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Intesa Sanpaolo affina il rating PMI

Intesa Sanpaolo affina il rating PMI

Un progetto realizzato insieme a CRIF ha permesso di migliorare le performance del modello SME Retail e di effettuare un benchmarking regolamentare del portafoglio Corporate della banca
Flavio Padovan
Verificare il rispetto del quadro normativo e dei requisiti regolamentari relativi al portafoglio Corporate e valutare eventuali margini di miglioramento del modello di rating utilizzato dalla banca per le PMI. Sono questi i due obiettivi del progetto che Intesa Sanpaolo ha portato recentemente a termine in collaborazione con CRIF.
“La nostra principale esigenza - spiega Paolo Di Biasi, Responsabile Validazione Interna di Intesa SanPaolo - era disporre di un benchmarking regolamentare del nostro portafoglio Corporate a supporto della valutazione e dell’accuratezza delle stime di tutte le componenti rilevanti di rischio, della capacità predittiva e della performance complessiva del sistema di rating adottato”. La direttiva di Banca d’Italia (circolare n. 263 del 27 dicembre 2006) pone, infatti, precise disposizioni di vigilanza prudenziale per gli istituti di credito specificando che “la Funzione di Convalida valuta, tra le altre cose, la performance relativa dei sistemi e delle stime dei parametri di rischio rispetto a opportuni termini di confronto (benchmarking)”. La validazione interna deve quindi porsi come obiettivo di contemperare il rispetto delle norme regolamentari con le esigenze di gestione e sviluppo del business.
Contemporaneamente Intesa Sanpaolo aveva l’esigenza di verificare quanto un ampliamento qualificato del patrimonio informativo con dati non in possesso della banca potesse migliorare le performance predittive del modello SME Retail in uso.
A tal fine è stato realizzato con CRIF un progetto ampio che unisce il patrimonio informativo del Gruppo in termini di informazioni creditizie e business information, con analisi quantitative ad hoc sullo stesso e con la consulenza del team della CRIF Rating Agency, la prima agenzia italiana ad emettere rating regolamentari e riconosciuti a livello europeo da Consob e da ESMA, la nuova Autorità Europea per i mercati finanziari.

Le tappe del progetto

Il primo step del progetto è stato il confronto tra i dati interni alla banca e quelli esterni, di sistema, sulle scale di rischio relative a un campione rappresentativo formato da aziende corporate, ovvero società di capitali tra i 2,5-50 milioni di fatturato.
Il confronto con il rating interno ha riguardato sia l’ordinamento del rischio sia la sua quantificazione in termini di probabilità di default a un anno. Laddove si sono verificati scostamenti significativi tra il rating interno di Intesa Sanpaolo e la valutazione esterna attribuita da CRIF, la Funzione Convalida della banca ha utilizzato una scheda sintetica per ciascuna azienda valutata (CRIF Report Impresa) che contiene gli elementi principali che hanno portato a tale disallineamento. Tra questi ci sono: indicatori di bilancio, quali redditività, equilibrio finanziario, indebitamento, onerosità finanziaria e ciclo finanziario; un indicatore sintetico di comportamento creditizio; informazioni aggiuntive che abbiano influenzato in maniera rilevante la valutazione finale e la verifica sulle controparti escluse dal processo CRIF di attribuzione del rating, come per esempio quelle posizioni considerate a default da CRIF e non dall’istituto.
Incrociando i valori di rischiosità osservati internamente a Intesa Sanpaolo con quelli calcolati da CRIF sul sistema bancario e finanziario italiano (EURISC, il SIC di CRIF) è stato rilevato che il 63% delle imprese si posizionava nella stessa classe. L’attribuzione dello score di CRIF ha consentito una verifica del processo di controllo di qualità del dato del portafoglio di Intesa SanPaolo e un confronto sulle due matrici che mostrano un allineamento nella classificazione della clientela superiore al 60% (oltre il 30% nella clientela di miglior standing).

Un indice specifico per la valutazione del credito alle imprese

La soluzione di benchmarking utilizzata è basata sul CRIF Business Default Index, la componente quantitativa dei rating emessi da CRIF Rating Agency. Si tratta, spiega Maria Ricucci, Marketing Manager di CRIF, di “un innovativo indice di rischiosità di default delle imprese, realizzato da CRIF Decision Solutions, specifico per la valutazione del credito, che sta diventando il nuovo standard di riferimento per la valutazione del rischio di default di un’azienda”. Infatti, oltre al profilo economico-finanziario, questo indice considera anche quello creditizio, accrescendo di forza predittiva il già efficace credit bureau score. “A differenza di altri indicatori presenti sul mercato – continua Ricucci – il CRIF Business Default Index è, per costruzione e per informazioni, molto simile ai modelli interni utilizzati dalle banche nell’ambito dei sistemi IRB (Internal-Rating-Based) e utilizza non solo le informazioni creditizie ma anche le business information (protesti, pregiudizievoli, bilanci, ecc.) del patrimonio di dati del gruppo CRIF (CRIF Information Core)”.

Il modello di rating custom

Le informazioni di EURISC sono state utilizzate anche per la valutazione creditizia del segmento SME Retail di Intesa Sanpaolo, analizzando un campione rappresentativo del segmento e quindi di tutti gli ambiti territoriali e i settori economici . “L’esigenza espressa dalla Funzione Convalida di Intesa Sanpaolo era il miglioramento della performance del modello attraverso il contributo delle informazioni di EURISC, principalmente in termini di benefici attesi lato rischio e, quindi, di conseguenti benefici economici derivanti da una gestione tempestiva dei crediti problematici”, spiega Di Biasi.
Unendo le informazioni interne alla banca con quelle di sistema si ottengono indicazioni sintetiche e prospettiche di rischio e di sostenibilità finanziaria, comportamento creditizio e overview dei prodotti gestiti da ogni singola impresa con le altre banche e società finanziarie del mercato italiano.
“Per il segmento SME Retail – continua Di Biasi - è stato sviluppato insieme agli specialisti CRIF un modello di rating custom, altamente predittivo, che integra le informazioni disponibili in EURISC con il rating interno di Intesa Sanpaolo. Abbiamo ottenuto ottimi risultati che ci hanno soddisfatto molto, tra cui un hit rate del 93% delle imprese valutate, e un indice di Gini del modello pari a 0.73, un valore di gran lunga superiore rispetto a quello standard che si osserva in casi simili, che denota un’ottima capacità discriminante”.

Risultati

“Grazie alle simulazioni statistico-economiche che il team CRIF ci ha proposto e alle viste innovative che abbiamo individuato insieme nel corso del progetto - afferma Di Biasi - abbiamo verificato il rispetto del quadro normativo e dei requisiti di Banca d’Italia ed ottenuto conferma della bontà dei nostri sistemi interni attraverso un processo analitico di benchmarking, con la possibilità di approfondire i dati di difformità attraverso le schede sintetiche proposte da CRIF”. Inoltre, l’utilizzo congiunto di fonti informative interne ed esterne alla banca, non correlate, ha consentito ad Intesa Sanpaolo di affinare la valutazione delle controparti, evidenziando potenziali significativi benefici anche in termini economici. Infine, conclude Di Biasi, “abbiamo valutato che l’introduzione dei dati EURISC tra le variabili dei modelli di rating interni, comporterebbe un potenziamento degli stessi”.
11 Settembre 2014

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