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Il rischio rapina: effetti, procedure e interventi

Il rischio rapina: effetti, procedure e interventi

Di fronte ad attacchi criminosi la funzione di security e quella di safety della banca devono collaborare strettamente per gestire l'evento e gli effetti sul personale coinvolto. Da una ricerca OSSIF le esperienze dirette e la diffusione della best practice
Isabella Corradini, Angelo Giuliani, Marco Iaconis
Quali effetti produce la rapina nelle persone che la subiscono? Quali sono le procedure attivate dalle banche per affrontare l’evento? Quali attività informative e formative sono realizzate in tema di rischio rapina? In che cosa consistono gli interventi di supporto e quale la loro efficacia? Quali le figure aziendali e professionali coinvolte? Una realizzata nell’ambito di OSSIF, il Centro di Ricerca dell’ABI sulla sicurezza, in collaborazione con esperti del settore, ha fornito alcune interessanti risposte ai quesiti, ponendo l’accento sulla necessità di perseguire, nel futuro, l’obiettivo di armonizzare, ove possibile, le procedure e le strategie messe in campo dalle banche sul tema del rischio rapina, diffondendo quelle che possono essere considerate, nella prospettiva del d.lgs. n. 81 del 2008, le “buone prassi”.
Il lavoro ha fatto riferimento alle Linee di indirizzo per prevenire o ridurre i danni fisici e psichici dei lavoratori bancari correlati alle rapine, elaborate dal Coordinamento tecnico interregionale (organismo tecnico della Conferenza delle regioni e delle province autonome). L’obiettivo della ricerca, infatti, era quello di fornire un quadro d’insieme delle esperienze maturate nel settore, al fine di verificarne elementi e profili di continuità/discontinuità, sia tra le banche medesime, sia rispetto ai parametri delle Linee di indirizzo del Coordinamento interregionale.

Safety e security insieme

La ricerca ha adottato un approccio interdisciplinare, confermando l’importanza della stretta collaborazione tra le funzioni di security e di safety, talvolta percepite - ancora in molti ambiti - distinte e separate. Nel definire l’approccio metodologico dell’indagine, e nel confermare quanto auspicato dalle Linee di indirizzo del coordinamento interregionale, l’interconnessione tra le due funzioni ha rappresentato un punto focale della ricerca.
Se, infatti, il rischio del verificarsi di una rapina è di competenza della funzione security, per il rischio di traumi/danni fisici e psichici a seguito dell’evento rapina la competenza è dei servizi aziendali di prevenzione e protezione, cioè della funzione safety. Ma, considerata la complessità e l’eterogeneità di questa tipologia di rischio, il tutto è da leggere nell’ottica di integrazione/collaborazione tra le due funzioni aziendali.
La ricerca ha privilegiato un approccio qualitativo . Si è proceduto alla raccolta e all’analisi documentale fornita dalle banche partecipanti al progetto. Gli indicatori di ricerca hanno riguardato:
  • l’informazione e la formazione realizzate sul rischio rapina;
  • le procedure di intervento;
  • la classificazione dell’evento rapina;
  • i trattamenti post-rapina e il trattamento a favore di soggetti particolari (cardiopatici, lavoratrici in gravidanza, etc.);
  • i principali sintomi ed effetti riscontrati nel personale vittima di rapina;
  • gli interventi di primo soccorso; la valutazione dell’efficacia degli interventi attivati.

