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In Italia c’è troppo contante

In Italia c’è troppo contante

Per favorire un maggiore uso della moneta elettronica no a nuove norme, sì a monitoraggio e incentivi fiscali. È quanto dichiara Gianfranco Torriero dell'ABI, intervenendo di fronte alle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive di Camera e Senato …
Gaia Sabino
“Il settore dei pagamenti è già regolato da un ampio quadro di norme cogenti introdotte recentemente. Non ne occorrono dunque di nuove vincolanti a livello italiano, è necessario piuttosto vigilare sulla loro attuazione, monitorandone gli effetti". È quanto ha dichiarato il vice direttore generale dell'ABI, Gianfranco Torriero, intervenendo di fronte alle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive di Camera e Senato (vai al testo completo).
In particolare, Torriero ha sottolineato come "le norme che disciplinano i servizi di pagamento non possano sfuggire a una logica completamente europea poiché, anche in questo settore, il permanere di regole nazionali sarebbe in netta contraddizione con i principi fondanti dell'Unione bancaria e con l'integrazione del mercato finanziario dei paesi dell'area dell'euro".

Come colmare il gap col resto d’Europa?

Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell'ABI
Nel suo intervento, il vice direttore generale dell’ABI ha ricordato come, sul fronte dei pagamenti elettronici, l’Italia sia ancora indietro rispetto al resto d’Europa a causa di un ricorso ancora molto elevato al denaro contante che caratterizza il nostro Paese. Basti pensare che, nel 2009, il 90% delle transazioni degli italiani erano in cash a fronte di una media europea del 70% e che questa percentuale in Italia si è ridotta all'87% nel 2012, contro una media comunitaria del 60%. C’è dunque un ritardo ancora significativo nell’utilizzo di strumenti alternativi al contante (75 operazioni annuali per abitante nel nostro Paese, a fronte di circa 194 nell’area dell’euro), che è indispensabile colmare. Anche perché dal più ampio utilizzo di contante discendono maggiori costi sociali , minore velocità e trasparenza degli scambi. In questa direzione, secondo Torriero, "incentivi fiscali, sia dal lato del titolare della carta sia dal lato dell’esercente, possono rappresentare una strada percorribile per favorire il maggiore utilizzo degli strumenti di pagamento diversi dal contante, generando un'interazione virtuosa tra interessi originariamente contrastanti”. Tra le misure citate a titolo di esempio: l’introduzione di forme di detrazione fiscale a fronte di spese documentate fatte con strumenti di pagamento cashless; la riduzione o eliminazione dell'imposta di bollo sull'estratto conto della carta o l’introduzione di un credito di imposta per i costi di acquisizione e manutenzione dei Pos.

Il mercato dei pagamenti elettronici

Carte e bonifici si confermano gli strumenti cashless più utilizzati in Europa: in Italia nel 2012 il 46% delle transazioni elettroniche sono state fatte con carta, seguono i bonifici con il 28%. Nel 2013, le operazioni di pagamento elettroniche - bonifici automatizzati, carte Pos, addebiti preautorizzati - sono aumentate del 9%. Tra queste, i pagamenti via Internet sono cresciuti del 30%.
Nel 2013, ogni italiano ha effettuato in media 30 operazioni con carta l’anno, meno della metà della media degli altri paesi dell’area Euro. Nello stesso periodo, le carte prepagate in circolazione in Italia erano quasi 20 milioni (+5,5% rispetto al 2012); 46 milioni quelle di debito (+10,9%) e 27,5 milioni quelle di credito (-3%). Sul fronte delle operazioni, invece, le prepagate hanno effettuato 244 milioni di transazioni per un controvalore complessivo di oltre 12 miliardi di euro; le carte di debito oltre 1,2 miliardi di pagamenti su Pos (per un totale di circa 80 miliardi di euro) e 900 milioni di prelievi agli Atm (per un ammontare di 168 miliardi di euro); le carte di credito invece hanno fatto registrare 590 milioni di operazioni per un controvalore di circa 51 miliardi di euro.
Per quanto riguarda le infrastrutture, a fine 2013 in Italia c’erano oltre un milione e mezzo di Pos e circa 50 mila Atm.
Sul fronte dell’e-commerce, infine, nel 2014 sono stati oltre 16 milioni gli acquirenti che hanno fatto shopping online, per un controvalore totale di 14,6 miliardi di euro. Di questi, 3,9 miliardi sono riconducibili ad acquisti fatti da italiani all'estero. Le vendite da siti italiani, invece, hanno originato un volume di transazioni pari a 13,3 miliardi di euro (di cui 2,6 miliardi sono acquisti fatti dall'estero su siti italiani).
Secondo l’ABI, grande impulso al settore dei pagamenti elettronici potrà certo venire anche dalla digitalizzazione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Da una recente indagine sull’e-government messa a punto dalla Banca d’Italia, infatti, emerge come nel nostro Paese la metà degli enti pubblici centrali e locali offre servizi meramente informativi, mentre solo il 10% permette a cittadino e imprese di effettuare online anche il pagamento di tributi, tasse e servizi. Anche la Banca Mondiale, del resto, ha evidenziato come i miglioramenti nei pagamenti pubblici portano a più alti livelli di efficienza, sicurezza e trasparenza con un significativo impatto sull’intera economia, contribuendo così alla modernizzazione dei sistemi di pagamento nazionali nel loro complesso.
Anche la sempre maggiore diffusione dell’Internet banking e il progressivo sviluppo del mondo dell’e-commerce e dei pagamenti con telefonia mobile possono rappresentare un volano importante per favorire la crescita dei pagamenti elettronici in Italia. Per quanto riguarda l’Internet banking, negli ultimi anni ha fatto registrare importanti tassi di crescita nel nostro Paese al punto che oggi il 70% dei conti correnti degli italiani è abilitato a operare online. Quanto al commercio elettronico e ai mobile payments, per i quattro anni tra il 2011 e il 2015 è possibile parlare di un aumento medio annuo del 15,9% per le transazioni e-commerce e di oltre il 60% per le transazioni fatte col canale mobile.
“Più in generale – ha sottolineato Torriero - è indispensabile intervenire anche sul fronte culturale e formativo con un'iniziativa di divulgazione pubblica, per la quale ABI è pronta a mettere a disposizione la propria esperienza, volta a far conoscere agli italiani sia i vantaggi di trasparenza, sicurezza e semplicità degli strumenti elettronici sia i costi occulti del denaro contante”.
3 Febbraio 2015

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