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Il social network dell’AMICIZIA ha sempre più nemici

Il social network dell’AMICIZIA ha sempre più nemici

Oltre 500 milioni di utenti registrati (e profilati nei minimi dettagli), e un valore di 7 miliardi di dollari:a tre anni dalla nascita Facebook è un fenomeno globale,ma comincia a fare paura. Perché ormai il concetto di privacy è stato stravolto.Dopo l’entusiasmo degli inizi, sono sempre più numerose le voci di chimette in guardia da questo nuovo grande fratello
Mattia Schieppati
Non puoi avere 500 milioni di amici senza farti nemmeno un nemico». È questo l’azzeccato, e misterioso, slogan di lancio di “The Social Network”, l’attesissimo film che racconta una delle più contemporanee, delle più affascinanti e nel contempo più oscure delle storie. Quella di un ragazzotto di nome Mark Zuckerberg e della sua creatura, Fa-cebook, il social network nato in un campus californiano nel 2004 e diventato oggi, per via dei suoi 500 milioni di utenti registrati e della particolare quantità e condivisione di notizie personali che raccoglie e veicola, un fenomeno sociologico, ancora più che economico.Il solito film celebrativo sulla solita storia di successo americana, del ragazzino un po’ nerd ma geniale che con la sua idea conqui-sta il paradiso? No, “The Social Network” non è così, ed è questo l’aspetto interessante della que-stione. Perché la sceneggiatura è stata tratta dal saggio-romanzo di Ben Mezrich “Miliardari per caso. L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento” (edito in Italia da Sperling & Kupfer).
E perché il ritratto di Zuckerberg che esce da quest’opera (in Italia dall’11 novembre) è un ritratto a tinte molto fosche. Uno Zuckerberg al confine tra il paranoico e l’avido senza scrupoli, e una banda di ragazzi che, a partire dalla classe del college per arrivare a 500 milioni di utenti dichiarati non più di un mese fa, sono stati risucchiati da una sorta di Facebook-dipendenza.

Suicidio annunciato

L’attesa per il film è probabilmente solo abile campagna di marketing, ma è anche il sentore che qualcosa intorno al social network più frequentato del mondo, a livello di percezione immediata, è cambiato, ma in peggio. Se, oltre al film, consideriamo il dibattito aperto al Senato Usa sulle presunte violazioni alla privacy operate dal social network, gli articoli allarmanti che, dal New York Times al Washington Post, riempiono la stampa mondiale, e infine – di grande impatto sulla rete – il “suicidio di massa” organizzato a livello mondiale lo scorso 31 maggio (un passaparola online ha invitato a cancellarsi da Facebook tutti lo stesso giorno, per protestare contro la violazione della privacy) è facile capire come, nonostante gli utenti registrati a Facebook crescano al ritmo di un milione al giorno, il sentiment generale che si sta diffondendo intorno a questa geniale invenzione stia volgendo al negativo.

A carte scoperte

La questione? È evidente. Facebook significa 500 milioni di utenti registrati, profilati fin nei minimi dettagli (dove vivono, quanti e che tipo di amici hanno, cos’hanno fatto il sabato sera, in che bar hanno pranzato il martedì a mezzogiorno, che scarpe hanno comprato ieri, quale film vogliono guardare il prossimo weekend... e si potrebbe continuare per ore), e strettamente fidelizzati al sito: un patrimonio commerciale che fa gola a qualsiasi azienda del mondo. Avere accesso anche a solo una parte del database di Facebook vuol dire poter costruire campagne di prodotto, studi di marketing, strategie commerciali internazionali con un vantaggio competitivo enorme. È come andare a giocare a poker a Las Vegas sapendo già che carte hanno in mano i propri avversari.

Quanto vale Facebook?

Tutto questo spiega le cifre da ca-pogiro che rimbalzano ogni volta che qualcuno cerca di fare una stima del “valore” di Facebook: 500 milioni di dollari di utile nel 2009 la cifra confermata da Marc Andreessen, membro del Board of Directors dell’azienda. Le voci di entrata sono costituite dall’aumento esplosivo degli utenti registrati, che utilizzano in modo sempre più diffuso ed abitudinario i servizi e le opzioni a pagamento del sito, e naturalmente l’interesse sempre più forte da parte dei vari inserzionisti: la società di ricerca ComScore, specializzata in rating del web, la quota di mercato dell’advertising di Facebook è cresciuta del 16% nel primo trimestre del 2010.Una gallina dalle uova d’oro, e c’è naturalmente chi queste uova se le sta già mettendo nella dispensa. Già nel 2007 Microsoft, fiutandone la potenzialità, aveva acquistato l’1,6% delle azioni di Facebook sborsando una cifra spropositata: 240 milioni di dollari.E lo scorso ottobre, in periodo di crisi globale, la società russa Digital Sky Technologies ha offerto ai dipendenti del social network 14,77 dollari ad azione per comprare i titoli della compagnia che possedevano, con l’obiettivo di rastrellare titoli fino a una quota del 3,5% della società. La creatura di Zuckerberg varrebbe quindi sul mercato oggi 6,5 miliardi di dollari.