Su cosa puntare per la prevenzione

L’informazione e la formazione si confermano come strategie di prevenzione adottate da tutte le banche coinvolte nella ricerca. L’informazione si esplicita attraverso diverse modalità e strumenti diversi (rete intranet aziendale, e-mail aziendali, news, guide informative, ecc.); per ciò che attiene la formazione , in linea generale, tutto il personale di sportello (compresi i responsabili di filiale) viene formato con apposito corso formativo, spesso realizzato in un’ottica integrata (safety e security), con particolare attenzione alle dinamiche psicologiche e comportamentali da adottare nel caso in cui il dipendente subisca l’evento criminoso.
Nell’ambito del post rapina , la maggior parte delle banche ha elaborato e codificato apposite procedure di sicurezza per la gestione degli interventi di assistenza e supporto. Pur tenendo conto delle differenziazioni organizzative, la procedura generalmente praticata prevede un’indagine preliminare e un intervento sanitario sui lavoratori vittime di rapina.
La rapina viene concepita come evento critico, la cui gravità è individuata in funzione di alcuni specifici indicatori, quali la presa di ostaggi, l’utilizzo di violenza fisica o feriti (conseguenze ai lavoratori o agli altri presenti- malore, ferimento, ecc.), il coinvolgimento del pubblico, la presenza di armi da fuoco, la durata superiore ai 10 minuti, l’instaurarsi di dinamiche particolari (esempio filiali già oggetto di aggressione).

Le reazioni del personale

Una delle aree più indagate nell’ambito della ricerca ha riguardato i sintomi e gli effetti nel personale che ha subito l’evento criminoso. Rispetto al passato, per fortuna, si registra una quasi totale assenza di maltrattamenti a opera dei rapinatori sul personale. Da alcuni monitoraggi effettuati nelle banche, si evidenzia che, ove subita la violenza, le persone non hanno avuto necessità di ricorrere a cure mediche presso un pronto soccorso ospedaliero e, nei casi ridotti in cui ciò è avvenuto, le lesioni hanno trovato risoluzione in pochi giorni.
Per ciò che attiene alle conseguenze psicologiche, nella maggior parte dei casi, i follow up eseguiti a distanza dopo l’attività di debriefing, hanno evidenziato una risoluzione spontanea delle problematiche correlate all’evento rapina, con rare eccezioni.
In particolare, dall’analisi dei debriefing, emerge un dato interessante: benché un certo numero di soggetti riveli di aver vissuto un’ esperienza di natura traumatica e, pur ammettendo la positività ad alcuni criteri di diagnosi, pochissimi soggetti esaminati presentano una sintomatologia inquadrabile come disturbo post-traumatico da stress (con riferimento ai criteri diagnostici del DSM IV). Pur sottolineando la varietà delle risposte emerse, la rapina costituisce una condizione di rischio per la salute , intesa come benessere psicofisico, del lavoratore esposto. Di conseguenza, è di estrema rilevanza implementare i follow up sugli effetti della rapina al fine di sviluppare interventi di prevenzione e protezione sempre più adeguati e tesi a ridurre il rischio di insorgenze di danni alla salute.

Procedure e protocolli sanitari

La quasi totalità delle banche ha definito procedure e protocolli sanitari per il personale che subisce l’evento rapina, in conformità con le Linee di indirizzo del Coordinamento tecnico interregionale. Il medico competente ha un ruolo centrale nel definire gli step di intervento, in stretta connessione con il servizio di prevenzione e protezione (Spp). In linea generale, nel protocollo, viene prevista anche un’attività di counseling psicologico realizzata da specifiche figure professionali, alla quale il personale vittima di rapina può ricorrere in modo libero e volontario.
Nell’ottica del miglioramento e dell’implementazione delle misure di prevenzione, un indicatore importante è senza dubbio quello di valutazione dell’efficacia degli interventi attivati, ad oggi non ancora completamente realizzata.
La ricerca ha evidenziato un profilo di continuità operativa delle strutture bancarie con le Linee guida del Coordinamento tecnico interregionale, favorito anche dalle indicazioni operative diramate dall’ABI con la circolare n. 89 del 28 luglio 2010.
Il percorso attivato nel post rapina risulta essere completo, con il coinvolgimento di tutte le figure aziendali e professionali (servizio di prevenzione e protezione, sicurezza fisica, Rls, risorse umane, medico competente, psicologo).
Nel prossimo futuro, sarebbe opportuno trarre spunto dalle diverse esperienze bancarie maturate nell’ambito della gestione del post rapina per favorire l’armonizzazione, ove possibile, delle procedure attivate e delle strategie adottate.
12 Aprile 2012

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