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Il Wall Street Journal? Lo leggi su Facebook

Il Wall Street Journal? Lo leggi su Facebook

La storica testata americana porta l’informazione finanziaria direttamente dentro Facebook, puntando sulle potenzialità dell’economia della condivisione
Fabio Cavallotti
“WSJ Social” è l’applicazione creata dal Wall Street Journal per Facebook ( http://social.wsj.com ). L’iniziativa rappresenta una rottura rispetto al passato: fino a ieri i quotidiani usavano la piattaforma Facebook per condividere e segnalare gli articoli, ora l’app del WSJ porta il contenuto direttamente dentro Facebook . Non solo, c’è un link che consente il proseguimento della lettura sul sito www.wsj.com .
Il cambio di strategia è radicale. La lettura sul sito rimane a pagamento, almeno per i contenuti di alto livello qualitativo, mentre quella sul social media è gratis, anche se qui gli articoli sono decisamente più divulgativi. WSJ Social punta diritto ai grandi numeri di Facebook: si calcola che a livello globale gli utenti FB siano 750 milioni. Negli Stati Uniti, a maggio, 53 miliardi di minuti sono stati dedicati alla navigazione sulla piattaforma. Yahoo, classificato al secondo posto, si ferma a 20 miliardi di minuti. E anche in Italia le performance FB sono di assoluto rilievo: 19 milioni di utenti, per circa 140 milioni di pagine viste al mese.
Dunque secondo WSJ ci sono gli ingredienti – la quantità e il tempo – per interessanti investimenti pubblicitari: i ricavi di WSJ Social arrivano dallo sponsor (“courtesy of… “) e dall’advertising presente all’interno delle pagine, mentre a Facebook vanno i guadagni della pubblicità esterna, quella presente nella colonna a destra.
Dopo il Wall Street Journal, altri quotidiani hanno realizzato prodotti analoghi, come il Guardian ( http://apps.facebook.com/theguardian ) e il Washington Post ( https://apps.facebook.com/wpsocialreader/ ). Evidentemente molti scommettono sull’economia della condivisione. Le potenzialità, come si è visto, sembrano concrete, anche se non vanno nascoste le difficoltà. Prima fra tutte quella dell’attenzione, diventata merce rara nell’età dell’abbondanza dei contenuti.
È indicativo che la prima applicazione/giornale su Facebook porti la firma di un quotidiano economico. Segno dei tempi. Il protrarsi della Grande crisi e le turbolenze dei mercati rendono il know how del Wall Street Journal conoscenza strategica per i social reader. Anche in Italia il Sole 24 Ore mostra segnali interessanti: nel periodo marzo-agosto le vendite sono cresciute del 23%, accompagnate da un aumento del 47% di visitatori del sito.
La piattaforma Facebook e più in generale i social media possono rappresentare sviluppi interessanti anche per le banche, creando un processo in cui esse diventano, oltre che intermediari finanziari, anche intermediari della conoscenza, andando a rafforzare il rapporto di fidelizzazione con la clientela. Creare un ambiente all’interno della piattaforma sociale potrebbe infatti portare il contenuto (che è fatto di informazione e comunicazione) al livello delle reti amicali. Una dimensione che richiede all’organizzazione trasparenza, capacità di informare e volontà di ascolto. La sfida diventa quella di “conquistare” l’utente/cliente e indurlo alla condivisione. E la distribuzione tra gli amici svolge una funzione virale potenzialmente efficiente (“la banca X su Facebook mi dice quali sono i prodotti migliori, come posso investire il Tfr, come risparmiare con tranquillità, ecc.”). E un circolo virtuoso che è possibile “disegnare” ma che richiede competenza, decisione e pazienza.
L’esperienza del quotidiano americano può fornire interessanti suggerimenti per definire la presenza sui social media che consenta di:
  • creare una community, i cui membri possono interagire con l’organizzazione, scambiandosi informazioni;
  • con l’aiuto di quella community tracciare alcune linee sui possibili prodotti che gli utenti si attendono;
  • informare e fare comunicazione, in modo trasparente e a costi marginali molto bassi.
Beninteso queste sono caratteristiche note, già in uso sul web, sin dai tempi dei forum o dei newsgroup, ma grazie alle piattaforme social questi strumenti si affinano e si allargando.
WSJ Social rappresenta un esempio interessante non solo per gli editori. Un’applicazione che rispetto alla classica fan page ha il pregio di una gestione della comunicazione più autonoma e più precisa rispetto al modello” segnalazione/condivisione/commenti”. Anche l’eventuale personalizzazione rappresenta una fonte preziosa d’informazioni: un prodotto di questo tipo può generare un rapporto forte e diretto con i propri clienti e pone le basi per offrire prodotti in linea con le loro esigenze e ad alto valore aggiunto. Con un’avvertenza: Facebook e gli altri social media amplificano quello che di positivo fanno le aziende, non lo inventano.
28 Ottobre 2011

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