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L'era digitale? Un mare di opportunità

L'era digitale? Un mare di opportunità

"Oggi Internet ti permette di lavorare su un'idea, di creare un'iniziativa imprenditoriale che ti appassiona, anche se sei ‘diversamente’ giovane. Con costi contenuti e in tempi brevi riesci a fare cose che vent'anni fa non potevi neppure immaginare". Marco Montemagno, imprenditore, autore di libri e divulgatore online, con una grande community di followers, parla di scenari digitali, start-up e comunicazione per fare impresa oggi. Puntando sulla formazione e sulla (buona) informazione ...
Massimo Cerofolini
“Se penso a vent’anni fa, quando sono entrato nel mondo del lavoro, non si poteva lanciare un progetto su Internet, non c’era neppure il telefonino, avevi le mani legate, insomma. Oggi invece, con costi contenuti e in tempi brevi, riesci a fare cose che all’epoca non si potevano neppure immaginare”. È un ottimismo nutrito di buonsenso, un entusiasmo provvisto di realismo, a volte critico verso le distorsioni del sistema ma mai sfiduciato, mai arcigno, quello che Marco Montemagno mette nella sua attività di divulgatore online. Quattro figli da due compagne, ex campione di ping pong, una laurea in legge, Montemagno da qualche anno vive a Brigthon in Inghilterra, dove ha avviato la sua seconda vita di imprenditore: dopo le esperienze italiane nel campo digitale (Social Media Week, Blogosfere, programmi su Sky), ora ha fondato due aziende (Slashers e 4books), ma soprattutto guida una grande comunità di seguaci che, su Facebook e altri social network, seguono i suoi video in cui parla di marketing e scenari tecnologici in generale.

Montemagno, perché tanta fiducia nel digitale?

Premesso che qualunque progetto richiede anzitutto talento, competenza, pazienza e dedizione, oggi Internet ti permette di lavorare su una tua idea, di creare un’iniziativa imprenditoriale che ti appassiona, anche se fai un altro lavoro. E questo è il punto fondamentale. Sai cucinare? Puoi fare video di ricette, quando stacchi dall’ufficio. Sai disegnare? Puoi vendere i tuoi lavori sul web. Sei un commercialista o un personal trainer? Puoi vendere in rete un videocorso. O un servizio di consulenza online.

Anche se un lavoro non ce l’hai o sei in là con gli anni?

Sì, anche quelli alle prime armi (che lui chiama “sbarbati”, ndr) possono dedicare un paio di ore al giorno a coltivare un progetto. E i più anziani, i diversamente giovani, possono fare altrettanto, con il vantaggio di avere molta più esperienza. Pensate all’idea di fare un acceleratore di start-up in un centro anziani, dove ci sono persone con tantissima conoscenza alle spalle, e insieme tanto tempo libero. Chiaramente bisogna conoscere questo mondo e sapere come muoversi.

Ecco, bisogna conoscere questo mondo. In una parola: formarsi. Tema su cui lei batte molto nei suoi video. Qualche consiglio?

Prima cosa: cercare le fonti attendibili per apprendere nozioni utili. C’è una quantità di fuffa clamorosa in giro. Hai persone che parlano di come si investono i soldi e non hanno mai lanciato nulla di concreto, hanno una pagina Facebook di appena duemila fan e parlano come guru del settore. Come fai a distinguere? Guardando la storia di quella persona: ha portato a casa risultati dimostrabili? Li ha saputi replicare più di una volta? Se sì, puoi fidarti. Puoi seguirlo. È come avere un buon maestro a scuola. Fa tutta la differenza.

