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L'inclusione finanziaria chiede aiuto alla tecnologia

L'inclusione finanziaria chiede aiuto alla tecnologia

Sono ancora 138 milioni gli europei «finanziariamente esclusi». Una ricerca Mastercard mette in relazione il livello di digitalizzazione con la possibilità di accesso ai servizi finanziari. Per quanto riguarda gli italiani, i dati mostrano una certa propensione verso il digitale. Il 45% degli intervistati è incluso finanziariamente, contro una media europea del 27%, l’80% attribuisce un ruolo chiave alle tecnologie di ultima generazione e per il 61% è importante avere accesso a servizi e prodotti finanziari ...
Mattia Schieppati
L’inclusione finanziaria non si può (più) dare per scontata e nemmeno è un traguardo che si può dare per realizzato dall’oggi al domani. Soprattutto con il gran movimento in atto di nuovi attori che entrano con ruoli importanti nell’assodato mondo della finanza consumer, dove i big tecnologici e le emergenti realtà Fintech propongono soluzioni capaci di aprire nuove e inedite prospettive. Ecco perché l’inclusione finanziaria deve essere considerata una strada, un percorso: corretto dunque il titolo, The Road to Inclusion 2016 , della ricerca promossa da Mastercard e realizzata dall’istituto di ricerca Ipsos che per misurare i livelli di inclusione finanziaria in sei paesi europei: Francia, Italia, Polonia, Regno Unito, Russia e Spagna ( qui la ricerca completa ).
Il punto di partenza, sorprendente, è quello offerto dalla Banca Mondiale ( leggi qui ), secondo il quale 138 milioni di europei sono finanziariamente esclusi dal sistema poiché non possiedono un conto bancario e non hanno accesso a servizi e tecnologie di pagamento. Numeri clamorosi, se si considera la diffusa sensazione per cui – ormai – sia sufficiente possedere uno smartphone per poter avere di fronte a sé spalancate tutte le porte non solo della conoscenza, ma soprattutto di beni, servizi, consumi.
Se questo è il dato di partenza, la ricerca Mastercard che indaga il “sentiment” dei clienti conferma e rafforza la sensazione che molto si debba ancora fare. Il 35% degli intervistati di età compresa tra i 18 e 35 anni si sente finanziariamente escluso. Il 27% afferma di non avere accesso a prodotti e servizi finanziari. Tanto che il 38% del campione sondato usa il contante per pagare l'affitto e l’88% per effettuare ogni genere di acquisto. Dati che vanno incrociati con quelli relativi alla “inclusione tecnologica”, ovvero alla progressiva crescita e diffusione di device e connessione che facilitano l’accesso anche ai servizi finanziari (l’accesso alla tecnologia via smartphone è aumentato sensibilmente, passando dal 29% al 49% negli ultimi 3 anni), per arrivare al vero dato che fa scattare l’allarme: anche nell’evolutissimo mercato europeo si sta sempre più allargando il gap tra fasce di popolazione che hanno un buon livello di utilizzo tecnologico e di inclusione finanziaria e fasce che invece sono ancora escluse dalla familiarità con la tecnologia. E che hanno quindi anche minori opportunità di sfruttare le possibilità di accesso che il digitale oggettivamente dà ai nuovi o vecchi servizi finanziari.

Questioni interconnesse

Detto in sintesi: quanto e come l’inclusione tecnologica può dare impulso all’inclusione finanziaria? Quanto e come una bassa inclusione finanziaria è segnale di una fascia di popolazione che si sta progressivamente impoverendo e quindi resta esclusa anche dalla rivoluzione in atto? Sono queste le due domande sulle quali la ricerca lancia lo stimolo e apre la discussione.
«Per molte persone il concetto di esclusione è spesso visto come un problema che riguarda i mercati in via di sviluppo, ma la nostra analisi mostra chiaramente che si tratta di un problema che interessa anche l'Europa e tutto il mondo», ha commentato Ann Cairns, presidente dei Mercati Internazionali di Mastercard. «L'esclusione ha un importante impatto sulla qualità della vita delle persone, perché nega loro i servizi più fondamentali e la possibilità di scegliere una maggiore protezione, praticità e l’accesso ad un’economia globale. Oggi strumenti e tecnologie possono essere messi a disposizione di tutti con facilità, dimostrando che è possibile risolvere quindi questo problema, anche avviando strette collaborazioni e investimenti in istruzione e innovazione».

L’Italia: atteggiamento digitale positivo

Rispetto ai dati europei, i numeri della survey relativi all’Italia presentano qualche sorpresa e un sentiment decisamente positivo rispetto alle possibilità in più che la tecnologia offre nel campo della propria gestione finanziaria.
L’Italia è tra i paesi in cui il mondo digitale e i servizi a esso legati stanno diventando una realtà sempre più concreta. Secondo la ricerca il 51% degli italiani si considera digitalmente incluso e l’accesso alle tecnologie attraverso smartphone e altri dispositivi ha registrato un incremento del 44% dal 2013 al 2016. Il 52% degli italiani ha accesso alle tecnologie, il 55% può usufruire di internet illimitato e il 68% possiede uno smartphone. Questo ha portato anche un aumento del numero di utenti che hanno accesso a prodotti e servizi finanziari: in Italia, infatti, il 45% dei rispondenti è incluso finanziariamente, contro una media europea del 27%.
Per il 91% degli italiani l’educazione è fondamentale per poter affermare di essere un paese e una società aperta e inclusiva, l’80% attribuisce un ruolo chiave alle tecnologie di ultima generazione e al loro utilizzo e per il 61% è importante avere accesso a servizi e prodotti finanziari. Infine, il 72% degli italiani intervistati crede che un aumento di infrastrutture digitali possa accrescere i livelli di inclusività finanziaria nel loro paese. Dall’altra parte, coloro che affermano di sentirsi finanziariamente esclusi sono lavoratori a tempo pieno (16%) e disoccupati in cerca di lavoro (19%) e il 38% di loro ha un età che varia tra i 18 e i 34 anni.
Per quanto riguarda l’utilizzo del contante, solo il 9% degli italiani intervistati paga l’affitto e il mutuo in contanti (contro una media europea del 38%), mentre circa il 50% sceglie il contante per pagare le bollette e il 75% utilizzare il pagamento in contante per l’acquisto di beni e servizi, come capi di abbigliamento, generi alimentari e viaggi, dimostrandosi in linea con la tendenza europea.
27 Dicembre 2016

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