di saperlo fare meglio degli uomini stessi. È terreno da filosofi, insomma, più che da semplici ministri. E infatti osserva Calenda con grande realismo, «dell’intelligenza artificiale ancora non conosciamo e non capiamo completamente le implicazioni, implicazioni rispetto al mondo del lavoro, ma anche le implicazioni etiche più profonde che si vanno ad aprire». Sono state accolte le linee guida del documento messo a punto dalla precedente Presidenza del G7 (giapponese), le A.I. R&D Guidelines (vedi qui), e si pone come base per ogni futura discussione il riconoscimento condiviso dell’importanza di (citiamo lo specifico documento del G7):
1. Comprendere che le questioni economiche, etiche, culturali, regolamentari e giuridiche legate all'intelligenza artificiale siano accuratamente studiate e comprese dai responsabili politici, dall'industria e dalla società civile.
2. Avviare una discussione aperta e multi-stakeholder che riguardi l’impatto dell’intelligenza artificiale su crescita economica, creazione di posti di lavoro, produttività, innovazione, responsabilità, trasparenza, privacy, sicurezza online e offline.
3. Esplorare approcci multi-stakeholder a questioni politiche e normative che includano considerazioni tecniche e sociali poste dall’intelligenza artificiale.
4. Avere una migliore comprensione di come il potenziale dell’intelligenza artificiale possa essere pienamente ed equamente messo al servizio di tutta la società, e come la forza lavoro attuale e futura possa avere le competenze necessarie per lavorare con tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.
3 Ottobre 2017

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