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Imprese italiane ancora lontane dal web. Ma il trend ...

Imprese italiane ancora lontane dal web. Ma il trend ...

Per l'87% delle imprese l'indagine Istat mostra un livello “basso” o “molto basso” di adozione dell'Ict. Mancano le professionalità specifiche in azienda e l'e-commerce, se pur in crescita, è in ritardo. Ma ci sono segnali incoraggianti: migliorano le infrastrutture e si diffonde la banda larga, anche mobile. Aumenta l'utilizzo dei social media e gli investimenti in sicurezza informatica sono tra le priorità aziendali
Mattia Schieppati
«Il quadro informativo integrato sull’utilizzo delle tecnologie Ict da parte di cittadini e imprese mostra un impiego sempre più diffuso ed evoluto di queste tecnologie nelle attività economiche e nella vita quotidiana. Tuttavia, rimane un gap rilevante dell'Italia rispetto agli altri paesi Ue soprattutto per il ricorso all’e-commerce come canale di acquisto e vendita di beni e servizi». La sintesi con cui i ricercatori dell’Istat nell’ultimo report “ Cittadini, Imprese e Ict 2017” ( qui il link ) fotografano la situazione italiana (sia sul fronte famiglie che, quel che più ci interessa qui, sul fronte imprese) della digitalizzazione diffusa lascia intendere che la direzione è quella giusta, ma il percorso del tessuto industriale e imprenditoriale nel ricorrere a nuove tecnologie e nuovi canali digitali è ancora molto lento.
Nel report il comportamento delle imprese è stato valutato rispetto a 12 caratteristiche specifiche che contribuiscono alla definizione dell’indicatore composito di digitalizzazione delle imprese denominato da Eurostat Digital Intensity Indicator .
L’86,9% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca ad un livello “basso” o “molto basso” di adozione dell’Ict (il dato è del 78,5% per l’Ue28), non essendo coinvolte in più di 6 attività tra quelle considerate; il restante 13,1% svolge invece almeno 7 delle 12 funzioni, posizionandosi su livelli “alti” o “molto alti” di digitalizzazione.
Aumentano ancora le imprese che utilizzano almeno uno strumento social (44,0%, nel 2016 39,2%) ed è in lieve crescita anche la percentuale di quelle che dichiarano di utilizzarne almeno due (17,5%, nel 2016 15,6% ). Il 72,1% delle imprese ha un proprio sito web ma solo il 15% (13,8% nel 2016) permette ai visitatori del sito di effettuare online ordinazioni o prenotazioni; tale percentuale sale fino a coinvolgere una impresa su quattro fra quelle di maggiore dimensione e raggiunge l’82,6% tra le imprese dei servizi di alloggio.

L’infrastruttura c’è, però…

Le tecnologie ormai ci sono, sono conosciute e la mancanza di infrastrutture non può più essere un alibi: nel 2017, riporta l’Istat, il 95,7% (94,2% nel 2016) delle imprese con almeno 10 addetti utilizza connessioni in banda larga fissa o mobile. Il 93,6% è connesso in banda larga fissa. La connessione mobile in banda larga cresce dal 63,8% del 2016 al 70,9%. La connessione, quindi, c’è, ma nelle imprese il ricorso ai vantaggi che questa potrebbe offrire fatica a decollare. «Nel complesso, l’intensità di utilizzo della connessione mobile tra gli addetti riguarda il 20,4% degli occupati nelle imprese con almeno 10 addetti (16,4% nel 2016). Tra le imprese con 10-49 addetti, tre su dieci dichiarano di non utilizzare ancora connessioni mobili per l’attività lavorativa, mentre il 19,1% della loro forza lavoro utilizza dispositivi portatili forniti dall’impresa che permettono la connessione ad Internet mediante la rete di telefonia mobile per scopi lavorativi. Tale percentuale sale fino al 21,8% tra i lavoratori delle imprese di maggiore dimensione. Tra le imprese con almeno 10 addetti connesse a Internet in banda larga fissa, la velocità massima di connessione cresce con la dimensione senza particolari divari territoriali a livello di macro ripartizione, anche se il Nord Ovest risulta connesso a velocità maggiore delle altre aree. Rispetto al 2016, la riduzione della quota di imprese con connessioni più lente è stata di almeno 9 punti percentuali e ha favorito connessioni con velocità di almeno 30 Mbit/s con particolare impatto sulle quote delle imprese con almeno 50 addetti, di quelle del Nord Est e dei servizi. Una crescita che, anche se ancora lontana dagli obiettivi 2020 della Strategia italiana per la banda ultra larga, sembra recuperare, almeno in parte, il ritardo accumulato».

