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Il valore delle informazioni per la gestione dei crediti

Il valore delle informazioni per la gestione dei crediti deteriorati

L'aumento dei volumi delle sofferenze sollecita le banche a un cambiamento di approccio rispetto al passato, in attesa di interventi istituzionali che favoriscano la realizzazione di un efficiente mercato secondario dei crediti deteriorati in linea con gli altri Paesi Ue. Ne parla Salvatore Iudicone di IBIS
Flavio Padovan
Nei bilanci delle banche le sofferenze hanno assunto, a causa del perdurare della congiuntura negativa, un peso sempre più rilevante. In un recente interrogazione in Parlamento, il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha quantificato in un quinto degli impieghi lo stock di crediti deteriorati, mentre le sofferenze lorde risultano pari al 9,8%. Il sistema bancario italiano è sano e in grado di reggere questo peso, ma è indubbio che iniziative che permettessero di accelerare i tempi di recupero dei crediti e, quindi, di renderne più facile la cessione con una remunerazione in linea con quella degli altri Paesi Ue, favorirebbero un rilancio dell'economia nazionale. Ne abbiamo parlato con Salvatore Iudicone, Amministratore Unico di IBIS, Italfondiario Business Information Services.

Quali effetti ha l'elevato peso delle sofferenze sul sistema bancario?

Per rispondere in modo coerente alla sua domanda credo si debba innanzitutto contestualizzare il momento che vive il sistema, sia dal punto di vista operazionale che regolamentare. L’abnorme eccesso di liquidità che connotava il sistema ante crisi aveva reso il rischio di insolvenza pressoché “invisibile”. Riducendosi la liquidità, il sistema stesso ha percepito di non disporre di determinazioni quali-quantitative di patrimonio adeguate a consentire l’agevole estinzione delle proprie obbligazioni. Questo elemento ha determinato, con il concorso di due altri fattori come la bassa inflazione e i rendimenti decrescenti, la creazione di asset più opachi (e, quindi, rischiosi) e a maggiore intensità di leva finanziaria; di conseguenza lo stallo del sistema. In Italia gli impatti degli asset tossici propriamente detti sono risultati ragionevolmente contenuti, ma la regolamentazione rafforzata di Basilea III, che ha disciplinato i temi di trasparenza del patrimonio responsabile delle banche, rischio di controparte, buffer di sicurezza e stringenti standard di liquidità ha, nei fatti, descritto un percorso che il sistema ha dovuto forzatamente seguire. Questa digressione rende evidente come la necessità di produrre utili per attrarre investitori di rischio, generare l’autofinanziamento del patrimonio responsabile e mantenere un livello di liquidità congruo per il sostentamento dell’equilibrio tra impieghi e fonti diventi un trade-off quando la severa congiuntura in atto restituisce al Sistema quasi il 18% di prestiti ad andamento anomalo sul totale a fronte del 6% ante crisi. L’illiquidità e il fabbisogno di rettifiche di valore che ne consegue, uniti ai bassi rendimenti degli asset finanziari e a valori storicamente minimi dello spread tra tassi attivi e passivi, condizionano in modo chiaro e univoco i processi strategici delle banche e soprattutto intersecano il loro principale driver, ovvero la conservazione e l’accrescimento del patrimonio responsabile. In questo contesto il credito deteriorato diventa il principale vincolo, insieme all’illiquidità e le regole di vigilanza prudenziale, che limita l’origination dei prestiti e, quindi, ostacola il sostegno del sistema alla ripresa economica.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano le banche nella gestione dei crediti deteriorati?