Allarme rosso

Vista la posta in gioco, è bastato che, per errore o per calcolo, partisse la voce sulla possibilità che Facebook desse accesso a una parte del proprio database a società esterne per fini commerciali, ed è successo il finimondo.L’Autorità incaricata della protezione della privacy dell’Unione Europea ha definito «inaccettabili» le modifiche apportate ai suoi servizi da Facebook, che permette di rendere pubblici i dati che provengono dai profili dei suoi utenti, e ha inviato una lettera di protesta alla società ricordando come gli utenti debbano dare «liberamente e senza ambiguità il loro consenso» alla pubblicazione dei loro dati personali. «È inaccettabile che Facebook abbia modificato le regole a discapito degli utenti». Addirittura il Merchant Law Group, studio legale canadese, ha preso al balzo la palla del malcontento e ha avviato una class action contro Facebook Inc. per l’uso improprio di informazioni riservate e la violazione della privacy. Secondo gli avvocati dello studio, “Facebook ha cambiato le impostazioni della privacy dell’utente, e le relative condizioni di utilizzo – senza un adeguato consenso da parte degli stessi utenti – permettendo la diffusione di una quantità notevole di informazioni personali sul web”. Inoltre, “Facebook intenzionalmente o per negligenza, predispone e pubblicizza le sue politiche sulla privacy, in modo tale da trarre in inganno gli utenti, in quanto si induce l’utente ad inserire tranquillamente i propri dati personali”.

Lettera di scuse

Per arginare l’ondata negativa è sceso in campo lo stesso Zuckerberg, con una lettera aperta pubblicata sul Washington Post lo scorso 24 maggio in cui cerca di dare risposta a tutte le polemiche che corrono ormai online e offline. Quello che traspare dal lungo scritto è uno Zuckerberg misurato e non arrogante, che per la prima volta ammette di aver commesso «un mucchio di errori» e di aver compiuto mosse affrettate in materia di privacy. «Non abbiamo centrato il punto», scrive, evidenziando che il problema è facilitare la condivisione delle informazioni rispettando il controllo e la scelta degli utenti. «Sono questioni a cui pensiamo sempre. Ogni volta che apportiamo una modifica, cerchiamo di applicare le lezioni che abbiamo appreso lungo la strada». Quindi, cosa intende fare Facebook per migliorare il controllo sulle informazioni personali dei suoi utenti?

5 regole d’oro

Dice Zuckerberg: «Offriamo già controlli per limitare la visibilità di tali informazioni e abbiamo intenzione di renderle ancora più forti [...] Nelle prossime settimane, aggiungeremo controlli sulla privacy che sono molto più semplici da utilizzare. Ci sarà anche un modo semplice per disattivare tutti i servizi di terze parti». Quindi elenca i 5 comandamenti che devono restare alla base di Facebook:
  • Avete il controllo su come condividete le vostre informazioni.
  • Non condividiamo informazioni personali con persone e servizi se non lo desiderate.
  • Non permettiamo alla pubblicità di accedere alle vostre informazioni personali.
  • Non vendiamo a nessuno le vostre informazioni personali.
  • Manterremo Facebook un servizio gratuito per tutti.

Happy end in stile americano

La lettera aperta segna l’avvio dell’operazione “recupero credibilità” che è proseguita poi poche settimane fa quando, con l’ufficializzazione del 500milionesimo utente iscritto, Facebook ha lanciato la campagna “Facebook Stories”. Obiettivo è quello di raccogliere racconti esemplari dell’impatto benefico del network sulla società attraverso un nuovo servizio che permette agli iscritti di scrivere la loro esperienza personale con il social network, in modo da comporre una sorta di storia collettiva di FaceBook. Una storia bella, entusiasmante e positiva, ovviamente. Come insegna Hollywood e il sogno americano, insomma. BF.
2 Novembre 2010

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