Diamo qualche suggerimento concreto

Dipende dai settori. Se uno è interessato al mondo delle start-up hai siti come Recode, molto ben fatto e documentato. Oppure puoi seguire online dei personaggi autorevoli. Marc Andreessen, per esempio, è conosciuto come coautore di Mosaic, il primo web browser a essere vastamente utilizzato, ed è il cofondatore di Netscape, e quando parla sa di cosa sta parlando. O Paul Graham, il fondatore di Y Combinator, il più importante acceleratore di start-up al mondo. Se uno è interessato agli investimenti ascolterà Charles Munger, che è il socio storico di Warren Buffett. Cioè, ogni settore ha dei punti di riferimento che hanno costruito la loro reputazione sui fatti, non solo sulle teorie. A quelli bisogna attingere se si vuole crescere.

Altra fonte di formazione che lei raccomanda nei suoi video sono le conferenze Ted: stanno tutte su Internet, sono gratuite, coi sottotitoli in italiano, e sviluppano una forma di pensiero laterale, creativo

Certo, Ted esiste da tanti anni. Ma non solo. Bisogna leggere, documentarsi: oggi c’è la possibilità di farsi una cultura incredibile. Pensate a YouTube: ci sono tanti tutorial a disposizione di tutti. Pensate a Bill Gates, che posta le sue video-riflessioni in continuazione. O a grandi medici che spiegano le loro procedure, i loro segreti. Cioè, in rete tu hai grandi personaggi con solide competenze in tutti i settori e trovi video, testi e articoli gratuitamente. Oppure, prendi un aggregatore, tipo Feedly, e scegli le tue fonti d’informazione: vai sul sito, le aggiungi e ogni giorno hai il tuo quotidiano personale con interventi più che qualificati.

Su questa scia ha creato 4books. Di che si tratta?

È uno strumento agile rivolto ai tanti che hanno poco tempo a disposizione, magari non conoscono bene l’inglese, ma vorrebbero ricevere stimoli e idee originali nel campo dell’innovazione. Noi prendiamo quattro libri al mese, su temi legati al business, e prepariamo un abstract, un piccolo riassunto, con dentro i punti chiave, le idee forti da portarsi a casa. Ecco, in un anno puoi fissarti 48 idee dai principali testi che escono su questi argomenti.

A proposito di inglese, un altro punto chiave nei suoi videoconsigli per i nuovi mestieri riguarda lo studio delle lingue

Io vivo da anni qui in Inghilterra e parlo un inglese pessimo. Quando però vengo in Italia tutti pensano che sia un fenomeno con la lingua di Shakespeare. La verità è che se tu vuoi usarlo nel lavoro devi studiare bene, devi studiarlo con regolarità, immergerti nella cultura. Ma non solo. Malgrado ci siano ottimi algoritmi per la traduzione automatica, studiare le lingue è un fatto di apertura mentale: ossia, un modo per coltivare un atteggiamento positivo rispetto alla vita. Meglio se alla sera vai a letto con una buona idea, anche se ti è costato un po’ di fatica apprendere.

Tra l’altro lei nei suoi video se la prende spesso con l’ignoranza dilagante. Perché ce n’è così tanta sul web?

Tre studiosi del Mit di Boston hanno analizzato centomila tweet per capire come mai le informazioni false funzionino più di quelle vere. Risultato: alla verità, si è scoperto, preferiamo notizie sorprendenti o che alimentino la nostra rabbia. Non c’è nessuna voglia di approfondire. Pensate che spesso ricevo commenti ai miei video, che magari durano sette minuti, nei primi sessanta secondi: segno che si giudica in base al titolo, che manca la pazienza di ascoltare fino alla fine prima di dire la propria.

L’altra azienda che ha creato si chiama Slashers. Cosa fa?

È una comunità sia online che offline, nel senso che facciamo anche eventi fisici. Con un tema preciso: come comunicare meglio sul web. Abbiamo professionisti, imprenditori, dirigenti, anche lavoratori dipendenti che si mettono in gioco, e si confrontano, per formarsi in modo permanente alle sfide del digitale. E c’è sempre qualcuno che risponde alle domande di questa epoca: come faccio ad avere più clienti su Instagram? Come pubblicizzo la mia attività di dentista su Facebook?