Dal punto di vista operazionale l’incremento dei prestiti ad andamento anomalo determina innanzitutto un ovvio “effetto volume” sui processi di recupero, ingenerando la necessità di innovare lo “status quo ante” dell’approccio banca attraverso una complicata transizione. Questa necessaria evoluzione implica tra l’altro la capacità e l’attitudine alla distinzione tra “cash e non cash item”, l’individuazione di strategie di breve, medio e lungo periodo, l’opzione tra gestione interna e/o in outsourcing. E ancora: la mitigazione dell’indeterminatezza dei tempi del processo civile nelle differenti aree del Paese e, con essi, la valutazione delle politiche di monitoraggio del rischio da riflettere nel processo di autovalutazione del capitale interno con impatto sulla quali-quantità del patrimonio responsabile e delle strategie necessarie per conservarlo e/o ampliarlo. Quasi un riferimento circolare per uscire dal quale c’è bisogno di ricette nuove, ingredienti innovativi, capacità specialistiche, processi intensivi.

Quali interventi sarebbero necessari in Italia per realizzare un efficiente mercato secondario dei crediti deteriorati?

Temo si tratti dello stesso problema e credo applicabili le stesse soluzioni: incentivazione fiscale e modifica del processo civile per rendere certi i tempi del realizzo. Per ottenere maggiore efficienza del mercato serve che domanda ed offerta tendano ad un prezzo sostenibile per l’investitore e che il reciproco, i costi, siano adeguati per il Sistema delle banche.

Quale supporto offre IBIS alle banche?

IBIS nasce per offrire un nuovo modello di Business Information, indipendente e unico in Italia, per la raccolta, elaborazione e fornitura di informazioni commerciali, a supporto dell’attività del Gruppo Italfondiario, di ogni esigenza di professionisti e imprese. Attraverso piattaforme informatiche multimediali dedicate e la sinergia con le expertise del Gruppo Italfondiario, leader nella gestione di crediti performing e non-performing, IBIS offre servizi erogati in modalità totalmente automatica di due tipologie: blended, per la fornitura costante nel tempo di un mix articolato di diverse informazioni ed eventi rilevanti - relativi a ogni singolo soggetto - utili a definire le strategie di recupero in termini di tempi, rischi e massimizzazione del valore; e on demand, per l’acquisizione direttamente online della più ampia gamma di singole informazioni relative a tutte le tipologie di servizi camerali, ipotecari e post fido.

Che cosa caratterizza l'offerta di IBIS rispetto ai concorrenti?

Si tratta di una realtà unica nell’industria dei servizi strumentali al recupero. Fino a oggi, infatti, il modello di mercato delle informazioni commerciali si è caratterizzato innanzitutto per l'approccio "filosofico" alle informazioni commerciali con il principio di "100% on demand"; la richiesta discrezionale, su fonti singole, di informazioni frammentate, non aggiornate nel tempo ed incomplete in funzione della gestione del credito; la concentrazione dei cosiddetti «prodotti camerali» (utilizzati dal mondo bancario, generalmente, in sede di origination) in pochi player di grande dimensione (meno di 10, dei quali circa la metà influenzano l'offerta); l'estrema parcellizzazione dell'offerta di prodotti cosiddetti “post-fido” in una pluralità di player di dimensione industriale piccola o minima; l'univocità delle fonti ed assenza di apprezzabili livelli di barriere all'entrata (tecnologiche o di volumi). Insomma, tutti elementi che limitano fortemente il possibile sviluppo, l'accessibilità, l'utilizzo evoluto e l'adattabilità del patrimonio informativo ai processi industriali di recupero. Per Italfondiario e le grandi banche, IBIS ha invece sviluppato prodotti che si inseriscono nei processi industriali di recupero e soddisfano i fabbisogni informativi di ogni fase attraverso i driver essenziali di valore e rischio, concorrendo a massimizzare il cashflow e minimizzare i tempi del recupero. L’ottimizzazione della tecnologia, la gestione della complessità del sistema a ogni livello (operazionale, normativo, regolamentare, tecnologico), e la consolidata partnership con i leader del mercato delle applicazioni gestionali, rendono IBIS – a mio giudizio - il più interessante caso di successo del mercato.
8 Luglio 2015

 

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