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L’italiano? E' solido ma va sostenuto

L’italiano? E' solido ma va sostenuto

Non abbiamo mai scritto e comunicato tanto come ora tra web, social network e sistemi di connessione audio e video. Alla lingua italiana è stato dedicato l’incontro ABI – Accademia della Crusca a Firenze. L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, ma va tutelato e promosso. Non per battaglie di retroguardia, ma per questioni concrete, come garantire la certezza del diritto ...
Ildegarda Ferraro
Cresce l’uso di termini importati, ma al tempo stesso l’italiano è la quarta lingua più studiata (leggi qui). L’inglese conquista posizioni, ma noi possiamo contare su un testimonial d’eccezione come Papa Francesco, che usa l’italiano come lingua franca. Tendenze opposte convivono. La nostra lingua è stata al centro dell’attenzione nell’incontro “Il linguaggio dell’economia. L’italiano delle banche e della finanza”, organizzato da ABI e Accademia della Crusca a Firenze, punto di partenza per una riflessione da più prospettive.

Lingua e certezza del diritto

C’è un legame profondo tra la lingua italiana il diritto, l’economia e la finanza. Nel corso dell’incontro a Firenze il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, ha sottolineato che “vi è un indissolubile legame fra lingua e diritto che, se viene violato, comporta notevoli rischi. Infatti, forti rischi sono stati assunti da chi ha sottoscritto contratti derivati stipulati in lingua anglo-americana in Stati non di common law, cioè con principi giuridici diversi”. “Quante sono – ha messo in evidenza Patuelli – le controversie nate e addirittura tuttora in atto per questa babele del combinato disposto fra diverse lingue e diritti dell’economia? La certezza del diritto si coniuga, infatti, con la certezza dei significati degli istituti giuridici nella medesima lingua. Non uguale certezza del diritto viene garantita, senza una continuità coerente fra inquadramento costituzionale, normativa e lingua”.

Identità, memoria e valori

Sempre nel corso dell’incontro Patuelli ha chiarito che il processo di costruzione dell’Unione europea rappresenta “un processo originale ed innovativo che permetta la crescita economica e civile ed al tempo stesso garantisca dai rischi di sradicamento culturale che porterebbero alla perdita di identità, memoria e valori ed alla decadenza prima culturale, poi anche economica dell’Italia della ragione e della società aperta, delle produzioni, dei commerci e delle banche”. Insomma, la lingua serve anche per l’identità e per garantire il perimetro della propria presenza culturale ed economica.

La deriva “itanglese”

Certo in economia l’inglese conquista posizioni. E “l’itanglese” spesso diventa la norma. Durante l’incontro di Firenze il presidente della Crusca, Claudio Marazzini, ha per esempio ricordato numeri alla mano l’uso massiccio delle parole “quantitative easing”, per indicare l’importante manovra della Bce lanciata dal Presidente Mario Draghi, ben più di termini italiani.

Una lingua “pazzesca”, molto studiata ma da proteggere

Pazzesco, il libro di Luca Mastrantonio (clicca qui per saperne di più), racconta che l’italiano del nuovo millennio è una lingua parlata da chi spesso non intende quello che vuol dire. Trabocca di termini stranieri o falsamente familiari, spesso vuoti che significano tutto e il loro contrario.
Ma possiamo contare su grandi punti di forza. Andrea Riccardi, eletto da poco Presidente della Dante Alighieri, fondatore della Comunità di Sant’Egidio nel 1968 e Ministro della Cooperazione internazionale nel 2011, in una recente intervista ha sottolineato che Papa Francesco è il più grande testimonial della lingua italiana nel mondo. “La Chiesa cattolica” – ha chiarito Riccardi – “è l’unica organizzazione internazionale in cui la lingua italiana è la lingua franca”. Sempre Riccardi ricorda che da un lato si pone il problema di dare gli strumenti della lingua italiana a chi arriva in questo Paese da immigrato, dall’altro l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo.
Luca Serianni, storico della lingua italiana in uscita con il saggio Prima lezione di storia della lingua italiana, ha lanciato un appassionato grido d’allarme, raccontando che la storia ha creato la lingua italiana e che occorre salvarla se non vogliamo venga declassata a dialetto.

L’italiano sul web

E poi c’è il web. Non si è mai scritto tanto come ora. Si scrive in italiano su Facebook, Twitter, ma anche solo sul web 1 dei siti che fanno informazione. Tutto cambia molto velocemente. Ormai le notizie sono spesso affidate ai social network e a whatsapp (leggi anche l'intervista di Bancaforte a Guido Gentili) .

Scrivere è terapeutico

Scrivere fa bene, a chi è sano (leggi qui) ma anche con la medicina narrativa a chi nella condivisione riesce a trovare risposte e forza per vivere e superare la malattia. E in genere i diari e i propri pensieri si tengono nella propria lingua. Un modo per rafforzare se stessi. E per noi l’italiano.
2 Luglio 2015

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