21 Luglio 2018 / 17:25
Il mondo in diretta sul web. Tendenza broadcaster

 
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Il mondo in diretta sul web. Tendenza broadcaster

di Ildegarda Ferraro - 17 Giugno 2015
Siamo tutti media tycoon, magnati dello streaming digitale. L’avanzata della connessione sul web da mobile trasforma tutti in produttori e diffusori di dirette dal mondo. Periscope, Meerkat e simili definiscono un nuovo giro di boa con tante opportunità e tanti dubbi ...
È da poco arrivato, ma ha già cambiato in maniera sensibile le carte in tavola. Le notizie per il largo pubblico sono apparse qui da noi a fine marzo. Periscope è il social network che, scaricando una semplice app sull’ipad o sull’iphone, permette dirette in streaming immediate, semplicissime e poco costose. E insieme a Periscope altri social come Meerkat stanno apparendo a cambiare l’orizzonte. Sembra un’era geologica precedente quella in cui per organizzare la messa in onda occorrevano denaro, strumenti ad hoc, un manipolo di tecnici.
Ovviamente ho scaricato l’app sul tablet e ogni tanto faccio un giro per vedere che cosa offre la piazza live digitale mondiale. Ad ora niente di eccezionale. Entro e mi appare sempre l’indicazione “No one you are following is live”, perché i miei amici, comprese le grandi testate media, evidentemente hanno altro da fare. Se non fosse che lo straordinario è proprio la normalità del broadcasting live fai da te. Perché siamo tutti broadcaster. C’è la ragazza che corre a Ipanema, trasmette la sua corsa e scambia commenti con noi pubblico del mondo. Oppure le due studentesse che sono online dalla loro cameretta invece di far i compiti. Mi è anche capitata un’intervista di La Stampa “Chiacchiere granata con Leo Junior”, agnostica in termini calcistici ho però dato un’occhiata per vedere l’effetto che fa.
Le lingue sono tutte le possibili e i commenti arrivano da ogni angolo del globo connesso. Come il ‘mi piace’, il segno di approvazione che su Facebook è il “like”, e su Periscope è tanti cuoricini. La qualità delle immagini e dei suoni è molto migliore di come si potrebbe immaginare. Ma soprattutto è quanto tutto questo sia normale e facile che dà l’idea della differenza. Da che sono su Periscope guardo con un po’ di perplessità chi è davanti a me in riunione e armeggia con l’iphone o con il tablet. Chi mi garantisce che non mi stia mandando in diretta planetaria? Certo ad ora i video durano lo spazio della diretta e non vengono archiviati. Ma le regole cambiano costantemente e comunque chi mi assicura che qualcuno non stia registrando? Ma andiamo per gradi. Tutto parte dal telefono, la tua voce, la tua croce e ora anche la tua personale broadcasting company.

Tutti sul web da mobile

La diffusione di smartphone e tablet ha fatto la differenza. La connessione al web è ormai soprattutto da mobile e spesso si è sempre online. E la passione degli italiani per il portatile ha fatto la sua parte. Un cellulare di ultima generazione in tasca significa in genere essere costantemente su Facebook, usare WhatsApp, essere pronti a scattare foto e a filmare. Il passaggio verso la diretta è nelle cose.
La tendenza ad andare su Internet da dispositivo mobile è certificata da tutti, pur con numeri e campioni diversi. Ed è il trend quello che conta. Così per esempio gli ultimi dati Audiweb dicono che lo scorso marzo si sono collegate almeno una volta 28,5 milioni di persone, il 52,8% degli italiani. Nel giorno medio l’audience digitale è di 21,5 milioni online, 17,4 milioni da mobile via smartphone e tablet, 12,5 milioni da pc. Accedono esclusivamente da mobile 9 milioni di utenti. La passione per il mobile è certificata anche dal Censis, visto che l’uso dei cellulari continua ad aumentare e i tablet hanno raddoppiato la diffusione in un biennio.

Periscope, il mondo è live

La conseguenza è che anche da noi si è pronti per andare in diretta. Ogni tanto vado a vedere che succede su Periscope. Se ne è parlato molto tra gli addetti ai lavori, ma anche sui quotidiani di larga diffusione (vedi Repubblica). Ad ora, come dicevo, mi sono solo trovata con la diretta della vita di tutti i giorni, ma ci sono già esperienze di peso. Come racconta Repubblica il Cardinale Ettore Scola ha mandato in streaming la Messa di Pasqua, il PD il discorso del Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla direzione del partito. I fan sono già di peso, visto che ne fanno parte Jovanotti, Fiorello, Diego Abatantuono, Fabio Volo e molti altri.
Il funzionamento di Periscope è elementare. Si scarica la app - per ora su iOS, quindi iphone e tablet, ma sembra in prospettiva anche Android - e si arriva in un ambiente in cui è molto facile capire come muoversi, diventare follower o agganciare amici. Vedere che accade in diretta è immediato. Per andare in streaming ovviamente serve che sia definito dove si è e che funzioni la camera e il microfono.
È bandita la pornografia e i contenuti violenti. Assodato questo, Periscope è in continua evoluzione, ogni giorno viene rilasciato un aggiornamento. Si possono gestire commenti sulla diretta, si può scegliere se permettere a tutti di commentare o limitarlo. Si può decidere di condividere il video anche solo con una persona. E appaiono ovviamente analisi sulle ragioni per essere su Periscope – perché è informazione in tempo reale, perché accorcia le distanze, ha un taglio diverso, il video si fonde con il commento – oppure per evitarlo – è una grossa perdita di tempo, la qualità non è sempre buona, è lento e non ha memoria, ci sono cose che non dovrebbero essere trasmesse per ragioni di etica, di privacy o di diritto d’autore (leggi qui) Molti i consigli su che cosa trasmettere: dal concerto live alla spiegazione delle ricette di famiglia, dalla fiaba raccontata ai bambini quando si è fuori alla recensione di un ristorante ai consigli su come vestirsi (leggi qui).

Anche con Meerkat e compagni

Grande concorrente di Periscope è Meerkat. Anche se probabilmente è vero il contrario, nel senso che lo spazio occupato da Meerkat ha subito l’arrivo deflagrante di Periscope.
Sul confronto Periscope – Meerkat è interessante per esempio questo sito, dove appare un’immagine che dà un’idea chiara dello stato delle cose.
Sono davvero molte le piattaforme che permettono lo scambio di esperienze a distanza (leggi il pezzo di Wired) ) E anche le regole cambiano dalla mattina alla sera. Le mappe delle differenze vanno aggiornate costantemente.
I dubbi naturalmente regnano sovrani (leggi qui e anche qui). La difesa della privacy, il diritto d’autore, la proprietà delle immagini, l’etica delle trasmissioni sono solo alcuni dei capitoli all’ordine del giorno. Certo indietro non si torna. Toccherà trovare vie per immaginare nuove tutele. E intanto farsi un’idea di chi si ha davanti se armeggia con uno smartphone o un tablet.
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