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C'è abuso di posizione dominante nell'acquisizione di Skype da parte del colosso americano? L'Authority antitrust europea si pronuncerà a giorni
Mattia Schieppati
Settimana caldissima quella che si apre oggi a Bruxelles, ai piani alti della Commissione Ue, dove ha sede l'Authority antitrust europea guidata da Joaquín Almunia. In ballo c'è un business da (almeno) 8,5 miliardi di dollari: tanto vale l'acquisizione di Skype, il leader delle chiamate voip, da parte di Microsoft. Sette giorni di incontri, trattative, audizioni e lobbying a tappeto in vista della decisione che l'organismo dovrà prendere entro lunedì 7: concedere il via libera oppure stoppare il “matrimonio” che consentirebbe a Microsoft di aggiungere Skype al proprio pacchetto Office (e nelle Xbox).
Matrimonio che è stato messo in mora da un don Rodrigo italiano, la piccola Messagenet fondata da Marco Fiorentino e Andrea Misa Galli, 15 dipendenti, società che offre servizi di chiamate voip a 400 mila utenti (contro i 140 milioni di utenti Skype). L'accusa? Abuso di posizione dominate.
«Abbiamo chiesto che l'acquisizione venga bloccata oppure che Skype diventi un sistema aperto, come il nostro, permettendo l'interoperabilità», dicono da Messagenet. Un ricorso, quello italiano, che si affianca ad altre obiezioni analoghe presentate alla Commissione Ue da altri piccoli e medi operatori voip europei, che vedono nel merger del gigante di Redmond sul più celebre e utilizzato servizio di telefonia web la fine del proprio business.
La portavoce dell'Authority ancora lo scorso venerdì smentiva che l'ente avesse maturato un orientamento di qualche tipo, limitandosi a dire che «come accade per qualsiasi caso relativo a temi di antitrust, l'Authority è tenuta a prendere in considerazione tutti i ricorsi dei competitor». Nessuno si sbilancia. «La richiesta di acquisizione sta seguendo il suo iter regolare, e stiamo lavorando a stretto contatto con le Agenzie europee preposte alla questione», si è limitato a dichiarare Jesse Verstraete, legale e portavoce di Microsoft a Bruxelles. «Che ci siano ricorsi di questo tipo da parte di aziende concorrenti è la norma», dice Denis Waelbroeck, lobbysta e legale specializzato in antitrust a Bruxelles. «La Commissione analizza sempre scrupolosamente queste questioni, ma alla fine credo che l'affare andrà in porto».
Un matrimonio travagliato quello tra Microsoft e Skype: anche per ottenere il via libera della U.S. Federal Trade Commission, l'ente omologo dell'Authority antitrust europea, ci sono voluti mesi di ricorsi e carte bollate. Alla fine (lo scorso 17 giugno) al di là dell'Atlantico la commissione aveva dato l'ok all'acquisizione osservando che essendo attivi sul mercato altri due giganti delle telefonate via web come Google Talk e Apple FaceTime, quella di Microsoft non si poteva considerare “posizione dominante”. Una sentenza che però non può essere presa a modello qui nel Vecchio Continente, dove Google e Apple non hanno ancora lanciato in tutti i paesi Ue i loro servizi di telefonia internet.
Ma soprattutto perché, mormorano gli americani a denti stretti per non indispettire eccessivamente i giudici europei, gli organi regolatori europei tendono a dare un po' troppo ascolto ai ricorsi dei piccoli attori del mondo web: brucia ancora lo stop che proprio la Microsoft ha subito appunto dall'Antitrust europeo nel 2009, quando per evitare un'identica accusa di monopolio sollevata dalla piccola browser-house norvegese Opera fu costretta a inserire nel pacchetto base di Windows, oltre a Internet Explorer, il browser della casa, altri 12 browser alternativi, cosicché l'utente potesse liberamente scegliere attraverso quale canale navigare. Morale: in quell'anno Internet Explorer passò dal 55,7% del mercato al 46,3%. Microsoft, questa volta, vorrebbe evitare sorprese.
4 Ottobre 2011

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