Lei lo scorso anno ha pubblicato un libro, Codice Montemagno, in cui il messaggio chiave era: fai un video al giorno e mettilo su Facebook. Davvero basta questo per avere successo?

È una formula da prendere col buonsenso. Oggi competiamo tutti contro tutti dentro un unico feed. Se apro la pagina di Facebook, sembra una grande piscina in cui combatto contro Netflix, il commercialista, mio cugino e lo youtuber per conquistare l’attenzione degli utenti e per farmi notare. Ecco oggi la modalità migliore per emergere è il video. E la continuità. Un video al giorno forse non basta più. Dieci video al giorno, servirebbero.

Avviare un’impresa è un altro dei temi ricorrenti dei suoi video. Consigli, qui?

Se vuoi lanciare start-up digitali di piccole dimensioni, c’è un punto essenziale da cui partire: il problema che vuoi risolvere. Deve essere urgente, deve riguardare una nicchia di persone, e queste persone devono essere disposte a pagare. È un principio applicabile a tutti: investitori immobiliari, avvocati, ristoratori, parrucchieri. E oggi facilmente praticabile grazie al digitale: si va online perché si va dove sono le persone e solo Facebook ha due miliardi di gente attiva nel mondo e 32 milioni in Italia. Vai lì per dialogare con tutte queste persone. E se non lo fai tu lo fanno i tuoi concorrenti.

A questo punto devi scegliere i tuoi collaboratori. Regole?

Pochi considerano che la squadra con cui fai il progetto è il progetto. Non puoi illuderti nel guizzo del singolo. Neppure Elon Musk o Steve Jobs sarebbero diventati quello che sono diventati senza la loro capacità di trovare persone in gamba, più in gamba di loro sui compiti specifici, mettersi da parte e farle lavorare con un’indicazione chiara sull’obiettivo che volevano raggiungere.

In gamba ma non rompiscatole…

Vero. Se nel team hai persone negative, lamentose, non vai lontano. Esempio: ogni volta che faccio video sulle start-up c’è sempre il commento di chi dice “sì, però, in Italia ci sono le tasse, la burocrazia, i raccomandati ...”. Ecco, se sei quel tipo di persona probabilmente hai un problema più grande di questi ostacoli.

Un consiglio per organizzare bene la giornata?

Massimo Cerofolini, giornalista radiofonico
Ogni giorno arrivi a essere sommerso di informazioni e richieste di ogni tipo. Quello che dico è: scegli poche attività, organizza il tempo su quelle e fermati a pensare non tanto a quello che bisogna fare, ma a quello che bisogna togliere. A cominciare dalle notifiche sul cellulare. Perché il superfluo, tutto ciò che sembra urgente senza essere necessario, è quello che poi ti confonde e non ti fa concentrare sul risultato. Quanto alla gestione del tempo, il consiglio anche qui è seguire i grandi: lavorare per blocchi molto brevi, dando a ciascuno un obiettivo. Obama aveva un’agenda suddivisa per quarti d’ora, il fondatore di Ikea spezzava gli impegni in sezioni da dieci minuti. Perché, come dice un grande allenatore di basket, l’eccellenza è nei prossimi cinque minuti.

In conclusione, un consiglio per prepararsi all’urto della rivoluzione tecnologica, che inevitabilmente non sarà tutta un pranzo di gala

La soluzione dei grandi temi epocali, come la perdita di posti di lavoro legati all’automazione, dipende dalla politica, dall’industria e dalla società civile. Per i singoli però il punto da sviluppare è la capacità di reinventarsi. Perché qualunque competenza acquisisci oggi, sia che sia un bravissimo programmatore o un ottimo avvocato, l’unica salvezza è essere pronti al cambiamento. E l’altra ancora è costruirsi una reputazione riconoscibile e autorevole in tutto quello che fai e per come lo fai. È il tuo brand personale che ti proteggerà quando gli algoritmi dei social network decideranno di saltarti. Se le persone scelgono te, anziché seguire i “consigli” delle app, sei salvo.
2 Maggio 2018

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