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Ingiurie e galateo di rete

Ingiurie e galateo di rete

Insulti e bon ton, offese e scambi di cortesie, il web è un terreno di gioco dove gli estremi coesistono. E alla netiquette, il galateo di Internet, fa da contraltare il ring. Come orientarsi tra regole di buon comportamento e che cosa fare in caso di ingiurie...
Ildegarda Ferraro
Si arricchiscono di regole sempre più precise i manuali di bon ton sulla rete. Ed io almeno ci provo a rispettarlo sempre, il galateo di Internet. Certamente per una email. E così non scrivo mai in maiuscolo, perché è come se urlassi, e mi ricordo di mettere l’oggetto, perché è considerato scortese per il destinatario costringerlo a leggere il messaggio per capire di che cosa si tratti. Cerco di essere chiara e sintetica, per non far perdere tempo, e di non mettere mai molti destinatari visibili, per evitare di rendere pubblici indirizzi e di favorire possibili usi impropri. Le regole da conoscere e rispettare sono sempre di più. Intanto aumentano i casi di insulti anche urlati e di vere e proprie risse, che certo con il galateo hanno ben poco a che fare.
Insomma, fair play e insulti sono all’ordine del giorno. Più diventano precise le buone maniere da seguire, più il web si consolida come luogo privilegiato di scontri pubblici. È la polarizzazione dell’attenzione che fa la differenza. Urlare un insulto in piazza ha un effetto. Lanciarlo su Twitter implica contare su un’attenzione e una pubblicità diversa, certamente maggiore e abbastanza garantita. E spesso lo si può fare usando un nickname, un soprannome, senza quindi metterci la faccia. In alcuni casi sembra quasi che l’insulto venga inteso come genuina forma di democrazia, invece che di semplice villania quando non di oltraggio.
Gli epiteti forti di questa estate, basti pensare allo scambio Bersani – Grillo, sono solo l’ultimo esempio di una manifestazione ormai comune. Luca De Biase chiarisce che: “Questa bolla di insulti via web tra politici italiani sul finire dell'estate ci ricorda che stanno finendo le vacanze, che si avvicinano le elezioni e che internet non è un generatore automatico di buone maniere. E neppure di sani dibattiti democratici”. E aggiunge che: “La relazione diretta tra libertà, democrazia e Internet non è più una certezza per chi segue, per esempio, le vicende mediorientali: si è visto che la rete aiuta i ribelli ma anche i repressori. La rete, in effetti, serve più fedelmente chi la sa usare meglio. L'America di Obama ne ha fatto una macchina elettorale micidiale. L'Iran ne ha fatto una macchina per il controllo dei dissidenti. La vicenda Wikileaks ha consentito ai cinesi di sorridere dei sermoni americani sulla libertà di Internet. Ma il dibattito politico italiano è un laboratorio per chi vuole studiare come la rete possa essere posta al servizio di chi sparla di più”. Insomma secondo De Biase: “si può dire che Internet non sia il generatore automatico della democrazia ma neppure del suo contrario”. E anche che: “Internet sia ancora alla ricerca della sua netiquette della quale parlavano i padri fondatori è comprensibile. Meno comprensibile è che i politici italiani tornino alla retorica dell'insulto in un periodo in cui lo stile dei tecnici la fa sembrare fuori moda”.

La netiquette

Ma torniamo al galateo, che da qualche anno sembra andare per la maggiore anche in termini generali. E così si va da A casa e in ufficio la rivincita del bon ton al Galateo 2.0, in cui dai calzini a Twitter si fa il punto su come diventare gentlemen digitali. I manuali vanno per la maggiore, come Dizionario contemporaneo di buone maniere di Laura Pranzetti Lombardini e circolano indicazioni precise per tutte le occasioni, anche per esempio per come comportarsi se si preferisce mangiare in ufficio senza muoversi dalla scrivania.
Va da sé che il web non solo non poteva restar fuori da questa riscoperta del bon ton, ma anzi ha tra le sue caratteristiche un connotato di correttezza che si declina in una serie di regole ben precise. È la netiquette, l’etichetta sulla rete che vige sovrana (http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette). Ci sono regole per tutto, cominciando dalle email. E così è bene sempre mettere l’oggetto, per permettere al destinatario di sapere subito di che cosa si tratta; non scrivere in maiuscolo, perché significa urlare; non rendere visibili liste di distribuzione, per non rendere pubblici indirizzi; non essere intolleranti con chi commette errori sintattici o grammaticali. E ancora: usare la lingua in uso nel gruppo; se una battuta può essere mal interpretata inserire un’emoticon per dare un’ulteriore chiave di lettura; non inviare messaggi troppo lunghi, e nemmeno allegati troppo pesanti (http://www.nic.it/tutto-sul.it/netiquette).
E ci sono declinazioni specifiche per ogni capitolo (http://www.networketiquette.net/), per i blog e per i social network, per Facebook come per Twitter. Ovviamente tra le prime regole c’è niente insulti, o più dettagliatamente: “Do not flame or respond to flames because they are uncivilized”.

Insulti sul web

Insomma niente ingiurie, ma sul web i flame vanno per la maggiore. Sempre più folta la casistica, che va arricchendosi di sempre nuovi episodi. E così si va dai primi casi in Italia di querela a Twitter da parte della giornalista Paola Ferrari a chi ha lasciato i social network o a risposto per le rime con vere e proprie risse in rete. Le vicende sono cronaca di tutti i giorni, da Vasco Rossi a Belen Rodriguez a Massimo Boldi. È degli ultimi giorni delle Olimpiadi a Londra la notizia dell’arresto di un ragazzo per gli insulti lanciati su Twitter al tuffatore britannico Tom Daley.
L’insulto imperversa e si trovano in rete anche veri e propri decaloghi per essere più efficaci.

Tre regole d’oro

Da quanto emerge mi sembra si possano mettere insieme tre regole d’oro, seguendo un principio di stringatezza estrema che deve vigere sovrano sulla rete.
  • L’importante è partecipare. A meno che qualcosa non convinca che sia meglio fare il contrario. E questo è vero per la regola che prevede sia corretto rispondere sempre ad una email, ma anche per quanto riguarda essere presenti su un social network.
  • Il fair play paga, almeno in termini di buon nome. In questa seconda regola possono essere fatte rientrare tutte le norme che chiedono correttezza e cortesia nei confronti degli altri. E così non usare maiuscole in email, perché significa urlare, mettere l’oggetto, non sottolineare gli errori altrui e far uso della lingua normalmente utilizzata. Ma questa regola di cortesia vale un po’ per tutto. Anche per il telefono, per esempio. Molti ormai non usano quasi più la suoneria, ma solo la vibrazione per evitare squilli. E nei casi di maggiore delicatezza si comincia a mandare prima della telefonata un sms con “posso chiamarti?”
  • Per gli insulti, infine, sono tre le strade più battute. Resta aurea la regola del “non ti curar di lor ma guarda e passa”, la più gettonata dal galateo internettiano e anche l’unica che può aiutare a smorzare l’attenzione. Una delle vie sempre aperte è quella della rissa via web. Resta infine quella dell’avvocato. Quando ci sono gli estremi, ovviamente.
5 Settembre 2012

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