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Il rebus federalista e la risposta delle banche

Il rebus federalista e la risposta delle banche

Il federalismo è positivo, ma un quadro unitario è essenziale per lo sviluppo, per riconoscere le autonomie locali e per partecipare alle decisioni europee
Ildegarda Ferraro
Il federalismo può essere positivo e le banche non lo vedono con sfavore. L’unità d’Italia è comunque determinante anche per le autonomie e per partecipare alle decisioni europee. Il federalismo è importante ma sarebbe sbagliato considerarlo la panacea di tutti i mali’’. È quanto ha sottolineato Giovanni Sabatini, direttore generale dell’ABI nel corso del dibattito ‘’Federalismo e sviluppo: quale modello per l’Italia di domani?’’ durante la summer school Andrea Geremicca della Fondazione Mezzogiorno Europa a metà giugno a Pescasseroli. ‘’Il federalismo sarà effettivamente uno strumento in grado di aiutarci a risollevare le prospettive di sviluppo economico se saprà sconfiggere gli sprechi di finanza pubblica, dare servizi pubblici di maggiore qualità, senza accrescere nel breve termine e riducendo nel medio termine la pressione fiscale che grava su famiglie e imprese e che rappresenta certamente un fattore di freno per lo sviluppo del reddito e dell’occupazione’’.
L’incontro, focalizzato sul Mezzogiorno, è stato anche l’occasione per guardare all’andamento del credito al Sud. “Nel 2010 ha detto Sabatini il Mezzogiorno è stata l’area che ha registrato il più alto tasso di crescita degli impieghi, confermando una dinamica in corso da marzo del 2009. Il totale dei prestiti bancari è cresciuto del 3,5% (contro il 2,6% del Centro Nord). Questo scarto ha aggiunto Sabatini risulta ancora più marcato se si considerano solo gli impieghi alle attività produttive che, nello stesso periodo, hanno registrato un tasso di crescita del 3,5 per cento contro lo 0,5 del Centro Nord”. Ma torniamo al federalismo. Secondo Sabatini: “L’unita dell’Italia è oggi, come nella visione di modernizzazione impostata da Cavour, la condizione cruciale per la competitività e la ripresa della crescita del Paese. Senza un forte quadro unitario le stesse Autonomie perdono forza e prospettive. È anche il requisito essenziale perché il Paese partecipi attivamente e con un ruolo di primo piano alla formazione delle politiche e delle decisioni dell’Unione Europea. La coesione nazionale è determinate anche per la crescita”.

Equilibrare la crescita

Avvicinare i centri decisionali al territorio, cui poi le decisioni si applicano, dovrebbe tendere a migliorare da un lato l’efficienza del processo dell’azione pubblica, e dall’altro la capacità di verifica dei cittadini. Di qui guadagni in termini di trasparenza, responsabilizzazione e efficienza dell’azione pubblica. Ciò potrebbe avere effetti positivi anche sulla crescita economica. In particolare questo effetto positivo potrebbe essere maggiore proprio in quelle regioni in cui è più importante che cresca l’efficienza dell’Amministrazione Pubblica: le regioni meridionali. Nell’analisi di Sabatini: “In questo quadro c’è il rischio che un eccesso di fiducia possa portare a immaginare che il federalismo da solo ingeneri quel processo di riallineamento economico-sociale tra Centro-Nord e Sud del Paese, necessario ad equilibrare la crescita italiana. In tal modo la riforma federalista verrebbe ‘lasciata sola’ e sovraccaricata di compiti e attese, mentre dovrebbe essere sostenuta da altre riforme strutturali a livello di Paese. Il rischio è insomma che si creda troppo alla shock therapy del federalismo”.
Ben venga quindi il federalismo, che promette più efficienza e correttezza nel governo locale, e consentirà alle regioni virtuose che vogliano cimentarsi con nuovi compiti di acquisire ulteriori competenze rispetto a quelle oggi previste. Bisogna però affrettarsi a sgonfiare le attese miracolistiche.

La situazione al Sud

Per quanto riguarda il Sud, i dati confermano la dinamicità del Mezzogiorno. A marzo 2011, gli impieghi totali sono cresciuti del 3,6 al Sud contro il 3,3 del Centro Nord. Se si guarda solo ai finanziamenti a imprese e famiglie produttrici il tasso di crescita risulta in aumento rispetto alla media del 2010 e pari al 4,2 per cento, contro il 3,1 per cento del Centro Nord. “Le banche del Nord ha sottolineato Sabatini a fronte di un euro preso dal Sud ne hanno reinvestiti due. Quello che si può rilevare è che tuttavia le sofferenze del sistema bancario al Sud permangono”. Sulla banca del Sud,
infine, Sabatini ha chiarito che: “Se ipotizziamo che è una banca di secondo livello, probabilmente è uno strumento utile”.
2 Novembre 2011

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