16 Luglio 2018 / 14:46
L'Onu: il web è un diritto umano

 
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L'Onu: il web è un diritto umano

di Franco Volpi - 10 Luglio 2012
Storica risoluzione a Ginevra del Consiglio per i diritti umani. Che invita tutti gli Stati a favorire l'accesso. Ma non mancano i distinguo…
Un luogo in cui i diritti umani vanno garantiti. Anche se si tratta di un luogo immateriale, e non ha confini che corrispondono a Stati-nazione, e quindi formalmente non ricade sotto nessuna giurisdizione internazionale.
Rappresenta un salto di qualità importante per quanto riguarda il riconoscimento del valore del web la risoluzione approvata da 80 paesi a Ginevra dal Consiglio per i diritti umani dell'Onu. La Risoluzione A/HCR/20/L.13 è un documento sintetico, ma dagli sviluppi sconfinati, che porta sotto l'attenzione del mondo intero la stretta correlazione tra rete e libertà d'espressione. Individuando nel web uno spazio in cui le persone hanno il diritto inviolabile di esprimere la propria libertà. Non solo: viene riconosciuto come diritto fondamentale l'accesso alla rete, e quindi facilitare la libera fruzione del web deve essere un impegno inderogabile per gli Stati.
Ma che cosa prevede, nel merito, questa Risoluzione? Lo Human Right Council dell'Onu:
  • Afferma che gli stessi diritti che le persone hanno offline devono essere protetti anche online, in particolare la libertà di espressione, che è applicabile a prescindere delle frontiere e attraverso ogni mezzo, in conformità all’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani;
  • Riconosce la natura globale e aperta di Internet come forza trainante per accelerare il progresso nelle sue varie forme;
  • Invita tutti gli Stati a promuovere e facilitare l’accesso a Internet e la cooperazione internazionale finalizzata allo sviluppo dei media di informazione e di comunicazione in tutti i Paesi;
  • Incoraggia procedure speciali per prendere in considerazione questi problemi all’interno dei loro attuali mandati, a seconda dei casi;
  • Decide di continuare l’esame della promozione, protezione e il godimento dei diritti umani, compreso il diritto alla libertà di espressione, su Internet e tramite altre tecnologie, come pure di quanto Internet può essere uno strumento importante per lo sviluppo e per l’esercizio dei diritti umani, in conformità con il suo programma di lavoro.
Si tratta insomma del primo documento formale da parte delle Nazioni Unite che le impegna a proteggere e promuovere i diritti umani online nella stessa misura in cui sono tutelati e promossi nel mondo fisico. La risoluzione è frutto di un lungo lavoro all'interno del Consiglio per i diritti umani, e ha visto tra i principali promotori, a fianco degli Stati Uniti, Brasile, Nigeria, Svezia, Tunisia e Turchia, ma anche un big della crescita hi-tech come l'India. Il documento, per l'equilibrio con cui è stato redatto, non sembra destinato a rimanere un proclama di buoni propositi senza futuro. Ma è anzi pensato per essere il più possibile inclusivo, un primo passo che apre un dialogo e un confronto, più che imporre regole astratte dalla realtà. Infatti non si tratta di una risoluzione vincolante: suggerisce un'equiparazione tra luoghi di diritti senza costringere gli Stati meno aperti sul fronte della libertà di espressione online a mettersi di traverso pregiudizialmente.
“Il voto di Ginevra ha aperto uno scenario di fondamentale importanza” - ha commentato Carl Bildt, ex primo ministro svedese e tra i promotori della risoluzione Onu - “Oltre ad affermare che la libertà d'espressione va applicata anche a Internet, la risoluzione riconosce l'immenso valore che il web rappresenta per lo sviluppo globale e chiama tutti gli Stati del mondo a facilitare e far crescere l'accesso”. Non solo. “Dato che Internet è diventato un mezzo indispensabile per la realizzazione di tutta una serie di diritti umani, combattendo l’ineguaglianza e accelerando lo sviluppo e il progresso, assicurare l’accesso universale a Internet dovrebbe essere una priorità per tutti gli Stati”, ha dichiarato Frank La Rue, il relatore speciale del Consiglio che ha redatto il documento, “sulla protezione e la promozione del diritto alla libertà di espressione e opinione. L’accesso a Internet è particolarmente importante in questi tempi di instabilità politica, come si è visto nelle rivolte della recente Primavera araba”.
Tutto bene, dunque? Non proprio. Nonostante infatti tutti i Paesi membri del Consiglio abbiano votato all'unanimità a favore della risoluzione, il rappresentante della delegazione cinese - Xia Jingge - non ha mancato di far mettere a verbale una dichiarazione che la dice lunga su quanta strada ci sia ancora da fare su questo fronte: “Il libero flusso di informazioni su Internet e la sicurezza informatica devono comunque andare di pari passo”, ha detto e scritto il diplomatico cinese. Una frase che, diplomaticamente, tiene aperti i giochi.
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