AAA… esperti di Ict cercasi

Il vulnus maggiore sembra essere quello della mancanza di competenze digitali all’interno delle imprese: solo il 16,2% delle imprese con almeno 10 addetti impiega esperti Ict (16,8% nell’anno precedente) contro il 72,3% delle grandi imprese; queste ultime, tra l’altro, hanno provato ad assumerli o li hanno assunti nell’anno precedente nel 31,0% dei casi (29,8% nel 2016 e 26,6% nel 2015) contro il 4,2% delle imprese di minore dimensione (in linea con l’anno precedente). Entrambi i gruppi hanno avuto difficoltà a ricoprire i posti vacanti di specialisti Ict: il 12% delle imprese con almeno 10 addetti e l’1,7% delle grandi imprese. Le imprese delle telecomunicazioni e quelle informatiche fanno ovviamente maggior ricorso al personale interno e nel 2017 aumentano le loro quote rispetto al 2016, le prime dal 78,7% all’81,0% e le seconde dal 75,2% all’80,3%. Tuttavia hanno anche avuto difficoltà a ricoprire i posti vacanti di specialisti in Ict una su cinque del primo comparto e circa tre su dieci del secondo.

E-commerce al palo

Nonostante ormai sia un canale più che evoluto, la scarsa capacità di ricorrere in modo proficuo all’e-commerce resta l’elemento più significativo del ritardo italiano. Il 12,5% delle imprese con almeno 10 addetti ha venduto online i propri prodotti nel corso dell’anno precedente (11,0% nel 2016); la quota sale al 34,6% (30,5% nel 2016) nel caso di imprese con almeno 250 addetti mentre passa all’8,2% la quota di quelle che hanno effettuato vendite online per un valore almeno pari all’1% del proprio fatturato totale (7,6% nel 2016). Crescono, ma ancora troppo poco, le imprese che vendono via web (9,9% contro l’8,8% del 2016 e il 7,9% del 2015) anche se tale canale continua a essere preferito rispetto ad altri. Fra le imprese che vendono via web predominano quelle che hanno come clienti i consumatori privati (82,9% rispetto all’81,7% del 2016), anziché imprese e amministrazioni pubbliche (58,1%). Il 98,5% delle imprese che vende via web si rivolge a clienti residenti in Italia e si riducono le quote di quelle che vendono via web verso altri Paesi europei (dal 62,4% del 2016 al 55,3%) e nel resto del mondo (dal 47,0% al 34,6%).
Il fatturato online aumenta rispetto al 2016 passando dall’8,8% al 10,1% del fatturato totale dell’anno precedente: la quota è al 4,4% (3,1% nel 2016) per le imprese con 10-49 addetti, al 16,7% (12,5% nel 2016) per quelle con almeno 250 addetti, mentre scende ancora per quelle con 100-249 addetti, che ottengono una quota di fatturato online del 7,9% (11,6% nel 2016).
Le transazioni, tipiche dei rapporti business-to-business, generano una quota di fatturato online superiore a quello derivante da vendite effettuate via web (6,6% verso 3,5%), tuttavia in alcuni settori dei servizi emerge la prevalenza delle transazioni via web tramite siti, app, e-marketplace come accade per i servizi delle agenzie di viaggio (21,1% del fatturato deriva dal web e solo l’1,5% dall’Edi) e delle imprese ricettive (24,7% vs 3,2%). Anche nel 2017, considerando solo le attività che contribuiscono per almeno l’1% del totale fatturato online dell’economia, i settori trainanti negli scambi online sono quelli dei servizi di alloggio, del commercio e della fabbricazione di mezzi di trasporto: il primo settore coinvolge il 29,7% delle imprese totali attive online e contribuisce per il 2,0% al valore totale degli scambi online; il secondo riguarda il 24,0% delle imprese e contribuisce per il 24,8%; il terzo, più concentrato, è composto solo dall’1,7% di imprese ma concorre al 19,2% del fatturato online nazionale.

Gli investimenti delle imprese

Per il triennio 2014-2016, fra le scelte di investimento in beni e servizi digitali, quasi la metà delle imprese con almeno 10 addetti (44,9%) ha adottato tecnologie relative alla sicurezza informatica, il 27,9% delle imprese ha investito per gli acquisti in beni e servizi legati a applicazioni web o app, il 18,4% per i social media e il 16,1% per il cloud computing.
Gli investimenti in tecnologie per le vendite online e i big data analytics hanno una diffusione maggiore tra le grandi imprese (22,2%), mentre quelle per la realtà aumentata e virtuale coinvolgono un numero limitato di unità di grandi dimensioni (5,9%).
Per quanto riguarda le aree tecnologiche giudicate di maggior impatto sulla competitività e lo sviluppo dell’impresa nel biennio 2017-2018, si confermano le stesse del triennio precedente, prime tra tutte la sicurezza informatica e le applicazioni web. La contenuta quota di imprese che vende online trova conferma anche dalla ridotta percentuale di quelle che hanno investito in quest’area. Ma emerge una visione positiva del futuro per circa una impresa su quattro di quelle di minore dimensione che riconosce le vendite online come fattore di miglioramento della competitività dell’impresa.
16 Gennaio 2018

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